La vittoria ottenuta gli cambierà la stagione, quantomeno dal punto di vista della pressione

Quella del Mugello non sarà la vittoria che gli può cambiare la vita, ma di sicuro gli cambia la stagione.

Da osservato speciale, appesantito dalla grossa eredità che deve portarsi un pilota che diventa per la prima volta ufficiale, Petrucci quantomeno si è scrollato di dosso tanta pressione.

Si è tolto un macigno enorme e si è regalato una gioia meravigliosa quanto inaspettata. E le sue lacrime, che hanno commosso l'Italia intera (e non solo), ne sono la dimostrazione: dimostrazione del traguardo raggiunto coi sacrifici, con il lavoro duro, con gli alti e bassi, e con tante critiche prese e digerite.

La gara

La sua prima vittoria nella Classe Regina poi non ha mica il sapore di un evento eccezionale, non è arrivata nel giorno in cui pioveva e nemmeno nella gara in cui i big erano tutti appiedati.

Petrucci si è messo alle spalle il campione del mondo in carica Marc Marquez, nonché il pilota più forte in assoluto, e il suo compagno di squadra, Andrea Dovizioso (secondo pretendente al titolo ormai già da due due anni); a lui ha dedicato la vittoria, anche un po' per alleviare il senso di colpa per l'ultimo sorpasso (che ha condannato il Dovi al terzo gradino del podio).

I meriti

D'accordo, ha vinto su un circuito italiano, che magari conosce bene, che magari esalta soprattutto sul rettilineo la grande potenza della DesmoDucatona. Ma l'ha fatto a dispetto di qualunque pronostico. La sua è stata una prova di forza, non un successo fortuito.

L'augurio è che possa continuare a lottare per le prime posizioni anche nelle prossime gare (non in tutte necessariamente): e non per la classifica piloti e per i punti (chissenefrega di quelli, a parte la Ducati), ma per dimostrare nuovamente a sé stesso e a tutti gli altri che lui non è affatto un ripiego, ma un "big" riconosciuto. Senza contratto nel 2020, peraltro.