Test

pubblicato il 27 aprile 2012

Triumph Bonneville, Thruxton e Scrambler 2012 - TEST

Un tuffo nel passato con la famiglia "Classic" di Hinckley

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Nei suoi 110 anni di vita Triumph ha sfornato praticamente qualsiasi tipo di mezzi a due ruote, da corsa, da enduro, da speedway e da turismo. Tra tutte queste però c’è una moto più iconica e carismatica di altre: è la Bonneville, Bonnie per gli amici, la roadster bicilindrica che ha preso il nome dal lago salato dove ha ottenuto il record di velocità nel lontano 1959.
Negli anni Sessanta questa motocicletta è stata un oggetto di culto posseduta dalle celebrità e desiderata dagli appassionati di tutto il mondo per via delle prestazioni e della sua linea: istantaneamente è diventata un oggetto andato oltre le mode, fuori dal tempo.
Il vero classico senza età è un oggetto che acquista fascino col passare del tempo invece di perderlo. La Bonneville ne è un esempio perfetto, tanto che Triumph dal 2001 ha riproposto questo modello ottenendo un buon riscontro sul mercato: il segmento "Classic" del marchio inglese è una delle aree di vendita trainanti ed è diventato un punto di riferimento per amanti dello stile retrò e anche dei customizzatori.

Ovviamente i tempi sono cambiati e la Bonneville dei giorni nostri, per quanto riguarda le prestazioni, ha ceduto il passo alle naked e streetfighter col doppio della cavalleria ma l’aura malinconica e leggendaria dei Sixties è rimasta: chi acquista una Bonnie stacca un biglietto per gite nel mitico passato ogni volta che preme il tasto start di avviamento del motore. Non esiste scusa migliore di questa motocicletta per comprarsi un casco aperto, un paio di occhialoni e un giubbotto di pelle vintage. Perdersi in moto e godersi il viaggio e i paesaggi, tutto questo di serie e compreso nel prezzo.

TRE MODELLI, UN SOLO CUORE
Vediamo ora come sono fatte le nuove Bonneville proposte da Triumph. Attualmente la casa di Hinckely non produce solo la riedizione della moto degli anni Sessanta ma ha ampliato la famiglia con alcune sue declinazioni: la famiglia delle Classic è composta dalla Bonneville, dalla sua versione sportiva, la Thruxton e dallo Scrambler, modello riconducibile alle motociclette da fuoristrada di cinquant’anni fa. Questi tre modelli hanno degli elementi costruttivi comuni, per quanto concerne la ciclistica ed il motore. Il propulsore è un grande classico, si tratta infatti di un affidabilissimo bicilindrico parallelo raffreddato ad aria che differisce solo per la fasatura del manovellismo dello Scrambler, 270° anziché i 360° della Bonneville e della Thruxton.

All’inizio della produzione nel 2001 il motore aveva una cubatura di 790 cc alimentato da carburatori, per passare dal 2007 all’iniezione elettronica ed un ulteriore aumento di cilindrata fino agli attuali 865 cc. La potenza sviluppata va dai 57 cv della Scrambler fino ai 68 cv della Thruxton. 67 sono invece i cavalli sviluppati sulle unità che equipaggiano le Bonneville.
La differente fasatura offre inoltre differenti dati per quanto riguarda la coppia, con più tiro a regimi più bassi per la Scrambler, 68 Nm a 4.750 giri/min, mentre 68 e 69 Nm a 5.800 giri/min rispettivamente per Bonneville e Thruxton.

L’altro elemento comune è il telaio, ed anche in questo caso ci troviamo di fronte alla tradizione: la struttura è infatti una doppia culla in acciaio, proprio come una volta. La sola variazione ciclistica sta nell’inclinazione del cannotto di sterzo che offre un’avancorsa con una misura più da "sportiva" - anche se non è propriamente il termine corretto - per la Thruxton, pari a 97 mm.
Il resto della ciclistica è praticamente identico sui tre modelli con forcella Kayaba da 41 mm e coppie di ammortizzatori al posteriore, anche loro Kayaba, con escursioni da 100 a 106 mm. Anche l’impianto frenante è comune con lo stesso disco al posteriore da 225 mm mentre all’anteriore la Thruxton prevede un disco da 320 mm ove invece Bonneville e Scrambler montano un’unità da 310 mm.
Per capire meglio come differiscono i modelli, vediamoli da vicino.

TUTTE LE DECLINAZIONI
La Bonneville è la regina della famiglia delle Classic, il modello che dei tre è sicuramente più richiesto. Nel 2012 Triumph offre la Bonnie in tre versioni: Bonneville, Bonneville SE e Bonneville T100.
Fin dall’inizio si è scritto che questa motocicletta esteticamente è la versione ripresa dell’originale degli anni ’60, perciò non è possibile non iniziare dalla T100.
Già, la T100 è delle tre versioni quella col look più retrò. I cerchi sono a raggi da 19 pollici all’anteriore e 17 al posteriore, la forcella è decorata con soffietti sugli steli, gli scarichi sono gli eterni terminali a bottiglia. Il glorioso passato a due cilindri si accende inserendo le chiavi nel blocchetto posizionato sul lato sinistro del faro. Altro tocco classico sono i pannelli in gomma paraginocchia incollati sul serbatoio. Non esteticamente riusciti invece i finti carburatori a mascherare l’iniezione, elemento comune a tutte le Classic, ed il quadro LCD all’interno della strumentazione per il trip control ed orologio.
La T100 è disponibile in una livrea completamente nera oppure nelle colorazioni Cranberry Red/New England White e Graphite/Phantom Black metallizzato. Un dettaglio d’autore: i filetti che separano i colori sui serbatoi delle versioni bicolori sono realizzati a mano e l’artista che li realizza appone la propria firma sotto il serbatoio, a garanzia di qualità del lavoro eseguito.

Le altre due versioni, Bonneville e Bonneville SE, hanno un look decisamente più anni ’70. I cerchi a raggi lasciano il posto ad una coppia in lega leggera, entrambi da 17 pollici a 7 razze. Una sostanziale modifica estetica riguarda gli scarichi non più a bottiglia ma a megafono, spiccatamente Seventy; con questi semplici tocchi la Bonnie cambia radicalmente aspetto. Il maquillage è completato da differenti fregi sul serbatoio e dai colori, Phantom Black e Aurum Gold. La versione SE offre una strumentazione più ricca con doppio display circolare, che include anche il contagiri.
Altri particolari che la differenziano dalla versione standard sono i fregi cromati sul serbatoio e i coperchi motore in alluminio satinato.
È disponibile in versione monocromatica Phantom Black o negli accattivanti bicolore Intense Orange/Phantom Black o Pacific Blue/Fusion White con dettagli realizzati a mano.
I prezzi delle Bonneville partono da 8.319 euro per la versione standard, 8.974 euro per la Bonneville SE, 9.065 euro per la T100 Black, 9.378 euro per la T100 bicolore fino a 9.990 euro per l’edizione limitata "Steve McQueen" .

All’interno della famiglia di motociclette classiche di un marchio inglese non poteva mancare una cafè racer, la "pronto pista" per uso stradale simbolo dei rockers dell’Ace Cafè di Londra negli anni ’60. La Thruxton è questo: una retro racer con manubrio basso, anche se due mezzi manubri non sarebbero stati fuori posto, sellino monoposto e specchietti bar-end. Le ruote tornano a raggi come sulla T100 mentre gli scarichi sono i medesimi della Bonneville, a megafono. Le altre caratteristiche che la diversificano sono di natura meccanica e prestazionale: come già scritto in precedenza il disco freno è maggiorato e la cavalleria leggermente più alta. I colori proposti per il 2012 sono anch’essi di lignaggio sportivo: Diablo Red con banda bianca e Phantom Black con la classica banda oro.
La Thruxton costa 9.378 euro.

L’ultima componente della famiglia è la Scrambler, una motocicletta che riprende gli esemplari utilizzati nelle gare di regolarità di un tempo. Esteticamente è molto differente dalle sue sorelle, il dettaglio principale che balza all’occhio è lo scarico alto che percorre tutto un lato della moto ma vi sono altri elementi che certificano i retaggi off road come gli pneumatici tassellati che calzano un paio di cerchi a raggi, i soffietti sulla forcella e manubrio largo e con traversino stile cross. Anche il motore fa la sua parte per riportarvi tra gli sterrati delle Sei Giorni con un sound completamente diverso dalle altre Classic per via della differente fasatura. L’indole più "ruvida" è sottolineata dalla semplicità delle opzioni monocolore disponibili: la nuova Matt Black e il Matt Khaki Green in verde militare.
Il prezzo della Scrambler è 9.378 euro.

Triumph non offre solo un’ampia gamma di modelli ma anche una serie infinita di accessori per personalizzare la propria moto: si va da semplici coperchi copri valvole passando per borse laterali fino a scarichi completi Arrow, che conferiscono un sound rotondo e pieno al motore.

IN SELLA: CLASSICHE PER TUTTI
Il comportamento su strada delle tre moto è piuttosto simile. Le Triumph Classiche sono mezzi per tutti, con un motore dall’erogazione elettrica ed abbastanza generosa da farvi dimenticare l’utilizzo del cambio. La sella ed un baricentro basso poi rendono la Bonneville una moto adatta anche a chi è alle prime armi con le due ruote. L’impianto frenante compie il suo onesto dovere a patto ovviamente di non strafare causa le masse in gioco e l’assenza del doppio disco anteriore che almeno sulla Thruxton ci saremmo aspettati di trovare. Fin troppo potente invece l’unità freno al posteriore che, se usata poco delicatamente, tende al bloccaggio.

Il comfort di guida migliore è appannaggio delle Bonneville sebbene gli ammortizzatori siano un po’ troppo duri quando si incontrano buche ed avvallamenti. Sicuramente non è una posizione comoda quella della cafè racer, la Thruxton, per via delle pedane arretrate e del manubrio spiovente che affaticano se utilizzata per molti chilometri.
La Scrambler dal canto suo è forse il mezzo più divertente da utilizzare grazie alla maggiore coppia in basso determinata dalla fasatura a 270° che offre un bel tiro fuori dai tornati. Il manubrio largo permette un buona maneggevolezza e le pedane rialzate poi non vengono limate agli accenni di piega più estrema.
Essendo parente lontana di mezzi off-road, la Scrambler non disdegna la polvere delle strade bianche, ma percorsi più accidentati faranno solo la felicità del vostro meccanico.
Per un uso cittadino le Bonneville sono le più indicate, agili e poco voluminose. Per gite e moto turismo le stesse Bonneville possono essere sostituite anche dalla Scrambler mentre la Thruxton è maggiormente indicata per uscite di medio raggio e per l’orario dell’aperitivo.

C’è solo l’imbarazzo della scelta per immergersi nell’età dell’oro del motociclismo e mille strade da percorrere con la propria bicilindrica. E senza perdere una goccia d’olio...

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Autore: Gianrico Nai

Tag: Test , strada , bicilindriche , 1000 , naked , cruiser , epoca , vintage


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