Nel secondo episodio della web-serie Dainese a lui dedicata, Il Dottore parla dal suo archivio segreto

Dopo aver aperto le porte del suo museo segreto di Tavullia alle telecamere del suo sponsor storico, Dainese, Valentino Rossi si racconta. E lo fa parlando delle persone, dei luoghi e dei momenti fondamentali della sua carriera.

La nascita del mito

L’immagine del 9 volte campione del mondo non è certo nata casualmente: Rossi ha infatti spiegato come i suoi tratti distintivi siano stati frutto di scelte accurate e mirate a creare tratti riconoscibili da cucirsi addosso lungo tutta la carriera.

Dal numero #46, un omaggio al papà Graziano e alla sua annata in 250 con la Morbidelli, stessa stagione in cui Valentino è nato.

Proprio Valentino (prima di lui solo Barry Sheene) iniziò l’era dei numeri personalizzati per i piloti, che prima invece prendevano il numero corrispondente al posizionamento in classifica della stagione precedente.

Ma non solo: il giallo, colore preferito di Vale e onnipresente in tutti i team, il Sole e la Luna nel casco sono i must have stilistici che ancora oggi accompagnano Il Dottore.

Un tipo casa e amici

Rossi ha anche confessato come ami stare a Tavullia, non solo nel ranch, ma anche nei luoghi della sua infanzia, circondato dall’affetto mai invadente di una comunità che non lo vede come personaggio, ma solo come un ragazzo del posto.

Spazio anche a Uccio e gli altri amici che hanno accompagnato il suo percorso, e che reputa fondamentali per la sua quotidianità.

Un brivido a 2 tempi

L’ultima parte dell’intervista Valentino Rossi, da vero senatore del Circus del Motomondiale, la dedica ai passaggi storici del campionato.

La più grande innovazione secondo Rossi è stato il passaggio dalle 500 2t alle MotoGP. Proprio parlando delle vecchie mezzolitro le ha definite “fuori da ogni logica”, facendo trapelare un pizzico di nostalgia.