Dal primo caso definito super-spargitore fino al contagio di oltre 250 mila persone, collegate direttamente o meno all'evento.

Il primo caso di coronavirus registrato all'edizione 2020 dello Sturgis Motorcycle Rally, è stato definito dagli esperti 'super spreader', cioè un contagio ad alta diffusione dovuta alla combinazione di diverse caratteristiche: l'elevata presenza di persone concentrata in un luogo, la loro mobilità durante l'evento e la provenienza da diversi parti degli Stati Uniti (e non solo).

Diffusione annunciata

Uno studio non ha solo confermato quanto si temeva prima dello svolgimento del noto festival motociclistico, ma è andato oltre: secondo gli esperti lo Sturgis Motorcycle Rally potrebbe aver causato il 19% dei casi di coronavirus registrati negli Stati Uniti ad agosto.

A nulla sono serviti sondaggi, condanne e allarmi da parte dei residenti locali, leader sanitari e politici riguardo il più che possibile pericolo di diffusione del virus su grande scala e con grande velocità.

L'80ma edizione dello Sturgis Motorcycle Rally, una delle più rumorose mai svolte, si è svolta nel più totale disinteresse delle normative di sicurezza sanitaria, con tanto di improvvisata 'gara di starnuti' organizzata in un bar, in barba agli ovvi pericoli e al buon senso.

Ogni azione ha una conseguenze e queste si pagano, purtroppo le pagano anche chi non ha avuto niente a che fare con la manifestazione: infatti secondo uno studio più di 250.000 casi di infezione da coronavirus registrati negli USA, sarebbero riconducibili proprio all'evento del Sud Dakota.

Lo studio, condotto da quattro ricercatori del centro per l'economia sanitaria della San Diego State University, afferma anche che il rally potrebbe avere un conto per la salute pubblica di 12 miliardi di dollari.

Perché le azioni si pagano in tutti i modi, con la salute ma anche con la moneta, e poco importa se sia in contanti o digitale.

Metodologia

I ricercatori hanno utilizzato i dati dei telefoni cellulari resi anonimi per tenere traccia dei viaggi dei partecipanti prima e dopo la manifestazione.

Da questo sono stati in grado di tracciare i partecipanti attraverso la loro impronta mobile, collegandoli alla loro città natale dove sono stati poi registrati i casi di COVID-19.

Da questi dati, è emerso che le contee che avevano il maggior numero di partecipanti a Sturgis hanno visto i casi di COVID-19 aumentare in media di oltre il 10%, rispetto agli stati vicini che non avevano partecipanti all'evento.

Il numero totale di nuovi casi che gli autori dello studio stimano essersi verificati a seguito dell'evento è fissato a più di 266.000.

Poiché la maggior parte dei casi che si sono verificati nella cittadina di Sturigs riguardano i visitatori dell'evento, sono state offerte delle mascherine e guanti al personale e ai funzionari dell'evento ma anche alla gente del posto.

Costi sanitari non indifferenti

Nonostante il forte guadagno in termini turistici ed economici, la piccola città del Sud Dakota ora deve fare i conti sull'effettiva convenienza finanziaria dell'evento, perché ora si contano i danni sanitari che come si sa negli USA sono piuttosto rilevanti.

Infatti i partecipanti hanno portato a casa il virus, provocando un aumento dei costi della salute pubblica nel loro stato di origine.

Il team ha stimato che i casi di COVID-19 asintomatici costino al servizio sanitario circa 11.000 dollari a persona, mentre i casi con sintomi senza ricoveri arrivano anche a circa 33.000 dollari.

Per questo motivo, il team di ricercatori ha calcolato che ciascuno dei 462.182 partecipanti avrebbe potuto essere pagato più di 26.000 dollari ciascuno per non partecipare all'evento.

La replica

Non ci sta invece la governatrice dello stato del Dakota del Sud, Kristi Noem, secondo la quale il suo stato ha avuto un “approccio equilibrato nella lotta contro COVID-19. Abbiamo preso il virus sul serio, ma abbiamo anche riconosciuto che sono conseguenze di un'estrema chiusura del governo. Molti nei media non sono d'accordo con il nostro rispetto per la libertà, e ora stanno usando un falso studio per attaccare il Sud Dakota”, come ha scritto sulla sua pagina Facebook la governatrice.

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