Epoca e Classiche

pubblicato il 17 marzo 2012

BMW R69 600: L'elegante signora in... frac

Presentata a Bruxelles nel 1955 venne considerata una moto rivoluzionaria

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L’elegantissima bicilindrica "Bayerische Motoren Werke" R69 600 cc, fu prodotta a Monaco-Milbertshofen e presentata al Salone di Bruxelles nel 1955. Fu considerata la moto della svolta, caratterizzata dalla innovativa e particolarissima, all’epoca, forcella Earles.

La più celebre rivista italiana dell’epoca scriveva a riguardo: "La nuova forcella anteriore delle BMW R69 è a bracci inferiori oscillanti, ed è stata derivata da quella impiegata con eccellenti risultati sulle macchine da corsa e da record della Casa di Monaco". Per quanto innovativa del sistema delle sospensioni, la Earles appesantiva la motocicletta, ma le donava parimenti una definita linea che immancabilmente denotava una robustezza morfologica. Inoltre aveva reazioni diverse da quelle delle classiche forcelle telescopiche: in frenata o in accelerazione, infatti, rimaneva decisamente rigida con innalzamento dell’avantreno.

La BMW R69 fu prodotta per accogliere l’eredità della sportiva R68, famosa motocicletta "delle 100 miglia", blasonata e capace di sfiorare i 160 km/h. Non fu solamente la forcella ad essere innovativa, ma anche la parte posteriore del telaio, con un forcellone oscillante imperniato ad esso, che donava alla bella R69 un comfort impagabile. In un documento dell’epoca si poteva leggere che le BMW R69 erano "macchine di chiare pretese sportive. Il telaio a doppia culla in tubi di grosso diametro reca all’estremità posteriore gli ammortizzatori tele idraulici a doppio effetto, che sono ancorati al parafango; quest’ultimo è di tipo avvolgente, per aumentare l’efficacia protettiva e per consentire un’ampia corsa di molleggio alla ruota, che si approssima ai 10 cm., poiché gli ammortizzatori presentano un’escursione di 95 mm., contro gli 80 mm. consentiti dal precedente molleggio ad astucci telescopici. Il braccio oscillante destro contiene l’albero di trasmissione lavorante in bagno d’olio ed assolutamente al riparo da qualsiasi agente ambientale, poiché si è provveduto all’adozione di un manicotto di gomma protettivo (posto attorno al giunto cardanico) all’uscita dell’albero del cambio. L’albero di trasmissione comunica con la ruota attraverso il solito sistema di coppie coniche. La sospensione anteriore viene realizzata con una forcella a bracci inferiori oscillanti, di costruzione molto robusta per resistere alle varie sollecitazioni".

Un altro importante documento, risalente alla metà degli anni Cinquanta, specificava ancor meglio le peculiarità di questo modello, affermando che "la classica linea delle bicilindriche tedesche BMW, con le loro tradizionali sospensioni telescopiche, introdotte dalla Casa di Monaco fin dal 1934, prima sulle macchine da corsa e subito dopo su quelle di serie, è apparsa notevolmente mutata con la presentazione dei nuovi modelli 1955. Essi sono infatti caratterizzati da un nuovo telaio elastico, con sospensioni a bracci oscillanti sia anteriormente che posteriormente, che è stato realizzato in base all’esperienza diretta scaturita dalle competizioni sportive. È noto infatti che la BMW, già da un paio d’anni, aveva adottato per le sue bicilindriche da corsa e da record un telaio con sospensioni a bracci oscillanti che diede ottimi risultati: tale soluzione è stata ora trasferita sulle macchine di serie, che beneficeranno in tal modo di questo miglioramento tecnico di notevole importanza e di caratteristiche funzionali nettamente superiori alle sospensioni telescopiche adottate fin’ora. La BMW non le ha però rinnegate del tutto, mantenendole invariate sui modelli turistici, è più precisamente sulla bicilindrica di 600 adatta per il traino del sidecar, per due ragioni principali: anzitutto perché, considerate le particolari caratteristiche, non era strettamente necessario dotarla delle nuove sospensioni e poi anche per comprensibili ragioni commerciali. Esportate in settanta paesi del mondo, le macchine avrebbero logicamente declassato i precedenti modelli".
La ciclistica del motociclo teutonico dall’aspetto massiccio, ma decisamente gradevole, poteva essere definita come "completamente oscillante" ed il telaio aveva un disegno singolare, in particolar modo nella sua zona posteriore, proprio ove si potevano notare le due teste degli ammortizzatori, saldate alla struttura tubolare.

L’R69 era dotata di sella unica, alla quale poteva aggiungersi un cuscino posteriore per il passeggero e, su richiesta, anche di una sella lunga. Un utilissimo vano per gli attrezzi era celato dietro la ginocchiera sinistra. Il manubrio misurava 650 mm. e non era assolutamente largo rispetto al motore, la distanza delle cui teste misurava infatti ben 725 mm. Come per tutte le BMW bicilindriche boxer, anche per la R69 era decisamente evidente il disassamento dei cilindri; la livrea era in smalto nero con una doppia filettatura bianca. Sul faro poteva notarsi la chiave di contatto, con la serratura protetta da uno sportellino scorrevole; il tappo del serbatoio, di generose dimensioni, veniva direttamente dai modelli militari ed era sicuramente molto comodo e pratico, vista la sua ottima tenuta.
Rispetto alla R68, che era dotata di cerchi da 19", la R69 montava quelli da 18" con pneumatici della stessa misura, sia anteriormente che posteriormente, 3.50x18. La trasmissione era quella robustissima a cardano, con un giunto di tipo scorrevole, soluzione che sarebbe rimasta immutata fino al 1987, quando venne introdotto il giunto doppio.
La pregiata R69 poteva essere abbinata al classico sidecar Steib, fabbricato a Norimberga ma, in quel caso, sarebbe cambiato il rapporto finale che da 3,18, sarebbe passato a 4,25.
La produzione della costosissima R69 terminò nel 1960 e gli esemplari prodotti furono ben 2.965, alcuni dei quale destinati al mercato statunitense e costruiti con piccoli particolari dissimili a quelli del modello europeo, quali: il manubrio leggermente sollevato con un traversino cromato che congiungeva i suoi bracci; il parabrezza in stile U.S.A.; due borse laterali molto capienti dalla linea molto morbida e sinuosa e due fari supplementari ai lati del tondo faro principale.
Un simpatico aneddoto valeva per la Ford Model T molti anni prima, ma si poteva sicuramente ritener valido anche per la pregevole R69 che poteva "essere ordinata in qualsiasi colore il cliente la desideri … purchè questo colore sia il nero"!

Autore: Pier Paolo Fraddosio

Tag: Epoca e Classiche , bicilindriche , 600 , epoca , vintage


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