Gli stabilimenti di Schiranna saranno chiusi da giovedì 26 marzo in ottemperanza alle disposizioni del Dpcm del 22 marzo

Dopo il Gruppo Piaggio anche un’altra azienda che aveva inizialmente resistito al lockdown dell’industria motociclistica chiude i cancelli: da giovedì 26 marzo infatti anche MV Agusta fermerà le linee produttive, come ha annunciato in un comunicato.

Il messaggio

La produzione di moto e scooter infatti non rientra nelle attivita "essenziali e necessarie" che il Governo ha stilato attraverso la classificazione dei Codici Ateco con la promulgazione del Dpcm del 22 marzo.

Per i dipendenti quindi si prospetta lo smaltimento delle giornate di ferie e l'inizio della cassa integrazione, come si legge nel comunicato stampa.

A partire da giovedì 26 marzo e fino a nuove disposizioni, anche MV Agusta, in ottemperanza alle nuove e più restrittive misure atte a contenere e prevenire l’emergenza Covid-19 stabilite dal Governo, interrompe temporaneamente l’attività produttiva negli stabilimenti di Schiranna (Va).

Al fine di garantire i servizi essenziali a clienti e fornitori, i dipendenti abilitati proseguiranno l’attività lavorativa da remoto mentre tutti gli altri potranno usufruire del regime di cassa integrazione guadagni o delle ferie.

Le dichiarazioni del CEO

Timur Sardarov, CEO di MV Agusta Motor S.p.A., ha dichiarato: “In questo momento la nostra
priorità è la salute e la sicurezza dei nostri collaboratori ed il rispetto delle disposizioni vigenti.
Faremo la nostra parte osservando scrupolosamente le indicazioni di chi sta lavorando per il bene
di tutti. Guardiamo con fiducia al futuro, pronti a ripartire al massimo una volta superata
l’emergenza.”

L’accordo con Loncin

L’allenaza siglata nei mesi scorsi con il colosso cinese Loncin Motor co, potrebbe rivelarsi fondamentale in questo momento per la Casa di Schiranna.

Se infatti la produzione della gamma attuale è completamente affidata allo stabilimento varesino, la produzione dei modelli di media cilindrata, previsti per il 2021, non subirebbe grandi ritardi anche al procrastinarsi dell’emergenza, perché al momento la Cina sta pian piano riprendendo la piena operatività industriale e sembra fuori dall’emergenza sanitaria.