Curiosità

pubblicato il 28 dicembre 2011

Non ti dispiace l'idea di un sidecar?

Ecco una carrellata sugli esemplari più bislacchi

Non ti dispiace l'idea di un sidecar?
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Quando si parla di sidecar l’immagine che si forma subito nella mente è quella di Indiana Jones che viene inseguito dai terribili nazisti ne "I predatori dell’arca perduta" o, al più, qualche esemplare anni ’60 visto passare a qualche raduno storico.

Sicuramente gli appassionati di corse e di endurance avranno ben in mente i sidecar da competizione, su strada o addirittura su percorsi da cross, dove il passeggero, detto amichevolmente "la scimmia", si butta letteralmente fuori dal carrozzino per tenere bilanciato il mezzo, arrivando a toccare l’asfalto o la terra, anche con la spalla.

Già questa è pura follia, come una volta ci ha confermato lo stesso David James, oggi International Press Manager Ducati, Campione del mondo Sidecar nel 1997, 1998 e 1999, come passeggero di Steve Webster: "E’ molto divertente e bisogna lavorare in squadra… però sì, è un po’ folle: può capitare che voli letteralmente via in una curva e il pilota se ne accorge solo se lo superano e glielo dicono".

Eppure l’idea di avere un carrozzino, certamente non da competizione, solletica molti: chi per non separarsi dall’amato amico a quattro zampe, chi per la fidanzata che lamenta la scomodità della sella, chi perché semplicemente intrigato dalla stranezza del mezzo. Ecco, questi ultimi sono forse quelli più interessanti, quelli che decidono di realizzare dei carrozzini spettacolari da imbullonare al telaio della propria moto.

Il fenomeno non è nuovo e già dagli anni ’60 si sono cominciate a vedere stravaganze a tre ruote girare per il globo, come una mamma che aveva collegato la carrozzina del proprio bebè ad una Lambretta, instillando (o forse in questo caso installando) di fatto al proprio marmocchio, l’amore per la strada e i motori fin dalla più tenera età.
L’unico limite posto all’arte del "carrozzinamento" è la fantasia e questa, sembra proprio non mancare a tanti centauri irrequieti.

Chi collega alla propria moto stile seconda guerra mondiale un aeroplanino con tanto di elica, chi fonde letteralmente moto e macchina da corsa, chi unisce due icone assolute dell’automotive come la Vespa e il furgoncino Volkswagen anni ’60 o chi si lancia in "virtuosismi al traliccio" utilizzando una MV Agusta F4, senza contare chi allestisce improbabili mezzi per il puro gusto della goliardia.

Se invece si volesse qualcosa di più sobrio e facilmente realizzabile, mettendo in conto però una discreta spesa, si possono acquistare sidecar già fatti con annessa la moto (il più delle volte si tratta di Triumph o Vespa) o commissionare la costruzione, installazione ed omologazione di un carrozzino per qualsiasi moto si possegga già. Il più famoso a fornire questo tipo di servizi, in Italia, è Centoallora, mentre se si vuole realizzare qualcosa di meno classico, bisogna armarsi di buona volontà e fare le cose artigianalmente.

Dipende molto dalle proprie capacità e dalla propria caparbietà nell’inseguire una visione, come ci ha già insegnato Ghraydon Wallick con la sua
Wallick Dual Leaning Machine. Per chi non ricordasse, il buon Wallick, o il folle Wallick, ha collegato due carrozzini alla sua Kawasaki, uno per lato come fossero le gondole dell’Enterprise, e, mediante un dispositivo da lui realizzato e brevettato, ha fatto in modo che queste pieghino insieme alla moto.

Non tutti hanno conoscenze e capacità per realizzare modelli simili, questo è vero, ma spulciando sui vari siti di inserzioni di vendita, si trovano anche esemplari interessanti a pochi euro. Certo non tutti hanno il coraggio di andare in giro con un aeroplano attaccato alla moto, ma in fondo, non sarebbe male vedere più spesso qualche viso sorridente che sbuca da un qualche sidecar, classico o bislacco che sia.

Autore: Redazione

Tag: Curiosità , varie , trike


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