Troppo attenta ai dettagli per essere definita semplicemente naked, troppo sportiva per rientrare nella cerchia delle Neo-cafe: la Honda CB650R è la “media” che in molti aspettavano

L’ultima delle Four moderne: potrebbe essere definita così la new-entry della gamma Neo Sports Café, la Honda CB650R, che unisce al pedegree delle naked della casa dell’Ala un carattere da media “tutto pepe” d’altri tempi.

Pregi e difetti

Muscoli in abbondanza, un profilo compatto e un mix di elementi rétro che si uniscono al minimalismo moderno disegnano il profilo della CB650R.

Il faro tondo richiama le vecchie CB, ma in salsa Full-LED, così come gli indicatori di direzione e il disegno dei collettori, che riproducono quello della CB400Four del 1974. Le linee sono da cafe racer moderna, ma il motore in bella vista, lo scarico 4 in 1 e le quote ciclistiche ne fanno una streetfighter che ci tiene al vestito buono.

Il manubrio largo, i cerchi a 5 razze sdoppiate in alluminio e le finiture curate la rendono una heritage proiettata direttamente nel futuro.

Il motore è un 4 cilindri in linea bialbero 16 valvole da 649 cc è lo stesso delle “vecchie” CB650F e CBR650F, che nella CB650R trova nuovi numeri.

La potenza arriva a 95 CV, ben 4 in più rispetto alle F del 2018, mentre rimane invariato il picco di coppia, di 68 Nm, che però ora viene raggiunto 500 giri più su, a quota 8.500.

Un boost possibile grazie all’aleggerimento di 6 kg rispetto alla precedente F, con la bilancia che ora segna 202 kg a pieno carico, e alle modifiche applicate al sistema di aspirazione e scarico: due convogliatori d’aria frontali aumentano la pressione nell’airbox, mentre l’aumento di diametro dei collettori e il nuovo terminale massimizzano il flusso del gas.

Facile entrare in sintonia cone questa CB: merito di un’ergonomia azzeccata, con il manubrio largo e rialzato che permette di avere le braccia morbide ma una presa sempre salda e le pedane che rendono l’angolo di piega delle ginocchia confortevole.

Anche la ciclistica non tradisce: all’anteriore spicca la nuova forcella Showa SFF upside-down, con steli da 41 mm, uno dedicato alla molla e l’altro all’idraulica, mentre dietro agisce un mono con precarico regolabile su 10 posizioni.

Il reparto frenante invece può contare su una coppia di dischi flottanti da 310 mm e pinze a 4 pistoncini ad attacco radiale. Al posteriore una pinza a pistoncino singolo agisce su un disco da 240 mm. L’intervento elettronico, è minimal ma efficiente: ABS a due canali e controllo di trazione HSTC disinseribile.

Il meglio lo da dai 6.500 giri fino ai 10.000, anche se sale con facilità fino ai 12.000. Una volta raggiunti i regimi medio-alti si apprezza il lavoro di frizione e cambio: morbida e precisa la prima, puntuale e poco contrastato nei 6 rapporti il secondo. E per chi vuole di più, c’è il Quickshifter opzionale.

La frenata è modulabile nelle prime fasi e decisa se si affonda, una garanzia sia in città che durante la guida con il coltello tra i denti.

L’unica pecca imputabile alla CB650R è l’assenza di una mappa Rain o di un Traction Control su più livelli, che ha tra l’altro il tasto di selezione al posto del passing, rendendo fin troppo facile disinserirlo erroneamente.

Quanto costa

Con i suoi 7.990 euro di listino la Honda CB650R è una delle naked medie dalle alte prestazioni più vantaggiose del mercato. Tanti gli accessori disponibili per personalizzarla: dal Quickshifter al cupolino, passando per manopole riscaldate e presa 12 V.