Dopo 22 anni l’epopea di un motociclista che aveva urtato un cassonetto posizionato male si conclude con un maxi-risarcimento

Tutto nasce nel 1997 in un comune della Sardegna. Alle 23 del 17 luglio, un motociclista percorre una via del paese, incrociando un altro veicolo, proveniente dal senso opposto di marcia: accosta in prossimità del margine destro della carreggiata ma incontra un ostacolo durante la frenata.

Urta la spalla e il braccio destro contro un cassonetto per la raccolta dei rifiuti, senza la prescritta segnaletica orizzontale, in posizione obliqua sulla striscia di margine della carreggiata e sporgente non meno di 40-50 cm sulla corsia di marcia.

Perde il controllo del mezzo, rovina a terra e riporta lesioni gravissime.

Indennizzo richiesto

Le lesioni riportate vengono quantificate in un risarcimento da 714.000 euro. Il motociclista rivolge la sua domanda risarcitoria al Comune, quale ente proprietario della strada, responsabile della sua sicurezza, manutenzione e custodia, nonché titolare delle attività di smaltimento dei rifiuti urbani.

Fa lo stesso con la società concessionaria del Comune, all'epoca del sinistro, del relativo servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani e, pertanto, avente la disponibilità diretta e la custodia dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti. Il centauro non ottiene quanto richiesto e si va per vie legali, sino alla Cassazione.

Battaglia articolata

Dopo una lunghissima battaglia giudiziaria iniziata nel 1997, molto articolata e complessa, si arriva al dunque: il motociclista ottiene la metà di quanto richiesto, quindi 357.000 euro.

I giudici hanno infatti stabilito che l’uomo ha contribuito al 50% a provocare l’incidente con la propria velocità, e per questo hanno stabilito che la cifra del risarcimento dovesse essere la metà della cifra iniziale.