Attualità e Mercato

pubblicato il 31 maggio 2012

Terremoto in Emilia: aumenta la benzina

Il secondo sciame sismico ha causato troppi danni: 2 centesimi in più

Terremoto in Emilia: aumenta la benzina

Il terremoto in Emilia-Romagna, ha causato danni così ingenti che il governo è stato costretto ad aumentare le accise sui carburanti per far fronte alle spese per la ricostruzione. Dopo il primo sciame sismico del 20 maggio, infatti, il Consiglio dei Ministri aveva ratificato che non ci sarebbero stati ulteriori aumenti, ma alla luce delle nuove distruzioni avvenute nei giorni scorsi, che hanno portato anche all’interruzione dell’attività lavorativa in Ducati, è stato necessario innalzare ancora il prezzo di benzine e gasoli di due centesimi di euro al litro di carburante che va a sommarsi alle già numerose accise che gravano sul listino ormai attestatosi attorno ai due euro al litro.

Un livello di prelievo economico che mai in Italia era stato raggiunto prima di oggi. Aveva cominciato l'esecutivo Berlusconi introducendo una nuova accisa per aiutare il cinema (+0,7 centesimi), poi una per l'emergenza immigrazione dalla Libia (che era stata definita "temporanea", ma non è stata ancora revocata, +4 centesimi) e infine si è pagato di più la benzina per finanziare i danni delle alluvioni in Liguria e Toscana (+1 centesimo). Senza considerare gli interventi regionali sul prezzo dei carburanti (Puglia, Calabria ed Abruzzo hanno fissato un'imposta aggiuntiva di 2,58 centesimi al litro) siamo arrivati a quattro in un anno, una quota mai raggiunta prima perché dal 1935, anno della famosa accisa sui carburanti per la guerra di Abissinia (l'odierna Etiopia), al massimo era stata introdotta una nuova accisa ogni 365 giorni.

Nel 1956 venne introdotta l'accisa sui carburanti per finanziare la crisi di Suez e poi nel 1963 quella per il disastro del Vajont. Altra catastrofe ambientale che pesò sul prezzo della benzina fu l'alluvione di Firenze del 1966, che venne tristemente seguita in ordine cronologico dal sisma del Belice (1968), quello del Friuli (1976) e in Irpinia (1980). Solo verso la fine degli anni '80, inizio '90, si tornò ad introdurre accise sui carburanti per motivi legati a interventi umanitari: nel 1983 per la missione in Libano e nel 1996 per quella in Bosnia. Ed eccoci al 21esimo secolo, quello in cui le accise sulla benzina si utilizzano per finanziare altri problemi italiani. Nel 2004 uno 0,2 euro in più servì per coprire gli aumenti salariali legati al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri e l'anno dopo una nuova accisa sulla benzina finanziava l'acquisto di autobus ecologici. Dopo sei anni quattro manovre, una dopo l'altra, hanno spinto il prezzo dei carburanti (con l'IVA al 21% che potrebbe presto salire al 23%) verso i 2 euro al litro e dopo l'ultima di Monti per la protezione civile gli automobilisti avevano sperato in una tregua. Invece no.

Autore: Eleonora Lilli

Tag: Attualità e Mercato , 1000 , 600 , mercato , carburanti , lavoro


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