La Casa dell’Ala è finita sotto la morsa degli hacker, che hanno attaccato i server dell’azienda in tutto il mondo

I più attenti alla cronaca internazionale e gli esperti del settore ne avranno sicuramente già sentito parlare: l’ultima evoluzione dei virus informatici è Ekans, un ransomware, ovvero un tipo di malware che infetta i sistemi di controllo industriale limitandone l’accesso e liberandoli solo dopo il pagamento di un riscatto.

Honda è finita sotto la lente di ingrandimento degli hacker, e si trova ormai da giorni ad affrontare le limitazioni imposte dalla situazione anche in Italia.

L’attacco

L’allarme sul cyberattacco è partito dal Giappone, rimbalzando poi in Gran Bretagna e Italia. L’impossibilità di accedere ai sistemi informatici ha colpito anche la filiera produttiva della Casa dell’Ala, visto che il sistema utilizzato permette in ogni momento, ad ogni stabilimento del marchio di connettersi e sapere con precisione cosa si sta producendo nelle altre sedi.

Sono 11 gli stabilimenti colpiti dal ransomware, tra cui anche quello italiano di Atessa (CH) più le varie sedi istituzionali, come quella di Honda Motor Europe a Roma.

Al momento l’Ansa dichiara che la produzione è ancora ferma in uno stabilimento di produzione automobilistica in Turchia e in due di quelli dedicati a moto e scooter in India e Brasile.

La situazione

Honda ha confermato l’attacco a livello mondiale su tutto il network informatico, ma al momento gli hacker non sono riusciti ad estrapolare alcuna informazione dai server.

La dinamica dell’attacco esclude una manomissione interna, e la ricostruzione più affidabile vedrebbe l’attacco arrivato dall'esterno ad uno dei server che poi ha purtroppo infettato anche gli altri sui vari continenti.

Impiegati e operai tuttora hanno accesso limitato ai programmi di lavoro e anche alle caselle email, e per questo Honda ha deciso di diminuire il lavoro dei suoi dipendenti, cercando nel contempo di limitare i danni e riappropriarsi della piena gestione dei suoi sistemi informatici.

In Italia

L’attacco ha costretto la sospensione delle attività nello stabilimento di Atessa, in provincia di Chieti, dove tra gli altri, vengono assemblati gli SH 125i e 150i.

La direzione dello stabilimento ha deciso di fermare qualsiasi attività con automazione per la giornata di ieri, 9 giugno, contenendo il turno di lavoro alle sole attività manuali.

Uno stop che viene calcolato in una perdita di 500 unità sulla produzione dello stabilimento abruzzese, unico in Italia.

Già da oggi invece la produzione è ripresa nello stabilimento chietino, seppur con le limitazioni dovute al ransomware.