La Casa di Milwaukee esce dalle 500 aziende che formano il riferimento borsistico per il mercato americano

Harley-Davidson si trova nuovamente al centro di una notizia che poco ha a che fare con il rombo dei V-Twin di Milwaukee, ma che ha un certo peso per le dinamiche del colosso americane.

Dopo le vicissitudini legate al cambio del CEO, da Matt Levatich a Jochen Zeitz, con tanto di contro-rivoluzione sui piani aziendali, Harley-Davidson dal prossimo 22 giugno perderà il suo posto nel paniere Standard&Poor’s 500, che fa da riferimento borsistico per Wall Street.

Cosa significa?

Lo Standard&Poor’s 500 è l’indice azionario che attrae più investitori in USA, perchè funge da indicatore dei titoli di Wall Street.

Le 500 aziende che fanno parte di S&P 500 rappresentano l’80% della capitalizzazione di mercato, e per entrare (e rimanere) nel paniere devono rispettare alcuni requisiti.

Harley-Davidson è uscita dalla cerchia delle “grandi 500” perché il suo indice di capitalizzazione è di 3,9 miliardi, mentre il minimo richiesto per lo S&P 500 è di 6,1 miliardi.

Cosa comporta?

L’esclusione dall’elenco comporterà per Harley-Davidson la perdita di alcune tipologie di investitori che hanno la possibilità di operare in borsa solo con le aziende del paniere Standard&Poor’s, e forse per i primi giorni, come rivelano alcuni analisti, un abbassamento del prezzo delle azioni, che però rientrerebbe ben presto sui valori pre-esclusione.

In effetti ci sono grandi aziende che non fanno parte, o non ne hanno mai fatto parte, dello Standard&Poor’s 500.

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Lo scenario attuale

Una notizia del genere non deve per forza far gridare alla crisi. Anzi, se si guardano ai numeri Harley-Davidson sta affrontando un periodo di ripresa: le azioni, che nel recente passato avevano toccato il punto più basso arrivando ad un valore di 15 dollari l’una, al momento orbitano sui 25 dollari, e il titolo ha guadagnato il 45% dall’annuncio della nuova strategia aziendale, The Rewire.

I mercati quindi hanno fiducia nelle scelte e nella visione di Zeitz, e l’esclusione della Motor Co. dall’indice delle grandi compagnie americane sembra essere solo un sintomo del percorso verso la completa ricostruzione