Si acuisce lo scontro tra gestori e concessionari autostradali, dopo l’approvazione dei nuovi modelli tariffari per le concessioni

Tra concessionari e gestori autostradali è guerra, iniziata con la delibera dell’ART, l'Autorità di Regolazione dei Trasporti.

Con un documento mai visto prima ART ha approvato, infatti, la proposta di nuovi modelli tariffari per le concessioni autostradali.

Ora la palla passa al Governo. Se questo darà l’ok, l’ART avrà allora modificato in maniera molto pesante le attuali convenzioni che regolano il pedaggio dei singoli gestori.

Di cosa si parla

Lo Stato è proprietario della rete autostradale. Dà le tratte in gestione ai privati, che intascano i pedaggi: in cambio devono garantire la sicurezza stradale, la manutenzione costante, i guardrail efficaci, l’asfalto di qualità.

Se lo fanno, e se gli incidenti calano, i pedaggi aumentano. Sta tutto scritto nelle convenzioni: i contratti fra Stato e gestori. In ballo ci sono incassi e ricavi che raggiungono livelli iperbolici: il business delle autostrade fa da sempre gola.

Una questione articolata

Stando ad alcuni osservatori, grazie a queste convenzioni, le concessionariehanno solo e sempre da guadagnare. Non la pensano così i gestori. Il fatto è che le convenzioni si basano su formule matematiche complicatissime, di difficile interpretazione e valutazione.

Attenzione però, perché se la modifica dell’ATR sarà realtà, avrà effetto retroattivo. Altererà anche il passato.

Una sorta di “back to the future” che non trova riscontri nelle epoche passate, quando obiettivamente la “lobby” di potere dei gestori ha stradominato la scena.

Investimenti bloccati

Immediata e durissima la reazione dell’Aiscat: l’Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori. “Esprimiamo la nostra più grande preoccupazione e la ferma opposizione alle deliberazioni sui sistemi tariffari delle concessioni autostradali comunicate oggi dall’ART, all’esito di una consultazione meramente formale nella quale è stato chiesto ai concessionari di riempire un formulario con proprie osservazioni, senza possibilità, nonostante le nostre richieste, di un reale confronto, peraltro dovuto trattandosi di modifiche unilaterali a contratti di durata”.

Ecco il primo problema: “La procedura di consultazione - contro la quale hanno fatto ricorso tutti i concessionari interessati, pubblici e privati, aderenti ad Aiscat - e soprattutto gli esiti della procedura stessa vìolano i più basilari principi giuridici della certezza dei contratti e delle regole stabiliti sia a livello comunitario che nazionale, indebolendo fortemente l’immagine di affidabilità del sistema Italia. La modifica unilaterale che l’ART vorrebbe introdurre appare sulla stessa linea di quella già stigmatizzata in ambito comunitario, come risulta dalla procedura di infrazione comunitaria numero 2006/2419 conclusasi, a seguito della messa in mora dell’Italia, con la rettifica delle disposizioni normative nazionali adottate in materia”.

Investimenti alti, pedaggi bassi: dice l’Aiscat

Ma ecco il cuore della questione. Stando all’Aiscat, l’Italia presenta tariffe autostradali tra le più basse in Europa a fronte dei maggiori investimenti per ammodernare la rete autostradale, costruita per la maggior parte negli anni ‘50 e ‘60.

“Inoltre, il nostro Paese ha un sistema concessorio e tariffario che la UE, soltanto un anno fa, ha ritenuto equo e ragionevole, tale da non generare sovra-compensazioni. In considerazione della incompatibilità con lo spirito e la lettera dei contratti di concessione in essere legittimamente stipulati ed approvati, ci auguriamo che il governo voglia valutare con grande ponderazione le linee guide suggerite da parte di ART. Aiscat e le concessionarie, peraltro, restano sempre disponibili ad un serio confronto con il governo per migliorare il sistema”.