L’emergenza sanitaria nazionale ha costretto molti costruttori a fermare le linee di produzione, mentre altri hanno deciso di continuare

Fino a qualche settimana fa la filiera motociclistica sembrava non risentire particolarmente dell’emergenza Coronavirus: i dati sul mercato di febbraio ha fatto segnare una crescita a doppia cifra, e come riportato dalla nostra inchiesta, tutti gli stabilmenti presenti in Italia operavano a pieno regime, pur iniziando a prendere in considerazione misure speciali.

Oggi purtroppo la situazione è cambiata, e la mappa dell’industria motociclistica italiana racconta una storia diversa.

Chi si ferma

La prima ad annunciare lo stop alle linee di produzione delle proprie fabbriche è stata Moto Morini, con un post affidato alla pagina Facebook del marchio.

Da Trivolzio, nel pavese, la decisione di sospendere le attività è arrivata nel bergamasco, che ad oggi è una delle zone più colpite dall’emergenza Covid-19, e nel bresciano, sede degli stabilimenti di uno dei più famosi marchi di componentistica automotive italiana.

Brembo ha infatti deciso di sospendere la produzione dal 16 al 22 marzo negli stabilimenti di Stezzano, Curno, Mapello e Sellero. La decisione, hanno spiegato in una nota i vertici dell’azienda, è volta a tutelare i 3.000 dipendenti di Brembo.

Anche Ducati, che tra le prime si era mossa per adeguare la produzione alle misure per combattere l’emergenza sanitaria con postazioni variate e dispositivi sanitari per i dipendenti, ha voluto fermare la produzione.

Dopo aver chiuso museo e fabbrica alle visite, e aver attuato politiche di smart-working per gli impiegati, la Casa di Borgo Panigale ha deciso di chiudere la fabbrica fino al prossimo 25 marzo.

E ora che tutta l’Europa sembra essersi accorta della gravità della situazione anche KTM ha previsto una sospensione della produzione. Gli stabilimenti di Mattighofen infatti chiuderanno dal 30 marzo al 10 aprile.

Lo stop riguarderà anche gli altri marchi del Pierer Group, Husqvarna e GasGas. Il gruppo ha comunque assicurato che “La disponibilità di tutti i modelli è garantita per l’inizio imminente della stagione nella rete mondiale di rivenditori”.

Yamaha fa lo stesso, chiudendo la sede Motori Minarelli a Calderara di Reno e lo stabilimento di assemblaggio MBK Industrie di Saint-Quentin, in Francia,  entrambe fino al 22 marzo

"La salute dei nostri dipendenti e la nostra responsabilità sociale sono le nostre priorità in questa fase, motivo per cui abbiamo preso la decisione di sospendere la produzione in queste due strutture per far fronte all'attuale pandemia di Coronavirus", ha spiegato Eric de Seynes, presidente e amministratore delegato di Yamaha Motor Europe.

Aggiornamento del 24 marzo 2020: anche MV Agusta ha chiuso lo stabilimento e il Gruppo Piaggio ha fermato la produzione nei propri impianti italiani, mentre continuano a lavorare le fabbriche in India e Vietnam

Chi continua a lavorare

Ci sono anche marchi che continuano a garantire il regolare svolgimento delle attività, pur avendo disposto modifiche all’attività.

MV Agusta ha infatti chiuso i reparti non necessari, attuato una politica di “lavoro agile”, ma ha tenuto aperte le linee produttive. “l’azienda ha introdotto le misure di prevenzione e di contenimento della diffusione dell’epidemia da Covid-19, come la fornitura di mascherine, guanti, gel igienizzanti e l’adozione di presidi per la sanificazione degli ambienti di lavoro e delle superfici, nonché l’accesso contingentato agli ambienti comuni”.

A tal proposito è intervenuto anche Timur Saradov, CEO di MV Agusta Motors, che ha commentato: “Riteniamo sia nostro dovere non arrendersi in questo momento di grave crisi e di difficoltà, perché anche il resto delle attività di questo territorio possano ripartire una volta superata l’emergenza. Abbiamo preso questa decisione con grande senso di responsabilità, verso i nostri dipendenti, verso questa comunità che non può permettersi la disgregazione del proprio tessuto industriale, e verso l’intero comparto del nostro indotto dal quale dipendono molti lavoratori e molte famiglie. La Società ha attuato tutte le misure di informazione, di prevenzione e di contenimento necessarie. Siamo determinati a continuare a fare il nostro dovere per sostenere questo territorio, nel pieno rispetto delle regole e in massima sicurezza.”

Avevano sospeso solo momentaneamente l’attività invece gli stabilimenti di Pontedera, Mandello Del Lario e Noale, rispettivamente sedi produttive di Piaggio, Moto Guzzi e Aprilia.

Dopo la notizia di un operaio positivo a Pontedera, nonostante l’azienda avesse già adottato a fine febbraio misure di prevenzione sanitaria, il Gruppo ha deciso di effettuare una completa sanificazione dei locali, e di modificare le postazioni lavorative nel rispetto delle distanze e delle precauzioni promulgate dal Ministero dell’Interno.

3 aprile, giorno cruciale

Sicuramente una normalizzazione di tutta la filiera motociclistica italiana potrebbe avvenire dopo il prossimo 3 aprile, data termine delle attuali disposizioni. Non è assolutamente certo però, che le restrizioni non vengano prolungate.

Un giorno importante non tanto per la produzione industriale stessa, su cui il decreto non dispone la chiusura, ma sul ritorno alla "vita normale", con l'apertura dei concessionari, unico veicolo alla ripresa del mercato.

 

Articolo aggiornato il 17 marzo 2020