Ritirata la proposta per la modifica al Codice della Strada, che avrebbe permesso ai motoveicoli di categoria L5e. Stupore per ANCMA

Sembra non esserci troppa sintonia in questo periodo tra le istituzioni e il settore motociclistico italiano.

Dopo la richiesta fatta a gran voce da Paolo Magri per l’introduzione di incentivi sulle moto endotermiche è andata a vuoto, ora anche un’altra promessa “di vecchia data” viene stralciata.

L’emendamento per le modifiche al Codice della strada che avrebbe regolarizzato l’accesso dei motoveicoli a tre ruote (L5e) in autostrada è stato infattiritirato.

Il caso

Quella degli scooter a 3 e 4 ruote è una storia tristemente nota e dal corso ormai lungo, che potrebbe essere un valido esempio di come la norma in alcuni casi abbia particolari difficoltà a stare al passo coi tempi.

Quando sono state stilate condizioni e limitazioni per l’accesso alle autostrade (dl n°285 del 30/04/1992), i vari Qooder, Piaggio MP3 e Yamaha Tricity non esistevano e quindi la loro introduzione sul mercato ha creato un vuoto legislativo.

Lo stesso decreto legislativo è stato integrato nel 2003, lasciando comunque troppo spazio all’interpretazione, fino allo scorso anno, quando una circolare della Polizia Stradale ha fatto chiarezza ammettendo la circolazione autostradale degli L5e.

La modifica al Codice della Strada sarebbe stato il passo finale e definitivo, che purtroppo però è saltato all’ultimo momento.

Le reazioni

"Abbiamo appreso con sorpresa da fonti parlamentari del ritiro dell'emendamento al Decreto rilancio, depositato dall'On. Nobili in fase di conversione e finalizzato a introdurre alcune importanti modifiche al codice della strada: è una decisione che prende in contropiede il mondo delle due ruote”. ha commentato Paolo Magri, presidente ANCMA, sottolineando che il dispositivo prevedeva “importanti novità, tra cui l'introduzione della strada urbana ciclabile, del doppio senso ciclabile e la regolamentazione dell'accesso in autostrada di tricicli basculanti omologati L5e”.

Magri ha inoltre aggiunto come “queste misure sono destinate a favorire lo sviluppo di una mobilità urbana green e l'utilizzo di biciclette e motoveicoli a tutto vantaggio dell'ambiente e della sostenibilità. In attesa di conoscere le motivazioni di questa decisione - che tanto più ci sorprende in quanto l'emendamento aveva ottenuto, a quanto ci risulta, il parere favorevole da parte del Ministero dei Trasporti - non possiamo che appellarci al Governo e al Parlamento affinché ripropongano in Aula queste modifiche, consentendo al nostro Paese di fare un altro piccolo ma decisivo passo verso la mobilità del futuro".