Prende spunto dalle sorelle maggiori a 4 cilindri della famiglia Neo Sports Café la piccola naked di Tokyo, che unisce fascino ed accessibilità

Honda CB300R rappresenta il sogno bello e possibile di tanti giovani che guardano con gli occhi lucidi le naked della casa dell’Ala, e che vogliono unire l’attenzione ai dettagli e allo stile con prestazioni tutt’altro che scontate per il segmento.

Pregi e difetti

Il profilo è quello che distingue la famiglia Neo Sports Café: linee essenziali, forme neoclassiche e una vista d’insieme che non lascia spazio a fronzoli. Spiccano il serbatoio come elemento centrale affiancato dalle protezioni del radiatore in alluminio spazzolato, che lasciano spazio alla sella e al codino minimal.

Elementi ancorati al telaio tubolare in acciaio, che vanta rinforzi a fazzoletto nelle zone maggiormente sollecitate. Un’attenzione alla solidità della piccola naked e al peso che si ritrova nel forcellone, sempre in acciaio, e a spessori differenti, che contribuisce a fermare l’ago della bilancia a 143 kg.

Il gruppo ottico LED, la forcella a steli rovesciati Showa da 41 mm e il disco flottante a margherita da 296 morso da pinza ad attacco radiale sono dettagli da moto “matura”, mentre la sella a 799 mm da terra e la riuscita triangolazione sella-pedane-manubrio la rendono pratica e maneggevole.

Il cuore della CB300R è il monocilindrico da 286 cc: un motore che non ha paura di sfigurare, grazie a un comportamento educato a bassi giri, da vero city vehicle, ma una grinta ai regimi sostenuti che non ti aspetti. Il bialbero a 4 valvole raffreddato a liquido gioca bene le sue carte e restituisce una potenza di 31,4 cavalli a 8.500 giri e un picco coppia di 27,5 Nm quando l’arco tocca quota 7.500.

Un motore che sa essere docile ma comunque generoso appena sopra i 2.500 giri e che superati i 6.000 giri riesce a far divertire colmando, almeno in parte il gap numerico con le sorelle maggiori, e restituendo anche un bel sound.

Puntare la corda è un gioco da ragazzi, perché il comportamento della moto è esemplare e lo sforzo richiesto per immettersi e pennellare le traiettorie è minimo se non nullo. E’ stabile a centro curva e nonostante l’adrenalina possa far aprire il gas qualche metri prima questa piccola naked non beccheggia e si riallinea in un amen.

Qualcuno potrebbe imputarle la cavalleria ridotta rispetto alle altre 300 sul mercato, ma qui a compensare i numeri c’è il rapporto peso/potenza della CB300R, che ne esalta le doti ciclistiche e la grinta del mono.

Da citare anche il comportamento ottimo delle sospensioni, dal setting sostenuto, ma comunque capaci di copiare perfettamente anche l’asfalto più problematico e dei Dunlop Sportmax GPR 300, che si fanno notare per la capacità di far intuire i limiti della calzata e per una buona manegevolezza.

Eccellente anche il lavoro del reparto frenante, che opera sulla coppia di ruote da 17” senza mai dare la sensazione di mancare all’appello, anche nelle fasi di guida più concitate. Unica pecca è rappresentata dalla mancanza dell’indicatore di marcia inserita sulla strumentazione LCD retroilluminata.

Quanto costa

Bastano 5.090 euro per portarsi in garage la CB300R, un prezzo  batte anche un campione di vendite della casa dell’Ala, come lo scooter SH300.

Abbigliamento

Casco Scorpion Exo 1400 Air
Giacca Alpinestars T-Core Air Drystar
Pantaloni Alpinestars Rogue Denim jeans
Guanti Alpinestars Crazy Eight
Stivali Alpinestars Twin Drystar