Attualità e Mercato

pubblicato il 20 giugno 2011

Gomme: doppia mazzata ecologica. I nostri dubbi

Due contributi per lo smaltimento dei pneumatici fuori uso: uno è di 3-4 euro, l'altro non si sa...

Gomme: doppia mazzata ecologica. I nostri dubbi

A distanza di pochi giorni ritorniamo sull’argomento della tassa sullo smaltimento dei pneumatici.
Cominciamo col dire che l’intento è lodevole, ossia combattere le ecomafie e favorire lo smaltimento corretto gli pneumatici fuori uso; tuttavia, trattasi di ennesima mazzata per il portafoglio dei motociclisti, che fanno seguito a rincari d’ogni tipo (carburante, Rca, pedaggi): parliamo dei due contributi previsti da un regolamento appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale (come previsto dal decreto 152/206). Non tasse allo Stato, ma pur sempre quattrini.

Il primo partirà il 7 settembre (oppure l’8, il 9 o il 10, il ministero dell’Ambiente comunicherà la data precisa a breve): chi acquisterà pneumatici nuovi da un gommista pagherà un contributo all’Ecopneus. Obiettivo, il futuro recupero delle gomme. È denaro che va a una società senza scopo di lucro per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e la destinazione finale degli pneumatici fuori uso, creata dai principali produttori di pneumatici. Qual è l’ammontare del contributo? Il ministero dell’Ambiente sta per comunicarlo, badandosi sui costi al chilogrammo per lo smaltimento: è verosimile una somma di 3-4 euro a gomma.

Così prendono avvio le procedure e gli adempimenti organizzativi, mentre tra meno di 90 giorni si entrerà nella fase gestionale vera e propria: partirà il ritiro gratuito degli pneumatici fuori uso presso 30.000 tra gommisti, autofficine, sedi di flotte di veicoli su tutto il territorio nazionale e il successivo invio agli impianti di trattamento e/o di valorizzazione.

Si pensi che, ogni anno, in Italia, arrivano a fine vita circa 380.000 tonnellate di pneumatici risultanti dalla sostituzione degli pneumatici sui veicoli in circolazione: vengono immessi per il ricambio 30 milioni di pneumatici derivanti da autovetture, due milioni derivanti da autocarro, tre milioni da mezzi a due ruote e 200.000 da mezzi industriali e agricoli. Di quei 380.000, circa 100.000 se li sbranano le ecomafie per il business dello smaltimento illegale: due miliardi di euro in cinque anni. Il sistema, appunto, sarà sostenuto dal contributo ambientale.

Ribadiamo: intento lodevole. È anche vero che il contributo verrà evidenziato in tutti i documenti fiscali di vendita degli pneumatici e quindi visibile e valutabile in ogni passaggio. Così come è innegabile che questo contributo sostituisce un costo (spesso) incluso nel prezzo di acquisto e montaggio di pneumatici nuovi: è dovuto alle spese di recupero a carico del gommista. Uno degli obiettivi del nuovo sistema è rendere trasparente e chiaro il valore del contributo, per poterlo controllare. Dalla data di partenza del sistema, il gommista non dovrà più sostenere questo costo. Bene. Ma le multinazionali del pneumatico non potevano provvedere da sé, senza il nostro contributo?

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E non basta. Il 7 ottobre (possibili date, 8, 9, 10 ottobre) partirà il secondo contributo. Qualcuno sussurra sui 3-4 euro a gomma, altri dicono di meno, altri di più, in attesa che il ministero dell’Ambiente lo comunichi. Il regolamento dice questo: "Il contributo è riscosso dal rivenditore del veicolo all’atto della vendita di ogni veicolo nuovo nel territorio nazionale e versato in un fondo appositamente costituito presso l’Automobile club Italia (Aci), utilizzato per la copertura dei costi di raccolta e gestione degli pneumatici dei veicoli a fine vita". Per veicolo, si intende anche le moto. Quindi, chi comprerà una moto nuova pagherà l’ecocontributo, che confluirà in un fondo dell’Automobile club italiano. Né Stato né Ecopneus. Ma pur sempre denaro. Che finisce delle casse dell’Aci. Non proprio un modello di efficienza…

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , curiosità , mercato , gomme


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