Special e Elaborazioni

pubblicato il 30 dicembre 2011

ERKY: il Monster secondo Giordano Loi

L'ultima realizzazione dell'artista e preparatore sardo

ERKY: il Monster secondo Giordano Loi
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Quando penso alla Sardegna la prima parola che mi viene in mente è "passione"… Sì perché nella bella terra al largo delle coste italiane tutto è passione e tutto viene vissuto con una veracità sconosciuta ai più.
Chi conosce a fondo il territorio sardo ha sicuramente ben chiari in mente gli incredibili paesaggi dell’entroterra che, con le sue strade meravigliose, è perfetto per i motociclisti in cerca di curve a profusione. La terra dei quattro mori, però, non dimentica affatto le esigenze degli enduristi, con territori affascinanti da esplorare in fuoristrada. Oggi però, non intendiamo parlarvi della passione di chi con la propria moto va in Sardegna, ma di quella di qualcuno che ci vive, e che lì è nato.
Vogliamo parlarvi di Giordano Loi, motociclista per passione e artista, prima per vocazione e poi per professione. Giordano, che è nato a Dorgali, a due passi da Cala Gonone e dal Monte Tiscali, ha da molti anni cercato di trovare la sua dimensione artistica trasportando sulle due ruote il gusto estetico e le capacità artistiche proprie di altri ambiti.
Sue sono state svariate realizzazioni che si sono viste negli anni ai saloni italiani, e sua è la moto di cui vi parliamo oggi, la Erky. Per chi scrive, poi, Giordano è anche diventato un caro amico, con una amicizia nata un po’ per colpa della sua prima realizzazione, che non esitai a definire una "profanazione" di un modello storico. Fu proprio discutendo con Giordano di quella moto che a me proprio non andava giù, che mi accorsi del reale approccio artistico che Loi aveva voluto infondere a quella sua creazione, che non doveva essere bella né aggraziata, ma semplicemente la trasposizione della sua arte.

Da quell’incontro in poi, con Giordano sono sempre in contatto e ricevo gli aggiornamenti sulle sue nuove creazioni di cui l’ultima è la Erky che vedete in queste foto, e di essa voglio parlarvi, con un botta e risposta con Giordano.

Gio', negli anni hai messo mano a tante moto, ma il 99% di esse sono Ducati. Dopo tante carenate, però ti mancava un Monster, da quanto ci stavi pensando?
"Il pensiero di reinterpretare un’icona come il Monster mi solleticava da tempo. In Ducati, all’idea di rinnovare il loro modello più venduto ed intramontabile devono avere sudato freddo… come si fa a rinnovare senza cambiare una virgola? Chi compra un Monster , vuole un Monster! Una moto nuda, semplice ed essenziale nelle sue forme, dove ogni esercizio di stile avrebbe fatto a pugni con l’identità stessa che contraddistingue questo modello. Io non avendo pressioni di nessun genere, se non quelle dettate dal mio buon senso, ho creduto doveroso tenere come idea di base la moto nuda, semplice, evitando però di cadere nella caricatura. Il nome stesso "Monster Evo" per me, strizza troppo l’occhio al marketing, credo sia più ragionevole dare un nome diverso ad un figlio, che autocelebrarsi con L’appellativo Jr … tenere la sostanza acquisendo una nuova identità. Nasce quindi il progetto Erky".

Si ma Erky che significa?
"L'Erky è il mostro per antonomasia, nella lingua Dorgalese… ma vi è un precedente storico, negli anni 70 un noto fabbro del mio paese creò un'opera in ferro che sconvolse l’opinione pubblica per le sue proporzioni gigantesche e per la quantità di ingranaggi che prendevano vita al movimento di una leva… incutendo timore e rispetto allo stesso tempo. L’ imprinting nell’immaginario collettivo è vivo ancora oggi e il pensiero di rendere omaggio ad un artista defunto prematuramente mi sembrava cosa buona e giusta".

Da che moto sei partito?
"Lo scheletro su cui modellare la muscolatura è quello di un Monster S4R, un modello che mi piaceva sia per via del monobraccio in traliccio che per la giusta dose di cavalli.
Sin dai disegni preparatori ho capito che alcuni componenti vitali, come la batteria potevano essere spostati per poter lasciare spazio alla benzina, oltre che far alloggiare senza problemi la pompa benzina e relativa flangia in Ergal del 999. La batteria è stata quindi spostata sotto la sella creando un supporto in acciaio inox. La soluzione ha giovato anche per quanto riguarda la distribuzione dei pesi, centralizzandoli, il regolatore di tensione è ora ancorato inferiormente e può raffreddarsi meglio. Ho eliminato il compensatore per i vapori dell’olio dotando il blocco motore di una nuova valvola di sfiato accompagnata da un filtro a cono della Bmc.
Sempre alla ricerca del massimo spazio disponibile sopra il cilindro verticale ho costruito una nuova staffa per ospitare la centralina e relativi componenti ausiliari.
Una caratteristica che doveva contraddistinguere il mio serbatoio, consisteva nel lasciare a vista il filtro aria, una soluzione che prevedeva quindi una presa d’aria triangolare da disporre centralmente. Questo elemento distintivo avrebbe poi enfatizzato il suono di aspirazione a scapito però dell’incolumità del motore se fosse stato abbandonato sotto un getto d’acqua … ma si sa che le cose preziose non si lasciano incustodite… tuttavia non mi preoccupava, avendola già sperimentata sull’Astore Supertwin, quando era ancora dotato dei carburatori Keihin, esaltante dal punto di vista del sound e neanche tanto impegnativa per controindicazioni"
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Puoi descriverci l’impianto formale estetico della tua creatura?
"Formalmente il serbatoio si può riassumere con la raggiatura centrale che richiama il profilo di quello del Monster, assieme al raccordo con la sella, comoda ma forse eccessivamente larga. Dalla mediana in poi ho tenuto un profilo stretto come la sella per poi farlo allargare come se vi fossero dei muscoli dorsali che incastonano il foro di aspirazione. Le gambe del pilota hanno poi lasciato l’impronta sulla fascia centrale, un segno che caratterizza molto la vista laterale alla pari delle scalfature con la fibra di carbonio a vista.
Il retrotreno è caratterizzato dalla sella originale rimodellata asportando la porzione del passeggero, così come il telaio stesso è stato tagliato all’altezza dei maniglioni. Il suo andamento particolarmente orizzontale limitava notevolmente la percezione del dinamismo. Una volta saldato al T.I.G un nuovo traversino per chiudere la struttura ho disegnato un nuovo telaietto minimale da imbullonare al telaio,relegando ad esso il ruolo di supporto targa e scarico.
Mantenendo la sella originale e dovendo contenere gli ingombri la forma stessa della coda mi sembrava quasi obbligata, una sorta di pinna di squalo, arcuata e semplicissima nello sviluppo dei piani, con l’unico vezzo da ricercare nel solco che ospita parte del gruppo ottico posteriore, che tuttavia caratterizza, nel suo spezzare la linea teorica, un segno forte.
In fine ho sostituito il faro originale con quello del Monster Evo, più consono alla linea del mezzo, anche se qualche disegno per il gruppo ottico lo avrei… ma si sa che un elemento del genere è un po’ difficile da realizzare nel proprio garage…"
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Giordano, bisogna ammettere che la Erky è davvero affascinante. E se qualcuno volesse replicare il tuo lavoro?
"Beh, gli stampi per trasformare un Monster in un Erky sono già pronti, quindi se qualcuno fosse interessato non deve far altro che cercarmi!

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Special e Elaborazioni , bicilindriche , 1000 , tuning , special , curiosità , tecnica , interviste


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