Test

pubblicato il 3 aprile 2006

Moto Guzzi Griso 850 - TEST

Provata la mini-Griso!

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Mandello del Lario – Sulla falsa riga di quanto accade da sempre nel mondo delle quattro ruote, moto guzzi apre il ventaglio della proposta di Griso, introducendo quella versione 850 che sembra essere il perfetto anello di congiunzione tra la Casa di Mandello e quella gigantesca fetta di clientela che desidera una moto affascinante pur non sentendosi a proprio agio nell’aver a che fare con una cilindrata al di sopra del litro.

Insomma, ora non ci sono proprio più scuse per non portarsela a casa, anche perché di certo non si può dire che Griso 850 sia l’edizione economica della 1100: distinguerle al primo colpo d’occhio, ve l’assicuriamo, è veramente difficile, così come è altrettanto impegnativo capire se la Griso su cui vi state divertendo come dei bambini al Luna Park sia l’una o l’altra versione.

Ecco perché abbiamo paragonato la nuova gamma moto guzzi – vale anche per Breva 1100/850 - a quella di una Casa automobilistica: tra una berlina millesei ed una duemila dello stesso modello, solitamente, le differenze che si colgono nell’immediato si limitano a qualche dettaglio estetico…mentre nel mondo delle due ruote, a parte casi che si possono contare sulle dita di una mano, i modelli inferiori propongono non solo un cuore meno dotato ma anche uno stile ed una dotazione di accessori che fanno presto rimpiangere di non aver pensato più in grande.

Differenze estetiche, insomma, poche: il telaio passa dall’essere verniciato di grigio ad un più pacato nero, mentre il gruppo motore/trasmissione ed i cerchi in lega fanno l’esatto opposto passando dal nero al grigio. Diversi anche i tubi di scarico, che hanno un “giro” più breve, così come si nota – ed è un peccato - l’assenza del voluminoso radiatore dell’olio sul lato destro del propulsore. Tutto qui? Sì, ma se proprio proprio vogliamo andare nel dettaglio, anche le decal sui fianchetti riportano la sigla Griso 850 in luogo del precedente 1100: come dire...un aiutino ve lo diamo!

La cilindrata del propulsore avrà fatto sobbalzare sulla sedia più qualche guzzista, ma a parte il nome e la forma del “guscio esterno”, del suo recente passato questo V90 trasversale ha ben poco. Deriva integralmente dall’unità montata con successo da Breva e Griso 1100 e ne conserva tutti gli aspetti tecnologici che l’hanno reso celebre…a partire dalla omologazione antinquinamento Euro3 per arrivare alla iniezione elettronica Multipoint.La diminuzione della cilindrata, però, ha portato alcuni cambiamenti: la riduzione della corsa (da 80 mm a 66 con alesaggio immutato a 92 mm) ha permesso di eliminare una candela e radiatore dell’olio, a tutto vantaggio dei costi di gestione e del prezzo di listino finale.

I cavalli messi a disposizione dagli 877 cc. di Mandello, ovviamente, sono inferiori a quelli del fratellone da 1064 cc. anche se 72 CV a 7.800 giri e 66 Nm di coppia massima a 6.600 giri  i sembrano valori estremamente interessanti, in particolar modo se confrontati con quelli della concorrenza.

Su strada la piccola Griso si comporta in modo sostanzialmente identico alla 1.100: l’abbiamo provata in settembre in quel di Mandello, rimanendo davvero stupiti di come in moto guzzi fossero riusciti a racchiudere, in uno stesso progetto, la bellezza di una concept bike dal passo lungo e la sella bassa e la facilità di guida delle migliori rappresentanti della categoria naked.

Un vero mistero che si perpetua anche nel modello 850, un po’ meno allegro ai bassi regimi rispetto al 1100 ma non certamente in deficit di ossigeno quando si tratta di cercare la prestazione. Questo nuovo ottoemmezzo va davvero bene e quella mancanza di potenza ai regimi medio bassi lo fa addirittura apparire più lineare rispetto al fratellone over-size. Rimane qualche leggera indecisione quando si spalanca il gas con l’ago del contagiri nelle zone medio basse, ma la cosa non è molto fastidiosa e quindi non c’è bisogno di studiare stratagemmi particolari per…non averci a che fare.

Quello che sorprende, ed è merito della taratura perfetta dei rapporti del cambio, è la facilità con la quale Griso 850 prende giri e velocità, tanto che in un paio di occasioni ci siamo ritrovati a chiamare un rapporto che non c’è: eravamo già in sesta!
Ok, ok, i limiti della strada vanno rispettati ma non abbiamo resistito alla tentazione di vedere sul display fino a dove ci si poteva spingere, ed arrivati a 185 km/h abbiamo deciso di mollare nonostante ci fosse ancora qualche centinaio di giri a disposizione.

Ottimo il cambio, secco e preciso anche a caldo, così come ci ha stupiti per morbidezza la trasmissione cardanica. Rispetto alla 1100 è stato cambiato anche il parastrappi e, fortunatamente, è stato limata anche quella sensazione di “on/off” che abbiamo notato con le Griso pre-serie nel corso del test di settembre.

Per il resto è rimasto tutto ma proprio tutto invariato: le sospensioni sono efficacissime e collaborano al meglio con in telaio per assicurare grande maneggevolezza ed angoli di piega da sportiva. Un solo appunto riguarda la taratura del mono scelta dai tecnici moto guzzi: Sandro Amoroso, collega espertissimo nella regolazione delle sospensioni, in occasione del lancio di Griso 1100 suggeriva di aprire di 5 click il registro del ritorno, operazione eseguita con successo anche stavolta.

Parliamo di Griso quasi fosse una supersportiva ed in effetti, ve l’assicuriamo, le sensazioni che si provano spiegazzando sui lungo-lago o nei tornanti di montagna sono assai simili a quelle di moto dall’anima pistaiola, come la Ducati Monster. Anche l’impianto frenante è dello stesso avviso, con il doppio disco anteriore sempre pronto a frenare con forza la corsa di Griso ed un disco posteriore forse un po’ troppo “presente” e con il quale ci vuole qualche km in più per…instaurare un buon rapporto.

Quanto costa Griso 850?
10.990 euro. Un prezzo che può apparire forse un tantino esagerato, anche perché solitamente con i modelli d’accesso alla gamma si cerca di stare appena sotto i 10.000. Ma ritornando al discorso iniziale, Griso 850 è nata con un concetto automobilistico: motore diverso ma componentistica pressoché identica. Essendo ques’ultima di primissima scelta, siamo certi che quei 1.000 euro in meno sono stati addirittura sudati: c’è da capire se convenga prendere l’una o l’altra. A voi la scelta, ma sappiate che…non ci sono più scuse.

In questa prova
- Giubbotto Dainese Click-0 D-Dry
- Stivali Dainese Mig Touring Goretex
- Paraschiena Dainese Wave3
- Casco Dainese Airstream Course Mugello
- Guanti Spidi Penta

Autore: Redazione

Tag: Test , strada , bicilindriche , naked


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