Attualità e Mercato

pubblicato il 28 dicembre 2011

Insidia visibile? Niente rimborso al centauro

Motociclista fa un incidente a causa di un dosso e non vede un euro di risarcimento

Insidia visibile? Niente rimborso al centauro

Nell’eterna lotta fra motociclisti e Comuni, con al centro della disputa lo stato osceno delle strade, questa volta è l’Ente locale a spuntarla. Infatti, la sentenza 60054 del Tribunale di Roma del 12 ottobre 2011, e depositata in Cancelleria il 26 dello stesso mese, fa felice l’amministrazione capitolina. La questione è semplice: un centauro non s’è accorto per tempo di un dosso (un rialzamento del manto stradale), è caduto e ha riportato lesioni fisiche, chiedendo il rimborso al Comune di Roma; che gliel’ha negato e ha vinto in Tribunale. Scendiamo nei dettagli, perché è giusto che i proprietari di moto e scooter sappiano e si regolino di conseguenza.

Si tratta del Tribunale in composizione monocratica; mentre la causa civile di Primo Grado riguarda un atto di citazione notificato nel 2004, con cui un motociclista conveniva in giudizio il Comune di Roma per sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti in conseguenza del sinistro occorsogli nel 2002. L’uomo aveva perso il controllo del mezzo "a causa di un anomalo rialzamento del manto stradale (dosso) causato dal riempimento di una buca venutasi a creare nello stesso"; sbandava e cadeva in terra, invadendo l'opposta corsia di marcia, dove veniva investito da una Fiat Uno, riportando lesioni personali.

Il Comune di Roma chiedeva di essere autorizzato a chiamare in causa le ditte appaltatrici del servizio di manutenzione e sorveglianza stradale "all'epoca del sinistro ed uniche responsabili dell'evento"; "contestava la fondatezza della domanda e instava per essere manlevato e garantito dalle imprese chiamate di quanto fosse condannato a pagare". Insomma, paghino quelle aziende, casomai.

Per fortuna, il Tribunale riteneva che il Comune di Roma non potesse scaricare le colpe sulle ditte: "La giurisprudenza è ormai concorde nel ritenere che l'affidamento della manutenzione stradale in appalto alle singole imprese non sottrae la sorveglianza e il controllo al Comune, per assegnarli all'impresa appaltatrice, che così risponderebbe direttamente in caso d'inadempimento, derivando dalla stessa titolarità della strada e dalla destinazione di essa al pubblico uso il dovere per l'ente proprietario di far sì che quell'uso si svolga in condizioni di normalità e senza pericolo per gli utenti".

Ma poi il Tribunale respingeva la richiesta di rimborso del centauro. I motivi? "Una teste ha riferito che il motociclista urtò contro un dosso posto al centro della sua corsia, perdendo l'equilibrio e andando a invadere l'opposta corsia". Il dosso a circa 10 metri dalle tracce di scarrocciamento della moto è stata rilevata anche dagli agenti della Polizia Municipale intervenuti poco dopo l'incidente. Tuttavia, "il nesso causale tra il dosso e la caduta appare interrotto dal comportamento colposo dello stesso danneggiato, costituente il cosiddetto fortuito incidentale, idoneo ad escludere la responsabilità del custode". Cioè del Comune.

Attenzione: "dal rapporto della Polizia Municipale e dalle fotografie riproducenti lo stato dei luoghi al momento del sinistro emerge come il sinistro si sia verificato in condizioni di luogo e di tempo favorevoli all'avvistamento, da parte di qualunque soggetto, del lieve rialzamento del manto stradale: il fatto ebbe luogo alle ore 18.30 del 1° aprile e, quindi, in condizioni di piena visibilità, in presenza di condizioni atmosferiche buone, su un tratto rettilineo di strada urbana asfaltata, avente fondo asciutto". E ancora: "La lunghezza della frenata (oltre cinque metri) e dello scarrocciamento della moto (oltre 20 metri) e i gravissimi danni riportati da quest'ultima, divenuta completamente inutilizzabile, evidenziano poi la non modesta velocità a cui procedeva l'attore".

Quindi, guida imprudente, velocità non adeguata alle circostanze. Comune salvo. In tutto questo poi, sono sempre da considerare diversi parametri: una carenata, strisciando sull’asfalto, ha un coefficiente di attrito diverso da una enduro priva di carena e con meno superfici che "strisciano" sull’asfalto stesso...

Dove sta la beffa? Che con lo stato pietoso dell’asfalto delle città, qualsiasi tipo di guida e qualunque velocità sono inadatti. Si dovrebbe sempre andare a due all’ora per evitare buche, tombini, binari del tram sporgenti, dossi improvvisi, dossi artificiali, dossi enormi, dossi inventati. Così è facile vincere per i Comuni.

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , strada , varie , codice della strada , incidenti


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