Più semplicemente, la Ténéré. Trae ispirazione dalla Yamaha XT500 campionessa delle prime due edizioni della Dakar, nel 1979 e nel 1980 con il francese Cyril Neveu.

Yamaha è il marchio più legato alla Parigi-Dakar dei tempi d'oro, vincitrice di altre sei edizioni dal 1991 al 1998 con Stéphane Peterhansel (non ha vinto nel 1996, costretto a un ritiro), pilota diventato leggenda del raid.

Il marchio dei Tre Diapason, con la filiale francese Yamaha Motor France, recitò un ruolo da pioniere, iscrivendo alla gara le XT 500 appositamente modificate, cogliendo al volo le opportunità offerte dalla nuova tendenza.

I tecnici francesi sorpresero i vertici giapponesi nel 1981, quando gli suggerirono di realizzare un concetto molto difficile da capire in Giappone, dove la moda dell’avventura non aveva ancora preso piede.

La sfida venne raccolta e nel 1983 nacque il primo XT 600 Z Ténéré, che alla fine quella sfida la portò sulla sabbia e la dominò.

L'ispirazione al raid non è solo nella costruzione della moto ma anche dal nome, che deriva da una regione desertica sahariana.

Il primo modello montava un motore monocilindrico quattro tempi, quattro valvole dotato di raffreddamento misto aria/olio, a cubatura maggiorata rispetto a quello della XT550: infatti era un 595 cc con una spinta formidabile ai bassi regimi ed erogava 44 CV a 6.500 giri ed una coppia di 49 Nm a 5.500 giri, distribuiti su 175 kg.

L’avviamento era a kick starter ed il cupolino reggifaro ridotto all’essenziale. Lo stile della monocilindrica nipponica era davvero singolare ed accattivante per le sue colorazioni, la sua fisionomia ed i suoi particolarissimi cerchi a raggi color oro: un mix micidiale ed inconfondibile che batteva senza pietà la concorrenza.