Test

pubblicato il 3 aprile 2012

Borile Multiuso - TEST

Abbiamo provato la nuova creatura di Borile, pratica in campagna, minimal chic in città

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Siamo a Vo', in provincia di Padova, immersi nei colli Euganei, oggi verdi e rigogliosi, di un British green uguale a quello ben in vista sulle creazioni della Borile Motorcycles.
Zona bellissima, strade tortuose, gente semplice e ospitale, ottima la cucina. Lo sanno bene i Padovani che nel week-end amano passare le ore al fresco tra le fronde, gustando pasti luculliani con la vista sulle vigne ed i boschi. Ad accoglierci troviamo un amico di vecchia data: Andrea Artusi (nuovo responsabile business development), ci fa strada nell’atelier Borile: una fusione ben riuscita di tradizione e passione, una fucina di idee e soprattutto geniali realizzazioni.
Le moto esposte con cura sui tappeti che ornano un ospitale salottino, da un lato i capi d’abbigliamento brandizzati ed in fondo il "cuore pulsante": l’officina.

LA MOTORETTA PER ANDARE A FUNGHI
In bella vista la Borile Multiuso in versione moto-alpinismo, una "motoretta" nata dalla volontà di un uomo che ha saputo dare forma alle proprie necessità, farla diventare oggetto desiderato e siamo sicuri … anche di tendenza. Lui è Umberto Borile.
Persona semplice e schietta che s’intende di ciò che parla. Poche parole con significati che può capire solo chi come lui sa cosa vuol dire guidare. Alla domanda perché hai dato alla luce la Multiuso? (si è quasi offeso quando abbiamo tentato di dargli del "lei") ha risposto: " Volevo una motoretta per andare a funghi con un interasse da cinquantino ed uno sterzo da record!"
La "motoretta" (per noi "Multiuso") porta impresso il suo nome con caratteri militari sul telaio, quasi a voler intendere che qui non si scherza. Un telaio unico per peso ed utilizzo in grado di contenere al suo interno un serbatoio da 5 l e la scatola dell’aria utilizzando la sella come coperchio e convogliatore. Una moto trasversale e poliedrica le cui caratteristiche principali sono la maneggevolezza ed il peso ridotto (84 kg in ordine di marcia).

MOTORE OCCHI A MANDORLA
Il motore è un monocilindrico Zongshen a 4 tempi di 229.5 cc, armonicamente inserito tra i travi in alluminio, costituisce un elemento portante. Questo è caratterizzato da una potenza massima all’albero di 11 kW (15 CV) a 6.200 giri/minuto. A disposizione quindi una coppia estremamente appagante, sempre considerata all’albero pari a 16,5 Nm a 5.500 giri/minuto.
Il raffreddamento è ad aria e l’impianto di scarico con catalizzatore è a doppia camera di compensazione, così è possibile avere un terminale in uscita cortissimo e disposto intelligentemente sotto al forcellone al riparo dalla maggior parte degli urti. Un motore che va d’accordo con le esigenze del mercato con consumi in grado di arrivare a 32 km/l.

CICLISTICA LESS IS MORE
La ciclistica è curata ed efficace per l’uso richiesto alla nostra tuttofare. Le sospensioni sono: forcella telescopica idraulica Marzocchi Ø 40mm all’anteriore e forcellone oscillante in lega stile cantilever con due ammortizzatori (tipo MTB da downhill) regolabili sia in precarico che compressione. Come anticipato, le quote ciclistiche sono mirate ad avere la massima praticità: interasse di 1270 mm, inclinazione cannotto di sterzo 24°, lunghezza 2.000 mm.
I cerchi sono a raggi da 21" sull’anteriore e 18" al posteriore, doppia omologazione per i pneumatici che possono essere sia di tipo trial o dual per un uso meno impegnato.

LA PROVIAMO TRA I VIGNETI
Pensi ad una moto minimalista e ti aspetti sacrifici, invece con multiuso non è così. Inaspettatamente quella sella (larghezza minima 180mm e altezza 815 mm) è ospitale e capace di accogliere anche il passeggero. Il mio metro e settanta di statura, mi permette di tenere i piedi comodamente poggiati a terra. Buona quindi l’accessibilità anche per il pubblico femminile solitamente esigente e capace di apprezzare le soluzioni di buon senso. A bordo si percepisce da subito la sensazione di maneggevolezza, vien voglia di giocarci, di provare qualche manovra che con altre moto non penseresti nemmeno.
Il manubrio è comodo e la posizione ti permette di alzarti sulle pedane in un batter d’occhio. I comandi sono gestibili e a portata di mano, tranne il comando degli indicatori di direzione che a nostro avviso dovrebbe essere invertito di posizione con quello dell’avvisatore acustico.
Giriamo la chiave, che non si trova sul quadro strumentazione, bensì sul lato destro della moto dove sono alloggiate tutte le componenti elettroniche.
Per avviare il motore usiamo lo starter elettrico, lo precisiamo perché è presente anche l’avviamento a pedalina, che funziona benissimo, ed è semplice da usare.
Il sound è quello caratteristico dei monocilindrici, molto regolare e corposo. Il cambio a cinque rapporti ha innesti precisi e non ha mai dato segni di incertezza.

Su strada la nostra agile compagna si dimostra capace di effettuare trasferimenti e rendersi utile tra le insidie con cui la mobilità urbana ci mette alla prova. Una conduzione facile anche tra gli spazi meno accessibili, divertente nei tratti tortuosi, nei continui cambi di direzione e nei tornanti stretti.
L’impianto frenante è dotato di dischi Braking in acciaio inox con disco flottante da Ø 220 mm con pinza a 2 pistoncini all’anteriore e Ø 200 mm con pinza a 2 pistoncini al posteriore. Un dimensionamento funzionale alla progettazione, abbiamo provato a bloccare sull’asfalto la ruota anteriore e non ci siamo mai riusciti, una soluzione questa che si può comprendere solo quando la prova passa sulla terra battuta, dove emergono tutti i pregi di questa "motoretta" (ora capiamo il perché di questo soprannome).
Il peso ridotto permette di poter gestire intuitivamente le reazioni, e il motore è in grado di dare la spinta giusta senza essere troppo tesi per calibrarne la potenza.
Ogni imperfezione del terreno diventa motivo di gioco, ci si mette alla prova con i saliscendi tra le vigne per trovare la giusta intesa. Alla fine trovi con facilità il piacere di una guida rilassata e puoi gustare il paesaggio in piena surplace senza rinunciare anche ai passaggi più hard.

SECONDO NOI
Se dovessimo pensare ad una ipotetica rivale, tutte quelle che ci vengono in mente pesano almeno 30 kg di più o hanno caratteristiche diverse; Multiuso è una moto che va considerata in valore assoluto come prodotto unico nel suo genere.
Una soluzione dinamica ed aggiungiamo con convinzione anche di stile, che dà alle "urban survivor" un nuovo significato. Una moto per il professionista che lavora in zone accidentate, per la gita domenicale e perché no, anche per il modaiolo del centro città.
Il modello in prova è un prototipo, le finiture non sono ancora al top, ma già sono presenti alcuni optional come i tre portapacchi (due laterali ed uno frontale).
Tra le tante dotazioni sono previsti il gancio traino, un set di borse ed alcune soluzioni interessanti come: un faro che possa staccarsi per essere usato nei casi di necessità, un verricello per tirarsi fuori dai guai quando il gioco si fa duro.
La configurazione della multiuso che abbiamo provato è quella da "moto-alpinismo" con rapporti corti e velocità massima di 95 km/h, ne sarà comunque disponibile una seconda con rapporti più lunghi e velocità massima di 110 km/h. Due anche le colorazioni che sono "Military green" e "Desert sand" che hanno in comune la colorazione del telaio che resta nero opaco. Il prezzo al pubblico sarà di 4.700 euro.
Buona scampagnata!

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Autore: Fabio Celin

Tag: Test , monocilindriche , enduro , curiosità , mercato , test , concept , fuoristrada , anticipazione , vintage


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