Cedere in prestito la moto può esporre il proprietario a molti rischi, come dimostra un caso di cronaca recente

Prestare la moto non solleva il proprietario dalle responsabilità del Codice della Strada, anzi a volte le aggrava.

L’ultimo esempio si trova nella cronaca di Napoli, dove il proprietario di una BMW R 1200 GS presta la sua moto ad una persona che non ha la patente (o comunque non ha la patente adeguata, cosa che può accadere per veicoli più grandi e pesanti). E qui accade la tragedia.

Morto sulla moto altrui

Il guidatore, a cavallo della moto dell’amico, ha un incidente e muore. Scatta allora l’accusa a carico del proprietario della moto: omicidio stradale.

Il titolare ha la colpa nella morte dell’amico per negligenza, imprudenza, imperizia, e per inosservanza della normativa prevista dal Codice della Strada. È un omicidio colposo, non doloso, ossia non l’ha fatto apposta, non c’è intenzione.

Cosa può accadere

Il proprietario si deve difendere dalle accuse, con tanto di avvocato: si dovrà appurare se il titolare del mezzo sapeva che il guidatore era privo di patente, fra l’altro. In generale, mai prestare il veicolo a nessuna persona di cui non si abbiano certezze in merito alla patente, alla capacità di guida, all’idoneità alla guida, allo stato psicofisico.

E comunque, perfino chi guida un veicolo altrui deve stare attento: il mezzo è assicurato? È revisionato, come dispone la legge? In che condizioni è? In caso di incidente, il guidatore potrebbe essere chiamato a rispondere del fatto che la moto non fosse in regola.

In conclusione, meglio essere un po’ gelosi della propria moto, o dall’altra parte, evitare di invaghirsi di quelle di amici e conoscenti.