La casa di Hamamatsu sospende la produzione dell’iconica sport-tourer. Ai blocchi una nuova versione nel 2019?

Alla soglia dei 20 anni arriva la parola “fine” per la Suzuki Hayabusa, la super turistica “esagerata” che fece il suo debutto nel 1999 e si impose come moto di produzione più veloce al mondo.


La moto


La dedizione alla velocità era intuibile dal nome: Hayabusa è infatti il nome giapponese del falco pellegrino, l’uccello più veloce del mondo, in grado di toccare i 320 km/h. La tourer sportiva di Suzuki si fermava “solo” a 312 km/h. Il look, dalle linee massicce e molto discusse, era decisamente riconoscibile, così come il propulsore quadricilindrico incastonato nel telaio sviluppato sulla RGV 500 da GP di fine anni ’90: 1.298 cc capaci di sviluppare una potenza di 173 CV. La prima serie aveva un contakilometri “mostruoso”, in cui le cifre arrivavano a segnare i 350 km/h, e sparì solo dopo un accordo con le altre case giapponesi che poneva come cifra limite i 300 km/h. Nel 2008 avvenne un importante restyling, che alzò la cilindrata dai 1.298 ai 1.340 cc, con ulteriore aumento di “cavalleria” e velocità massima: 197 CV e un picco di velocità che, se sulla carta era limitata ai 296 km/h, in realtà arrivava fino ai 325 all’ora. Nel 2013 l'ultimo aggiornamento, con impianto freni Brembo e ABS di serie.


Un addio forzato


Non potendo soddisfare i limiti di emissione fissati dalla normativa Euro4, il destino della Hayabusa era segnato da tempo: tanto che dai listini italiani è sparita già lo scorso anno. Nel resto d’Europa il tempo limite per vendere la moto in concessionaria è fissato al 31 dicembre, e visto che i parametri contro le emissioni inquinanti sono simili anche in altri continenti, la casa di Hamamatsu ha deciso di sospendere la produzione. Visto il ritorno in grande stile della Katana, è lecito pensare che Suzuki abbia in serbo un nuovo modello che riprenda il nome leggendario di Hayabusa per il 2019.

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