Test

pubblicato il 29 dicembre 2011

Kawasaki Z750R - PROVA

La "Zetina R-acing" convince sotto ogni aspetto

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La Kawasaki Z750 è una delle naked più vendute in Italia, anzi, se a questa sommiamo la "versione R", scopriremo che è la nuda più amata dagli italiani (almeno quanto ad immatricolazioni…). La "Zetina" normale conta infatti 1.249 immatricolazioni, mentre la "versione R" ben 912. Sommandole si ottengono 2.161 moto (dati Ancma aggiornati a novembre 2011). Ma qual è il segreto del suo successo? Prestazioni equilibrate, look "manga" piacevolissimo allo sguardo ed un prezzo estremamente concorrenziale.

I clienti che però non lesinano con il gas, volevano qualcosa di più, ed ecco che la Casa di Akashi ha pensato di accontentarli con la "versione R", la naked sportiva che vi proponiamo in questa prova e che è arrivata sul mercato nel 2011. Uno scalino sopra rispetto alla base (vedremo cosa cambia), per una moto che va a confrontarsi con la Triumph Street Triple R e la BMW F800 Chris Pfeiffer Edition (che però non è più a listino). Vediamo i prezzi: la Z750 costa 7.870 euro, mentre la "R" viene 8.880 euro. Per l’inglese occorrono 9.166 euro e per la tedesca ci volevano invece 9.419 euro.

NON SOLO… COLORE
Il design della Z750R riceve degli aggiornamenti molto mirati, mantenendo però un look sempre molto accattivante ed azzeccato. Con questi piccoli accorgimenti la "R" diventa ancora più aggressiva e va a differenziarsi da quella "base". Il cupolino è diverso e a struttura composita, e dietro questo la strumentazione riceve un lieve aggiornamento delle grafiche, con una "R" che fa mostra di sé al centro del contagiri analogico. Non cambia il display LCD che include informazioni quali il tachimetro, il contachilometri totalizzatore, il contachilometri parziale, la temperatura dell’acqua, l’indicatore del livello carburante e l’orologio. Cambiano poi diversi particolari, come il parafango anteriore, gli indicatori di direzione più piccini, gli specchietti retrovisori di qualità superiore ed una tinta bicolore del serbatoio che vanta una striscia dorata decorativa. Includiamo nell’estetica anche il manubrio, modificato e dotato di manopole posizionate più esternamente di 7 mm e più corte.

SQUADRA CHE VINCE…
Diciamo subito che il propulsore è il medesimo della Z750 standard. Del resto il quattro in linea da 748 cc ha la giusta potenza, 106 CV a 10.500 giri/min, ed un’ottima coppia, 78 Nm a 8.300 giri/min, per l’utilizzo stradale. I tecnici dunque si sono concentrati sulla ciclistica che andiamo subito a scoprire.

CICLISTICA EVOLUTA
Se il motore della "Zetina" non cambia, non si può certo asserire lo stesso della ciclistica. La forcella, sempre a steli rovesciati ma completamente regolabile, è da 41 mm ed è quella che monta la sorellona, la Z1000 (my 07/09). La prima metà di escursione è uniforme, mentre nella metà inferiore si fa più rigida grazie alle molle progressive. Al posteriore troviamo sempre una sospensione Uni-Trak, ma su questo allestimento offre anche un serbatoio dell’azoto separato; inoltre è stato modificato di 2 mm il tirante della sospensione (da 174 a 172 mm), con l’obiettivo di migliorarne l’azione iniziale e di assorbimento. L’opera d’arte è però il forcellone, in alluminio pressato, più leggero e che sostituisce il tubo squadrato in acciaio del modello standard.

Veniamo ora ai freni. Anche questi derivano dalla Z1000: abbiamo dunque delle pinze anteriori a quattro pistoncini ad attacco radiale che "mordono" dei dischi a margherita da 300 mm spessi 6 mm (contro i 4,5 standard). La pompa del freno anteriore è a comando radiale, ed i tubi sono rivestiti in acciaio (anche per il freno posteriore). Volendo si può avere anche la versione ABS, tarato specificatamente per un utilizzo più sportivo.

DIVERTIMENTO ASSICURATO
Veniamo ora alla prova di questa Z750R. La qualità delle plastiche e degli accostamenti è la medesima della "Zetina" standard, tutto è curato e ben fatto. La verniciatura bicolore poi, è molto accattivante, ed al semaforo non si passa certo inosservati. L’avviamento è prontissimo e tirata la frizione questa è morbidissima. Classico "clack" all’inserimento della prima, e con due accelerate capiamo che il propulsore è il quattro in linea di sempre, pronto sin dai bassi regimi. Lasciata la frizione ritroviamo la modulabilità già apprezzata su altre "verdone". Pochi metri però, ci bastano per capire che la "R" è diversa: le imperfezioni del manto stradale bastano per "sentire" le sospensioni più rigide.

Snoccioliamo una marcia dietro l’altra, accompagnati dal sound dello scarico bello cupo, e dal motore che ha un sottocoppia bello pieno. In città c’è meno comfort rispetto al modello standard per via delle sospensioni più "chiuse" e della sella poco imbottita. Anche i freni anteriori sono più aggressivi, ma si mantengono comunque estremamente modulabili.

Prima di uscire fuori città ci fermiamo a fare benzina (la moto percorre in media 17 Km/l) e riscontriamo un piccolo ma importante difetto: inserita la chiave nel tappo serbatoio e ruotata nella serratura, una volta alzato completamente, la chiave si avvicina troppo al serbatoio e si corre il rischio di piegarla. Attenzione a questo dunque.

Ripartiamo subito in cerca di qualche curva, e arrivati in collina iniziamo ad apprezzare le qualità della ciclistica, ora decisamente più precisa, sia nell’impostazione della curva che nel mantenimento del punto di corda. E’ questa la principale differenza con la Z750 standard. Inoltre, cacciavite alla mano da buon "smanettone", basta "lavorare" di click per cucirsi la moto addosso. Anche il freno anteriore ha fatto progressi, mantenendo la giusta modulabilità, ma aumentando la potenza frenante che è di un gradino sopra la Z750 standard. Impeccabile quello posteriore; difficilmente si arriva al bloccaggio e consente di rallentare la moto in curva alla perfezione.

Aumentando il ritmo, l’unico difetto viene dal peso eccessivo della moto nei cambi di direzione. Nei "pif paf", le curve ad "esse" per capirsi, la moto risulta un po’ lenta. Il segreto sta nel fare molta pressione al manubrio e spostando velocemente il corpo da una parte all’altra. Questa "goffagine", si rivela però un pregio nei curvoni veloci, dove la moto risulta stabile, a patto di chiudere bene i gomiti e avvicinarsi al serbatoio con il corpo in modo da non creare "effetto vela".

La Z750R è dunque una moto matura sotto ogni aspetto. Un propulsore perfetto per l’utilizzo stradale, dei freni potenti e modulabili, delle sospensioni che garantiscono la corretta taratura, ed un look dinamico. Poche le vibrazioni, i nuovi specchietti garantiscono una buona visuale ed i consumi sono nella media. Rimane dunque da lavorare sul peso globale della moto. Un’ultima cosa: il codone sarà anche molto bello e filante, ma nel sottosella non entra niente. Per trovare un piccolo spazio per un bloccadisco bisogna togliere la sella del pilota tramite una levetta; non molto pratico. Un consiglio, lasciate il passeggero a casa!

CI PIACE
Design
Sospensioni
Freni

NON CI PIACE
Tappo serbatoio
Assenza vano sottosella
Peso nei cambi di direzione

ABBIGLIAMENTO TEST
In questo test abbiamo utilizzato:
Casco Shark
Guanti e giacca Alpinestars
Stivaletti TCX

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Autore: Fabio Caliendo

Tag: Test , strada , naked , quadricilindriche , test , prove


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