Il 2020 ha segnato il trionfo commerciale della Benelli TRK 502, adventure senza troppe pretese che è diventata “la moto da battere”

Pesa come una maxi-enduro ma un motore da "principianti", ha il look da globetrotter ma non arriva a 50 CV.

Eppure parafrasando qualcuno di molto famoso, la Benelli TRK 502... non lo sa... ed è diventata la moto più venduta in Italia nel 2020, battendo pezzi da 90 come Honda Africa Twin e BMW R 1250 GS e punta a ripetersi per il 2021.

Certo il prezzo di listino è un fattore determinante, ma non l'unico che l'ha portata al successo. Per questo voglio scoprire perché la Benelli TRK 502 è diventata la moto più amata dagli italiani.

Indovina chi?

Benelli TRK 502, insieme alla naked Leoncino, ha rappresentato dal 2017 il nuovo corso della casa pesarese dopo l'acquisizione da parte del colosso cinese Qianjiang avvenuta due anni prima.

L'adventure marchigiana esordì ad Eicma 2016 come prototipo, portando in dote il bicilindrico in linea da 499 cc che ancora oggi la equipaggia, e soprattutto in due versioni: una tourer stradale con doppio cerchio in lega da 17" e la X, con cerchi a raggi e anteriore da 19".

Con i suoi 35kW, o 47,6 CV, è adatta alla guida anche per chi ha patente A2, ma sin dalla sua genesi si è distinta per stazza e ciclistica da vera ammiraglia, che però portano la bilancia a segnare una cifra importante: 235 kg a secco. Questo non le ha impedito comunque di imporsi come best-seller, fino a diventare la numero 1 nelle vendite italiane.

E il fatto che sia in cima alla classifica delle vendite nazionali non significa certo che sia esente da critiche: quindi toccherà a me vestire i panni dell'avvocato del diavolo.

Iniziamo dalle primissime impressioni, ovvero come si sta una volta in sella. Qui nulla da dire: la TRK 502, complice la stazza, regala tanto confort. Le pedane avanzate e il manubrio regolabile che ha debuttato nel 2020 insieme alla nuova sella, permettono di trovare subito la propria posizione, e le sovrastrutture unite al grande plexi offrono una buona protezione aerodinamica.

Insomma le quote da maxi ci sono tutte, e io col mio 1,87 non le soffro affatto. Ma la sella standard a 860 mm unita al peso importante della moto potrebbe creare qualche problema nel traffico o nelle manovre a bassa velocità a chi non supera il 1,80.

Quello che mi convince di meno è il dettaglio dei blocchetti: sono retroilluminati vero, ma solo ai bordi, il che ne limita l'utilità e non aiuta quanto dovrebbe nei viaggi notturni.

Ma anche in questo frangente il percorso verso la maturità della TRK, di pari passo con il successo commerciale, è tangibile.

La versione 2020 infatti ha introdotto il quadrante a fondo bianco, che anche se è ancora sprovvista dell'indicazione sui consumi, rende più facile la leggibilità. E anche nei dettagli sembra impreziosita: i paramani con banda in alluminio, le nuove plastiche, le componenti marchiate e le finiture nere su sospensioni, motore e telaio ne sono la prova.

Fotogallery: Benelli TRK 502 X 2021

I segreti di un successo

Torniamo però a giudicarla anche per quello che sa fare, perché se qualche migliaio di motociclisti ha deciso di accoglierla in garage ci saranno validi motivi.

E infatti basta un po' di casa-lavoro per scoprirlo: nel traffico, e più in generale in città, se la cava bene, con tanto angolo di sterzo a cui affidarsi per lo zig-zag una frizione morbida e intuitiva e le sospensioni che dimostrano di saper digerire anche l'asfalto romano, tra i peggiori d'Italia.

Però, visto che non è la prima volta che la guido, mi voglio sbilanciare: penso che una delle cose che fa la differenza per chi la guida e per chi l'ha scelta è la sensazione di grande stabilità che restituisce, da maxi-enduro vera, e che forse altre crossover di pari cilindrata ma dalle dimensioni più contenute non riescono a dare.

Le capacità protettive della Benellona la rendono a suo agio anche su tangenziali e autostrade, ricordandosi però che il motore è un mezzo litro, e quindi oltre i 130 km/h che fanno segnare sul contagiri quota 6.000, iniziano vibrazioni di alta frequenza abbastanza importanti, seppur minori rispetto al passato.

Ma proprio tra un casello e l'altro però la TRK dimostra come nonostante la cavalleria non sia importante, riesce ad avere birra sufficiente per cavarsela nei sorpassi a velocità da codice. Nel misto invece sopperisce alla mancanza delle vagonate di coppia delle maxi-enduro canoniche con una buona precisione in ingresso e percorrenza di curva, a patto che la si guidi rotonda e fluida, anche perché il peso una volta piegati si fa sentire.

Per alzare il ritmo basta giocare con il cambio, che si conferma abbastanza preciso, ma è fondamentale tenere a mente che l'impianto frenante non è particolarmente potente, anche se eccelle in modulabilità. Tra tutti è questo il suo ambiente ideale, e forse anche il comportamento su passi e strade disegnate col pennello è un altro fattore che l'ha portata alla vetta, del mercato però. Diverso il discorso se si guarda al fuoristrada.

La X ha il look da saltafossi, ma manca un po' di sostanza: il peso è difficile da gestire quando finisce l'asfalto, soprattutto se non c'è una risposta pronta del motore che a suon di cavalli oer uscire dai tratti difficili, e poi l'ergonomia è ottima su strada, ma le pedane avanzate e il serbatoio largo rendono difficile trovare una posizione ottimale una volta in piedi.

Questo non significa però che non possa solcare strade bianche di campagna e percorsi più battuti per le passeggiate domenicali. Un limite che non le toglie troppo, perché oggi sono veramente pochi gli eroi che comprano una maxi enduro per andarla a infangare su mulattiere e ghiaioni.

Caso risolto!

Un prezzo contenuto in meno di 6mila euro è sicuramente una marcia in più, ma non deve essere letta solo come una cifra fine a stessa, perché, il merito della casa pesarese è di aver confezionato a questo prezzo un prodotto che, certamente più nella forma che nei contenuti, rappresenta ciò che gli italiani desiderano. Benelli ha reso pop, inteso come popolare, quanto di più elitario ci fosse sul mercato.