Sport

pubblicato il 6 gennaio 2012

Dakar 2012: il racconto di Federico Ghitti

Il sogno e la moto in fiamme, di un pilota privato

Dakar 2012: il racconto di Federico Ghitti
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Oggi i piloti che hanno preso parte alla Dakar 2012 si sono spostati in carovana verso Diego de Alambro, in Cile, visto che lo Stage 6 è stato annullato a causa delle cattive condizioni metereologiche. Allo Stage 5 avevamo parlato di due moto in fiamme, ed una di queste era quella di Federico Ghitti (l’altra era di Andrea Fesani), uno dei tanti italiani che stava partecipando alla gara e che fortunatamente è rimasto illeso. Analizziamo la sua storia, ed in esclusiva per OmniMoto.it, vi forniamo il suo racconto dell’accaduto.

Il bresciano aveva preparato tutto come si "deve" fare per questo tipo di gare: un corretto allenamento quotidiano (due sessioni al giorno), un ottimo meccanico a disposizione, Marco Consoli, un giovane che ha preso parte nei mondiali supermotard con Aprilia ed Husqvarna, nonchè meccacnico KTM da cinque anni nei vari campionati italiani ed europei di cross... e poi ancora, un’assistenza molto simile a quella di un team ufficiale, con un furgone 4x4 per seguirlo passo passo. Infine, la moto, una KTM 450 Rally, considerata la migliore moto per questo tipo di eventi, un mezzo vincente, come del resto stanno dimostrando i due piloti che sono davanti a tutti in classifica. Tutto studiato e calcolato per offrire a Federico il meglio che un privato possa chiedere.

Per chi è superstizioso, qualche segnale c’era stato. Un’influenza prima della partenza, un ginocchio gonfio in Argentina, un filtro sporco della moto che ha creato qualche grattacapo. Purtroppo però in gara non si può calcolare tutto. Ecco cosa ha dichiarato Ghitti appena è arrivato al bivacco: "Dopo circa 100 chilometri di speciale, superate le dune di Fiambalà,
l’insidia principale di giornata, stavo procedendo con Gianernesto Astori in un tratto molto impegnativo: un piccolo canyon di "fesh fesh", l’insidioso terreno sabbioso tipico del deserto, con una consistenza apparentemente solida, pronto a rivelarsi una trappola di polvere finissima e impantanare i mezzi che lo percorrono. Abbiamo raggiunto una decina di piloti, fermi a rifiatare, e ci siamo fermati anche noi qualche minuto. Una volta ripartiti,
– continua Ghitti – la pista seguita da Astori era leggermente differente dalla mia, ma ci vedevamo a distanza: eravamo nella direzione giusta.

Procedendo a meno di 40 km/h sul difficile terreno sabbioso pieno di arbusti, la mia concentrazione era esclusivamente sulla bussola, non essendoci punti di riferimento verso cui puntare nella desolata landa che stavamo percorrendo. Improvvisamente, inizio a sentire un forte
calore ai piedi. Mi maledico: evidentemente una scelta sbalgiata nei calzini tecnici indossati...
Il caldo continua, e quando diventa insopportabile abbasso lo sguardo verso gli sivali: il motore è in fiamme!

Mi fermo improvvisamente e salto giù dalla moto: senza pensarci la lascio in terra, e immediatamente le fiamme si fanno alte, al punto da non riuscire ad attivare il pulsante di richiesta di soccorso satellitare che avrebbe subito allertato l’organizzazione. In cinque minuti la moto, con tutta la strumentazione gps e i sistemi di comunicazione previsti dall’organizzazione erano sciolti. In 10 minuti non esiteva pù nulla: c’erano almeno 20 litri di benzina nei serbatoi ad alimentare il rogo. Ero solo, senza aver potuto mandare il segnale alla centrale operativa. Poca l’acqua rimasta nel "camelbag" (lo zaino borraccia), immancabile per ogni motociclista in corsa, e 47°C la temperatura ambiente.

Paura, sia per lo shock di esser in un’attimo fuori gara in modo così drammatico e crudo, sia per la più lucida razionalizzazione della situazione potenzialmente mortale. Per fortuna funzionava il telefono cellulare che porto spento nella tasca della tuta di gara: riesco a chiamare Marco, il mio meccanico che, dal bivacco attiva i soccorsi ed in meno di un’ora sento le pale dell’elicottero: uno dei più bei suoni mai sentiti..."
.

Ed in fine, Federico termina così: "Davvero inspiegabile la dinamica: condizioni difficili ma ‘normali’ per la moto, progettata per la Dakar. Nessun colpo preso, tutto sembrava procedere per il meglio fino a un istante prima. E, in questa corsa, la mia non è la prima KTM a fare la stessa
fine: ora dovremo analizzare attentamente l’accaduto e capire esattamente cosa può essere successo. Ero in forma, e avevo ancora tanto da dare..."
.

Comprensibile l’arrabbiatura del pilota, abbastanza evidente dalle sue parole, ma Ghitti nel 2009 così dichiarò: "Mai più alla Dakar!". Già, dicono tutti così, ma ora un po’ di riposo, un buon piatto di pasta... italiana e le immagini dei suoi colleghi che si divertono, potranno, per la seconda volta, fargli cambiare idea nuovamente. Federico, ci vediamo alla Dakar 2013!

Autore: Fabio Caliendo

Tag: Sport , enduro , personaggi , gare , fuoristrada , piloti , personaggi famosi , rally , dakar 2012


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