Linee ispirate alla fortunata 3½, bicilindrico generoso, ciclistica bilanciata e pochissima elettronica. Una ricetta vincente?

La Moto Morini Milano riesce ad attrarre gli sguardi di curiosi ad appassionati anche in posa al bar, grazie alle sue linee personali e sobrie. In movimento piace sin da subito per la ciclistica bilanciata, la buona agilità, la posizione di guida ergonomica ed il largo manubrio, timone irrinunciabile.

Il bicilindrico 1200 CorsaCorta è semplicemente esaltante, esuberante, generoso, a tratti incontenibile. Peccato manchi il controllo d trazione... Sì vabbè, ma che divertimento!

Pregi e difetti

Diciamolo subito, è l’effetto calamita del binomio serbatoio-sella a far indugiare lo sguardo sul profilo di questa Morini ad ogni incontro. Il primo, dalla forma allungata e dalle svasature pronunciate viene impreziosito dalla cromia rosso-nera, tanto elegante quanto evocativa, mentre la seduta, stretta e piuttosto curata nella finitura superficiale, trova nella gobba posteriore il giusto tributo all’indimenticabile 3 ½ Sport di metà ’70.

Il posteriore mette in luce una doppia anima: sportiva sul lato sinistro, dove la generosa luce tra seduta e gommone da 190 ne enfatizza leggerezza a dinamismo, elegante sul lato opposto grazie alla coppia di silenziatori sovrapposti in alluminio slash cut.

Davanti spicca la forcella pluriregolabile USD con steli da 46 mm e trattamento DLC, affiancata da una coppia di dischi semiflottanti da 320 mm e pinze Brembo monoblocco ad attacco radiale. Dietro troviamo un mono parzialmente regolabile che agisce attraverso cinematismo progressivo su un lungo forcellone in traliccio di tubi.

La Milano è strettissima, permettendo un inserimento da manuale, le pedane appena arretrate e sufficientemente distanti dalla seduta sono perfette anche per la guida di corpo, ed il largo manubrio rialzato regala grande controllo in ogni scenario. La sella ad 820 mm da terra permette di avere un saldo appoggio anche ai piloti di media statura.

Con un po’ di sorpresa, vista l’ispirazione modern classic della Milano, troviamo un display LCD da 5”, quando forse due classici elementi analogici non avrebbero stonato.

Sobrietà ed eleganza non hanno mai fatto rima con emozioni come in questo caso. Inutile nasconderlo il protagonista indiscusso di questo riuscitissimo insieme è proprio il Corsa Corta, V2 di 87° e 1.187 cc, capace di 116 CV a 8.000 giri ed 108 nm 1.000 giri più in basso . Hanno provato ad addolcirlo ma il suo carattere prepotente esce fuori in ogni circostanza.

Si stabilizza sopra i 2.500, tira come un toro dai 3.000 permettendo riprese fulminee anche con i rapporti lunghi. E poi la risposta diretta (e tutta analogica...) dell’acceleratore, se volete pompare adrenalina nel sangue, sembra davvero fatta apposta. 

Assente il controllo di trazione, viene richiesta qualche avvertenza in più soprattutto sui fondi a scarsa aderenza, come il pavé, dove altrimenti i pattinamenti del posteriore ci accompagneranno fino in terza marcia.

Questo milledue ha anche il pregio di scaldare poco, un vantaggio assai gradito soprattutto nei ripetuti stop ai semafori. L'effetto on-off è appena percepibile. La frizione morbida ha un attacco deciso mentre il cambio risulta appena contrastato sottocoppia. Le sospensioni dalla taratura sostenuta e dall’escursione sportiveggiante (110 mm davanti 120 dietro), riescono comunque a filtrare discretamente le indecisioni dell’asfalto palesando una buona scorrevolezza, offrendo un confort apprezzabile.

Piacevole ed efficace in città, è fuori dai centri abitati che la Milano riesce ad esprimersi al meglio, regalando emozioni (ed anche un po' di adrenalina...) ad ogni rotazione dell'acceleratore. Rimane sempre piuttosto agile, anche quando la velocità cresce, convincendo anche per l'elevata stabilità.

In ingresso di curva, nelle fasi più concitate, possiamo aiutarla proseguendo la frenata fino in inserimento, approfittando dell’ottimo sostegno della forcella e confidando sulla modulabilità delle pinze Brembo (azionate da pompa radiale) che permettono di centellinare a piacimento la tanta potenza a disposizione. In uscita il lungo forcellone ce la metterà tutta per scaricare a terra i nm di coppia del bicilindrico, aiutato anche dall’apprezzabile progressività del mono, chiedendo solo un po’ di complicità rimanendo avanzati col busto per dare il giusto carico all’avantreno.

Se il profilo rotondo delle Pirelli Angel GT dona ancora più progressività alle manovre, immaginiamo che coperture dal profilo più appuntito e dal grip più elevato potrebbero garantire alla Milano un’agilità maggiore nel guidato senza per questo renderla necessariamente nervosa, incrementandone fascino ed efficacia.

Peccato che alla voce “Elettronica” risponda solo l’ABS. Scaldiamo bene il motore per evitare di farlo zoppicare ai bassi regimi, e nelle manovre in spazi stretti ricordiamoci che lo sterzo ha un angolo ridotto.

Quanto costa

Per mettere nel box la Moto Morini Milano sono richiesti 15.000 euro, un prezzo importante supportato in larga misura dalla qualità costruttiva e dalle doti dinamiche, ma che siamo sicuri risulterebbe ancora più centrato in presenza di un pacchetto elettronico completo.

Abbigliamento

Casco Arai Renegade-V

Giacca Alpinestars Black Shadow

Pantaloni Alpinestars Ramjet Air 

Stivali Alpinestars Web Gore-Tex 

Guanti Alpinestars Crosser Air Tourer