Con la fine del lockdown più vicina le due ruote a motore possono fare la parte delle protagoniste. Ecco perché

Tra una settimana avrà inizio la tanto attesa Fase 2, primo indizio tangibile di un lento ritorno alla normalità.

Naturalmente, come ci si aspettava e come il Presidente Giuseppe Conte ha annunciato nel suo ultimo intervento, non è assolutamente un “liberi tutti” quello che scatterà il 4 maggio, ma un prima dose di allargamento delle maglie legislative che ci hanno tenuto in casa dall’8 marzo scorso.

La nostra quotidianità cambierà profondamente in questo periodo e muterà anche quando si ritornerà alla piena libertà, e uno scenario del genere potrebbe favorire particolarmente moto e scooter.

Nonostante il mercato abbia subito un fortissimo contraccolpo ( -66% a marzo), la riapertura della concessionarie, prevista per il 4 maggio, potrebbe far volare di nuovo le vendite. Ecco perché.

Mezzi pubblici: fobia Covid-19

L’emergenza sanitaria che stiamo affrontando ha responsabilizzato la maggior parte del Paese sulla pericolosità di questa pandemia e sull’unica arma a disposizione della popolazione per combatterlo: il distanziamento sociale.

Una presa di coscienza collettiva che irrimediabilmente allontanerà una gran fetta di cittadinanza da metro, bus e tram.

La mobilità pubblica non può assicurare fisiologicamente la distanza sociale per la Fase 2 e quelle successive, e chiunque potrà sceglierà di muoversi con mezzi privati: i più economici, agili e veloci sono sicuramente scooter e moto, che potrebbero trovare nuova utenza.

Incognita sharing

Con l’allontanamento dai mezzi pubblici un’altra soluzione plausibile potrebbe essere quella rappresentata dalle flotte di mezzi elettrici e non forniti dalle compagnie di scooter sharing. C’è un grande “ma” alla base di questo possibile scenario però, perché gli attori dello scooter sharing dovranno trovare presto una politica che garantisca igiene e sanificazione.

Guanti monouso o manopole auto-igienizzanti insieme a disinfettanti per i caschi in dotazione possono essere alcune soluzioni per riavvicinare gli utenti allo sharing, altrimenti potrebbe essere difficile ritrovare la fiducia dei clienti.

Concessionari 2.0

Almeno per il prossimo futuro, lo show-room dei concessionari rimarrà un luogo piuttosto vuoto e desolato, ma questo non significa che non ci sarà concesso acquistare una moto o uno scooter, anzi.

Molti marchi si sono già mossi nella direzione giusta, e cioè quella telematica: configuratori e assistenti via chat la faranno da padrona per guidare il cliente verso l’acquisto, ridisegnando così il rapporto venditore-acquirente.

Il luogo fisico del concessionario potrebbe diventare così un punto di ritiro post-vendita e di arrivo per gli interventi di assistenza, e in qualche caso la moto potrebbe arrivarci direttamente a casa.

Nuovo e usato, perché sì

Proprio per dare una boccata d’ossigeno ai rivenditori e per tentare di recuperare quanto più possibile gli introiti mancati nella fase di lockdown, le case motociclistiche potrebbero applicare forti promozioni e sconti sul nuovo, provando così a far risalire anche i numeri “neri” di marzo, e quelli di aprile che scopriremo tra pochi giorni.

Un grande punto interrogativo è rappresentato dalla possibilità di proroga per l’uscita di scena dei motori Euro 4, originariamente prevista per il 1 gennaio 2021, ma che con la pandemia rischierebbe di far rimanere in magazzino migliaia di esemplari invenduti.

Se ci sarà una proroga di 6 mesi o un anno e facile pensare che saranno proprio i modelli Euro4 quelli a godere di promozioni più vantaggiose.

E con l’abbassamento del prezzo sul nuovo a beneficiarne sarebbe anche chi la moto o lo scooter la cerca usata, perché per la legge del mercato le quotazioni subirebbero per forza di cose un ridimensionamento.

Una situazione che, unita al possibile boom delle due ruote a motore come mezzo perfetto per il distanziamento sociale, farebbe felici sia acquirenti che venditori.

I limiti della mobilità sostenibile

Nonostante il Governo abbia ampliato i contributi per l’acquisto di e-bike e monopattini elettrici, già previsti con il Decreto Clima del 2019, il successo dell’iniziativa è ben raffigurato da un dato: sono 255 i milioni rimasti nelle casse dello Stato non ancora utilizzati per questa iniziativa.

Forse le bici a pedalata assistita hanno poco appeal, o come è più probabile, non riescono a coprire le esigenze di chi si muove per lavoro sì in città, ma coprendo grandi distanze.

Il freno a mano tirato della eco-mobility potrebbe far tornare in auge le vecchie, e forse al momento bistrattate due ruote a motore, mettendo le ali ad un mercato che ha patito come non mai l’arrivo della pandemia.