Crossover ante-litteram, fun bike per genetica: la Gilera Nordwest 600 è l'emblema di una moto "troppo avanti"

Le enduro stradali oggi stanno conquistando il mercato, ma ci fu chi pensò al concetto di crossover, o “tuttoterreno”, già 30 anni fa.

È il caso di Gilera, che con la sua Nordwest 600 nel 1991 propose un progetto concettualmente inedito allestendo la sua celebre enduro RC con componenti dal taglio sportivo stradale.

Il risultato fu quello di creare la prima supermoto della storia, secondo i canoni che ancor oggi contraddistinguono al categoria, seppure arricchita di una carenatura avvolgente e senza le estremizzazioni delle motard moderne.

Pregi e difetti

La Nordwest arriva sul mercato nel 1991, sfruttando la collaudata base tecnica della “sorella” da fuoristrada, a cui abbinava cerchi, pneumatici e freni da sportiva vera.

Del resto il marchio Gilera era tra i più innovativi all’epoca, e in quel di Arcore – comune brianzolo dove sorgeva lo stabilimento originario - proposero spesso moto caratterizzate da design di rottura, innovativi e talvolta in controtendenza.

Oggi le chiamiamo funbike, ma allora la definizione doveva ancora essere coniata. La risposta del mercato fu tiepida, nonostante i lusinghieri responsi ottenuti dalla stampa specializzata di mezzo mondo.

A distanza di quasi trent’anni si può dire che il grande pubblico, talvolta ammaliato da mode e tendenze prima che dalla sostanza, non si rivelò pronto per recepire il concetto di “moto totale” che la NordWest proponeva. La Gilera Nordwest 600 era una moto semplicemente troppo avanti.

Per una questione legata alla razionalizzazione costruttiva ed ai costi di produzione, per la creazione di questa moto in Gilera si decise di mutuare gran parte della componentistica dal modello fuoristradale RC 600 ma pescando anche da altre creazioni della Casa.

Il design venne definito da  Luciano Marabese, il quale dovette giocoforza mantenere pressoché invariata gran parte della componentistica, dal telaio monotrave in acciaio al forcellone in alluminio, comprese anche parte delle sovrastrutture. Il faro trapezoidale era quello montato sui modelli della serie RC destinati al mercato francese.

La forcella Paioli a steli rovesciati da 41 mm proveniva dalla Saturno, sportiva monocilindrica pensata prevalentemente per il mercato giapponese, mentre il parafango avvolgente era lo stesso della 125 2 tempi della serie SP.

Inediti erano i cerchi Grimeca in alluminio da 17″ a tre razze e gli pneumatici, sviluppati ad hoc dalla Pirelli (modello MT-60RR) e che per la prima volta coniugavano performance quasi sportive con un disegno vagamente tassellato che richiamava al mondo offroad.

Le misure di omologazione sono abbondanti, 120/70 anteriore e 160/60 al posteriore. Gran parte del lavoro di sviluppo si concentrò sull’adattare componenti concepiti per l’utilizzo su asfalto ad un telaio nato per il fuoristrada, con l’obiettivo di rendere la moto estremamente maneggevole ma anche precisa in curva e sul veloce.

Il motore è il medesimo della sorella enduro RC 600, monocilindrico 4T capace di 53 cv a 7.500 giri dotato di raffreddamento a liquido, doppio albero a camme comandati da una cinghia dentata, e alimentato con un carburatore doppio corpo da 30 mm di diametro.

Denominato Bi4 (Bialbero 4 valvole) questo motore era strettamente imparentato con le versioni precedenti già impiegate sulle mono Gilera fin dalla metà degli anni ’80. In quegli anni, infatti, lo staff tecnico di Arcore diede vita ad una unità inedita da 350 cc contraddistinta da numerosi accorgimenti all’avanguardia per la categoria.

Concepito per essere facilmente adattabile alle esigenze di differenti modelli e cilindrate, l’evoluzione di questo motore per la produzione di serie ha conosciuto via via alcuni incrementi di cilindrata che l’hanno portato fino ai 558 cc delle ultime versioni Cobra, RC R e, appunto, Nordwest.

Guidare oggi la Nordwest 600 è non solo molto divertente, ma anche estremamente appagante. Ed è presto detto il perché: è facile, comoda anche per i tragitti a medio raggio ma soprattutto regala subito confidenza.

Tra le curve guidare la Nordwest ti permette di andare veloce senza alcuno sforzo, di aggredire svolte e tornanti con disinvoltura grazie al supporto di una ciclistica solida e precisa, che mostra qualche ondeggiamento solo se si affrontano le asperità più marcate dell’asfalto a tutto gas.

Un altro elemento di grandissimo pregio l’impianto frenante, che pur non vantando pompe di moderna concezione o pinze di tipo radiale si dimostra davvero potente e affidabile, con solo un attacco della leva un pelo brusco nella prima fase di decelerazione.

Il motore è corposo ma incline a strappare e ad essere poco regolare ai regimi più bassi, fino a poco oltre i 3.000 giri di strumento. Da qui parte un allungo deciso e coinvolgente che mostra tutta la sportività di questa unità, decisamente incline a girare in alto.

Il mono Gilera è contraddistinto dal cambio a 5 marce e da una rapportatura finale molto lunga, e questo non esalta le sue doti di accelerazione. Per contro, però, la Nordwest è una moto capace di superare di slancio i 170 km/h indicati, consentendo medie di tutto rispetto anche nei trasferimenti lunghi, in autostrada o in tangenziale.

Il difetto, si fa per dire, della funbike di Arcore è che ti fa davvero credere di poter fare qualsiasi cosa. È relativamente bassa da terra, e comunque non alta come un motard di nuova generazione, e così riesce ad ingannare il cervello del pilota invitandolo a guidare come su una sportiva “pura”.

Si beve i tornanti stretti in un lampo ma è stabile e precisa anche nelle svolte più veloci, richiedendo solo un po’ di attenzione quando si esagera nelle inclinazioni in curva, visto che talvolta si può arrivare a sfiorare l’asfalto con le pedane.

Ti invita ad andare sempre più svelto, anche se l’ampiezza del manubrio e l’elevata escursione della forcella, tipico delle enduro, fanno sì che un attimo dopo ci si senta autorizzati a saltare su e giù dai marciapiedi e ad affrontare buche e dossi come fossero trampolini di lancio.

Per trovare veri appunti da muovere alla Nordwest bisogna soffermarsi su alcuni dettagli che rappresentano caratteristiche tipiche dei grossi motori monocilindrici: vibra, tanto ai bassi quanto agli alti regimi, ma il tutto resta confinato entro limiti accettabili; inoltre, come accennato, non è così trattabile ai regimi più bassi, col risultato di qualche strappo alla trasmissione viaggiando in città e alle velocità più ridotte. Tutto qua.

Piuttosto, se l’affidabilità della meccanica negli anni non è mai stata in discussione, alcuni accessori invece storicamente hanno mostrato qualche limite, a cominciare dalla ruota libera dell’avviamento per arrivare al regolatore di tensione.

Quanto costa

Parlando di Gilera, delle moto Gilera, agli appassionati – soprattutto quelli meno giovani – brillano davvero gli occhi.

Ecco perché una moto come la Norwest in perfette condizioni oggi può arrivare a valere anche 3.000 euro.

Poche pecche estetiche o meccaniche, oppure un esemplare modificato ed ecco che però le quotazioni precipitano: tra i punti deboli di questa moto, infatti, è bene ricordare la grande difficoltà nel reperire i ricambi, considerata l’acquisizione da parte di Piaggio e il contestuale cambio di destinazione del Brand (ora impegnato solo sugli scooter) che ha visto la costruzione di una rete vendita sul territorio che poco o nulla ha mantenuto dell’antica gestione.

Per questa ragione, il registro storico e soprattutto i numerosi gruppi di appassionati presenti sul web diventano una fonte preziosa di consigli e approvvigionamento.