In Texas è accaduto tutto quello che mai ci si poteva aspettare

Austin è stata una di quelle gare che ti ricordano che in fondo anche quando tutto appare scontato, c'è da fare i conti con gli imprevisti.

Nei primissimi giri tutto filava da programma: Marquez scappa, Valentino ha il passo per fare secondo e si tira dietro un gruppetto di piloti, Dovi parte sedicesimo, non sarà semplice, e Lorenzo non potrà improvvisamente fare miracoli (che sfortuna, Jorge). Dunque, tutto come previsto o prevedibile.

Colpi di scena

Eppure ad Austin ha vinto Rins, dopo aver sverniciato nel finale un Valentino Rossi, che per una manciata di giri ha sentito l'odore di una vittoria che manca da Assen 2017, e dopo che il dominatore assoluto Marc Marquez a metà gara finiva rovinosamente e clamorosamente nella ghiaia mentre andava a vincere in solitaria.

E non solo. C'è da fare i conti pure con il fatto che la prima Ducati non è stata quella di Dovizioso, come ci si poteva aspettare, bensì quella di un Jack Miller in gran forma.

Insomma, metti tutto in fila, tracci una riga e che risultato ti appare? Andrea Dovizioso (che ha chiuso quarto) in testa al mondiale. Bene, una rivoluzione insomma.

Le conferme

Detto questo, non cambiano ovviamente e improvvisamente i valori in campo solo per l’esito di una “strana” gara.

Marquez resta l'uomo da battere pur non essendo in testa al mondiale, Rossi conferma che quest'anno Yamaha fa qualche passo avanti (peccato non riesca a farlo anche Vinales), Dovizioso c'è anche se non è salito sul podio e Rins dà un ulteriore segnale di crescita. Lorenzo è invece finora il grande assente di questa stagione.