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pubblicato il 25 luglio 2011

Ducati Speed Days 2011: Dario Marchetti primo e secondo

Sotto il diluvio dell'Red Bull Ring l'italiano porta a casa due bei risultati

Ducati Speed Days 2011: Dario Marchetti primo e secondo

C’era una volta la Ducati Speed Week in Austria, gara che tutti i ducatisti portano nel cuore perché ha sempre costituito l’occasione per portare in pista le proprie amate bicilindriche e gareggiare in una competizione amatoriale per la quale non veniva richiesta la licenza di pilota.

La Speed Week storicamente si teneva a Zeltweg, ma quando venne chiuso il circuito nel 2004 dovette migrare prima a Brno nella Repubblica Ceca, e poi in Ungheria al Pannoniaring, dove si tiene tutt’ora, organizzata dai colleghi italiani di Mondo Ducati.

Nel frattempo, però, Dietrich Mateschitz, il padrone della Red Bull, divenuta proprietaria della struttura, aveva avviato i lavori di rimodernamento del tracciato, presto ostacolati dagli ambientalisti austriaci. Dopo molte peripezie il tracciato, che nel frattempo ha cambiato nome da A1 Ring all’ovvio Red Bull Ring, è stato ultimato ed inaugurato nella primavera 2011 e la Ducati Austria non ha perso l’occasione per riportare i suoi clienti in pista.
Non potendo più utilizzare lo storico nome di Ducati Speed Week, la manifestazione è stata rinominata Ducati Speed Days e si corre secondo lo stesso spirito di un tempo con l’importante vantaggio che anche qui non è richiesta la licenza per gareggiare.

L’unica differenza con la Speed Week, che peraltro si terrà il prossimo weekend, è che in Austria sono ammessi a partecipare piloti di ogni estrazione, mentre in Ungheria si corre solo se non si è professionisti.

DARIO MARCHETTI TORNA ALLA VITTORIA
Tra gli italiani iscritti alla prima edizione dei Ducati Speed Days c’era l’immancabile Dario Marchetti, pilota immagine per Ducati, e un caro amico per chi scrive.
Dario si è presentato al Red Bull Ring per correre in due classi, la Superbike e la BOT, Battle of The Twins, ma il maltempo ha fatto di tutto per complicargli la vita.

La pioggia ha infatti falcidiato la griglia di partenza della Superbike che, a fronte di 44 piloti in prova, ha visto schierarsi in griglia solo 12 moto.
La gara in sé non ha avuto storia: è stata vinta dall’austriaco Sepp Hunger, in sella alla Ducati ufficiale che lo scorso Noriyuki Haga aveva usato nel mondiale della categoria. Marchetti, in sella a una Ducati privata, è scattato in seconda posizione e l’ha mantenuta fino in fondo.
"La pista sotto la pioggia battente era terribile - ci ha raccontato Dario - in fondo al rettilineo c’erano fiumi d’acqua su cui lo sterzo si chiudeva, per colpa dell’aquaplaning. Non ho voluto spingere oltre un certo limite perché subito dopo avrei corso anche nella Battle of Twins dove avevo il miglior tempo, e non volevo rischiare di gettare tutto alle ortiche".

Ne è valsa la pena, perché Darioha vinto alla grande la BOT, alla guida di una Pierobon F042 allestita e preparata dalla Lenci Racing di Roma. La sua è stata una vittoria in solitario, senza che nessuno riuscisse ad attaccarlo: "Sinceramente è stato facile – ha detto poi Marchetti – avevo una gran bella moto e io ero a mio agio, già nelle prove avevamo dominato. Quello che è stato veramente difficile è stato arrivare in fondo: la pista era viscida e sono stato costretto ad aumentare il controllo di trazione sempre di più: alla fine ero arrivato all’ultimo livello, perché ad ogni accelerazione c’era il rischio di intraversarsi. Invece il sistema funziona molto bene, la moto è leggera e si controlla altrettanto bene. Ho finito bagnato fradicio, ma ne valeva la pena!".

Due ottimi risultati per un pilota che, non dimentichiamolo, quest’anno ha spento 50 candeline e lo scorso hanno è stato vittima di un grave incidente a Rijeka, che lo ha tenuto lontano dalle moto e, con le conseguenze del quale, ancora oggi Dario deve fare i conti allenandosi tantissimo.

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Sport , bicilindriche , pista , superbike , curiosità , gare , autodromi , piloti


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