Attualità e Mercato

pubblicato il 18 luglio 2014

Pra-Motorizzazione: altro che rivoluzione...

Sembra ci sia una frenata sull’accorpamento Pra-Motorizzazione

Pra-Motorizzazione: altro che rivoluzione...

Ricordate come si era sbilanciato Renzi sull’accorpamento fra Pubblico registro automobilistico (Pra), gestito dall’Automobile Club d’Italia (Aci), e Motorizzazione? C’era stato il tentativo di fusione attraverso il decreto spending review del 18 aprile 2014, poi abortito. A questo, aveva fatto seguito l'annuncio di Renzi e del ministro per la Semplificazione Marianna Madia, il 30 aprile 2014, di fondere Pra e Motorizzazione. Addirittura una consultazione web ha visto questo tema al 5° posto nella classifica delle proposte di riforma più condivise. Si è quindi arrivati al 13 giugno 2014: no alla riforma, rimandata al decreto Sblocca Italia a cura del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. Ma ora la decisione che spiazza tutti: niente accorpamento Pra-Motorizzazione.

Solo un documento unico

Infatti, una bozza di disegno legge recita che, pure al fine di contenere i costi connessi alla proprietà e alla circolazione dei veicoli e realizzare significativi risparmi di spesa per l'utenza, si avrà l’introduzione di unico documento contenente i dati di proprietà e di circolazione dei veicoli a motore e dei loro rimorchi. Il tutto da perseguire attraverso il collegamento e l’interoperabilità dei dati detenuti dalle diverse strutture, riorganizzando, mediante eventuale accorpamento, le funzioni svolte dagli uffici del pubblico registro automobilistico dell'Automobile Club d'Italia e dal dipartimento della Motorizzazione civile del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Insomma, solo un unico pezzo di carta, ma niente revisione dei due archivi e niente fusione.

Quale rischio?

Si paventa pertanto la possibilità che tutto resti come prima. Un classico gioco della politica italiana, fatta di annunci e proclami, con una montagna che partorisce un topolino. Un doppione strutturale, a quanto pare, che è destinato a restare lì a lungo, col regime di bene mobile registrato a caratterizza l’Italia come caso più unico che raro sul pianeta. Un brutto modo di distinguersi.

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , codice della strada


Top