Abbiamo passato un fine settimana in sella alle Softail di Harley-Davidson per le strade dell’Andalusia, con alcune “adrenaliniche” variazioni

Esterno giorno. Un gruppo serrato di motociclisti sfreccia a velocità sostenuta su una strada di periferia, con il tramonto alle spalle e le luci della città all’orizzonte.

Sembra l’estratto di una sceneggiatura di un road movie di quelli che tanto piacciono a chi ama le due ruote, e invece è una scena che si ripete spesso durante le giornate di test di nuovi modelli del mercato, ma quando si parla di Harley-Davidson tutto assume una patina più iconica e holliwoodiana.

Quello appena descritto è infatti uno dei tanti frammenti di un weekend all’insegne dei V-Twin di Milwaukee, e di tre famiglie in particolare: Softail, Sportster e Street.

Le strade

Le strade che circondano Malaga, nel cuore dell’Andalusia, non sono esattamente paragonabili alle routes americane, dove una lingua d’asfalto dritta come solo in America le cose sanno essere, si allunga fino a perdita d’occhio.

E il bello è proprio questo: poter danzare tra le curve mettendo alla prova le abilità dinamiche dei cruiseroni della gamma Softail viaggiando verso Antequera.

Come in un Ballo delle Debuttanti ci siamo concessi qualche passo con ognuna delle protagoniste, scoprendone le peculiarità.

Dall’eccellente comportamento dinamico della Low Rider S, alla grinta della Fat Bob 114, passando per il fascino senza tempo degli ape hanger della Street Bob, la prima mattinata è volata via in un baleno, ma il bello sarebbe comunque dovuto arrivare.

King of the Hill

Le tradizioni per Harley-Davidson sono importanti, specialmente se arrivano direttamente da Milwaukee. E allora perché non farci conoscere una tra le prime discipline motoristiche d’Oltreoceano?

L’Hill Climb è infatti una delle prime discipline motociclistiche in cui la Motor Company ha dominato, e in men che non si dica, per provare l’ebrezza del “a tutta manetta” in salita ci ritroviamo in sella a delle Street Rod appositamente customizzate per l’Hill Climb.

Il motto sarebbe Just for fun, ma la competizione scatta per molti, e quell’innocua lingua di terra smossa che prima di salire sembrava tutt’altro che difficile da affrontare si trasforma nel terreno di battaglia dove la caccia al decimo di secondo diventa fondamentale. Alla faccia del “Just for fun”.

Una S per viaggiare

Terra strana l’Andalusia, che riesce ad ammaliarti con un sole che spacca le pietre anche in un pomeriggio di inizio febbraio, per poi farti risvegliare con la sensazione di essere passato a ben altre latitudini il mattino seguente. E con il freddo e la nebbia le “viaggitrici” della gamma Softail, Sport Glide e Heritage Classic, sembrano cascarci a pennello.

La Sport Glide, convertible della famiglia, non può vantare una grande protezione aerodinamica, ma il debutto della Bat Wing nella gamma è tutt’altro che esclusivamente estetico, e gli affetti su busto e spalle si sentono.

Fotogallery: Harley-Davidson Triple S: l'esperienza

Si conferma anche tra le umide curve che conducono al lago di Iznajar una custom tourer che non ha nulla da invidiare alle sorelle più grandi, e nonostante non possa vantare, come la Heritage, il Milwaukee Eight 114, dovendosi accontentare di “soli” 107 pollici cubi (più di 1.700 cc) se la cava alla grande anche nel guidato più veloce, grazie a una ciclistica azzeccata e ad un’ottima guidabilità. Anzi, tanta prontezza fa chiamare a gran voce un rinforzo all’impianto frenante, che completerebbe il cerchio.

L’altra protagonista è quanto di più classico si possa chiedere ad una moto del segmento, con linee che si avvicinano ad essere secolari, ma contenuti tutt’altro che vintage.

La Heritage mette a proprio agio come la poltrona di casa, ma invita a pennellare le curve senza rinunciare a ballare un ritmo sostenuto tra le S delle strade panoramiche, il tutto senza il minimo sforzo. Una bella sorpresa.

Electric feel

Definire l’universo Harley-Davidson come pura tradizione, specialmente oggi, sarebbe un errore madornale. E per ribadire il concetto, dopo quasi due giorni di Good Vibrations e cilindri a V, ci aspetta un’ora di adrenalina in compagnia della LiveWire.

Una moto a cui dare del tu, memore delle piacevoli sensazioni avute dopo il press-test internazionale di Portland, e che non ha bisogno di grosse dietrologie per essere capita. Lo spiega bene la casa americana col motto coniato ad hoc: “Twist & Go”, ovvero gira la manopola e divertiti.

Certo la differenza tra l’asfalto perfetto dell’Oregon e quello malconcio del Torcal si avverte presto: quella che in America era apparsa come “una leggera tendenza al sottosterzo” in Andalusia diventa “una naturale inclinazione alla derapata”, sempre naturalmente controllata dal Traction Control presente nel sistema RDRS di Harley-Davidson.

Un comportamento che alle prime curve inibisce, ma ben presto finisce per divertire e aumentare l’adrenalina.

Fotogallery: Harley-Davidson Triple S: le Sportster

La terza S

Per onorare il nome dell’evento e la storia del brand americano non potevano mancare forse le più iconiche tra le moto con il logo del Bar&Shield: le Sporster.

Ad accoglierci durante l’ultima sera le Sportster customizzate di alcuni collezionisti: ce n’è per tutti i gusti. Dal flat tracker che ricorda la XR 750 del campionato AMA, fino alla bobber estrema, passando per scrambler, chopper e tanto altro ancora.

Ognuno elegge la sua preferita, perché forse lo spirito Harley-Davidson è proprio questo: sopra un V-Twin vincono tutti.