Il pilota abruzzese condannato a 18 mesi di sospensione in seguito al caso di doping, tornerà in sella a metà 2021

Condanna pesantissima per Andrea Iannone. Il pilota in forza ad Aprilia Racing Team. La Corte Disciplinare Internazionale della FIM ha infatti ordinato 18 mesi di sospensione all’abruzzese, retroattivi dal giorno della sospensione, lo scorso 17 dicembre. Nessuna chance quindi al momento di vederlo in sella nella stagione MotoGP 2020, anche se è molto probabile che Aprilia e Iannone facciano ricorso al TAS.

La sentenza

La FIM ha accertato che le tracce di drostanolone trovate nel sangue di Andrea Iannone nei test anti-doping seguiti al GP di Malesia del 3 novembre scorso sono arrivate a causa di una contaminazione alimentare, molto probabilmente carne mangiata in un ristorante.

Ma al pilota è stato imputato di non aver controllato le sostanze proibite e ad Aprilia di non aver vigilato sulla condotta del suo pilota. Una sentenza senza precedenti, visto che tutti gli altri piloti riconosciuti contaminati sono stati assolti.

Oltre ai 18 mesi, a Iannone verranno rimossi punti ed eventuali premi dei Gp di Malesia e della gara di Valencia della stagione 2019.

Le dichiarazioni a caldo

"Ricevuta la notizia sono stato colpito - ha commentato Iannone a Sky - perché sinceramente non ci aspettavamo questo risvolto, ma non possiamo fare altro che vederlo in modo positivo. Da una parte nelle motivazioni riconoscono la mia innocenza, perché parlano di contaminazione involontaria, ma abbiamo perso perché sono stato condannato. Però poteva andare peggio, ora faremo ricorso al Tas in tempi brevi per cercare di risalire in sella quanto prima”.

E sul caso senza precedenti l’abruzzese ha sottolineato come il suo sia “Il primo caso di una sospensione per contaminazione, perché di solito c'è assoluzione. L'avvocato Antonio De Rensis mi ha sostenuto come un figlio, senza di lui sarebbe stato peggio, il punto della contaminazione è che nei ristoranti non abbiamo la possibilità di scegliere le carni, se trattate o meno, e non sappiamo cosa c'è dentro, quindi su questa questione dobbiamo trovare un punto d'incontro. Questi mesi per me sono stati durissimi, ho pensato di tutto, davvero di tutto e non è stato facile, ma ho trovato ogni giorno forza per provare la mia innocenza. Questo è il mio obiettivo: riprendermi quello che desidero e tornare in sella".

A fargli coro anche Massimo Rivola, AD di Aprilia Racing: “La sentenza ci lascia sconcertati per la pena inflitta ad Andrea - ma anche molto soddisfatti nelle sue motivazioni. I giudici hanno riconosciuto la totale buona fede di Andrea e la inconsapevolezza nella assunzione confermando la tesi della contaminazione alimentare. Per questo la pena inflitta non ha alcun senso, alla luce delle motivazioni scritte dagli stessi giudici Andrea avrebbe dovuto essere assolto, come sempre è capitato agli altri atleti contaminati, ma questo quadro ci lascia tante speranze per il ricorso che auspichiamo sia molto veloce. Rivogliamo Andrea in sella alla sua Aprilia RS-GP, saremo al suo fianco fino alla fine di questa vicenda e lo sosterremo nel suo appello".