Test

pubblicato il 24 maggio 2011

Prova Moto2 Team JiR: noi come De Angelis

Abbiamo provato al Mugello la MotoBI 2010 di Alex De Angelis

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Ci sono occasioni da prendere al volo: un autodromo tra i più belli del mondo: quello del Mugello, una vera moto da corsa da mondiale, la MotoBI Moto2 e un turno intero a nostra disposizione per provarla.
Beh, delle tre possibilità, la più interessante è proprio la terza, perché di norma, quando capita che qualche squadra faccia provare una moto da corsa a dei giornalisti, il test si riduce a tre giri al massimo, compresi quelli di ingresso e uscita dalla pista. Nella prova che vi proponiamo oggi, invece, grazie all’intervento della Dunlop abbiamo avuto a disposizione la MotoBI 2010 di Alex De Angelis per un intero turno al Mugello… roba da partire a piedi in pellegrinaggio con una settimana di anticipo!

LA MOTO
La Moto2 che abbiamo provato è quella con cui Alex De Angelis ha corso lo scorso Campionato del Mondo di Moto2, arrivando undicesimo in classifica generale.
Il marchio che campeggia sul serbatoio è proprio quello della MotoBI, storico brand italiano che oggi appartiene ad un’azienda austriaca, che si occupa della componentistica.
Il Team JiR fa capo a Gianluca Montiron titolare della squadra JiR che ha sede nel Principato di Monaco e che in nove anni di attività si è distinta sia in 250 GP che in MotoGP facendo crescere nomi del calibro di Andrea Dovizioso.
La Moto2 del Team JiR è costruita sulla base di telaio e forcellone forniti dalla TSR azienda giapponese specializzata in questo campo. Si tratta di una struttura piuttosto convenzionale, realizzata in lega leggera scatolata e saldata. La ciclistica che abbiamo provato noi è quella del 2010, la quale non prevedeva la possibilità di regolare la posizione del motore all’interno del telaio né del fulcro del forcellone, mentre l’evoluzione 2011 che De Angelis sta utilizzando ora, è dotata di questi accorgimenti.
Il layout del telaio è abbastanza tradizionale: un doppio trave superiore molto ben realizzato anche se, a nostro avviso, un po’ abbondante nelle dimensioni. Con ogni probabilità la TSR, in fase di sviluppo del prototipo, ha preferito adottare schemi tecnici consolidati e affidabili piuttosto che lanciarsi in voli pindarici di dubbia riuscita.

Le sospensioni sono entrambe Öhlins con la forcella della serie FG 366 a cartuccia pressurizzata, steli da 42 mm e piedini ribassati forgiati. L’ammortizzatore è l’ Öhlins TTX Moto2, realizzato appositamente sulle specifiche del Team JiR per questa moto. Il forcellone ha schema tradizionale con capriata di rinforzo superiore e leveraggi posizionati inferiormente. Il layout del leveraggio è diverso rispetto allo Unit Pro-Link della Honda CBR 600RR, e infatti prevede montaggio tradizionale con fissaggio superiore al telaio.
L’impianto frenante è tutto Brembo, con dischi da 290 mm e pinze monoblocco e pompe radiali, ma sono stati provati con successo anche impianti con pinze e pompa Accossato. Le ruote sono fornite dall’italiana O.Z. Racing nelle misure standard per i pneumatici Dunlop specifici per la Moto2 con misure di 125/75-17 e 195/75-17.
Tutto il resto della componentistica, telaietti, piastre di sterzo, la carenatura etc è realizzato appositamente in Austria per questa Moto.
Motore ed elettronica sono come da specifiche Honda per la Moto2, quindi un pacchetto completo approntato dalla GEO Technology.

IN SELLA
Con un po’ di apprensione, dovuta al valore del mezzo, riceviamo la MotoBI dal tecnico del Team JiR, il quale ci spinge lungo la corsia box per l’avviamento. Seconda marcia, una bella "sederata" e il quadricilindrico del CBR 600RR si avvia prontamente. I primi metri sono sufficienti a capire che l’erogazione scelta dalla Honda per la Moto2 non è affatto spinta; la moto infatti gira benissimo anche ai bassi giri e non è necessario sfrizionare per partire. Anche salendo di giri si ritrova la piacevole erogazione del quadricilindrico Honda, solo leggermente incattivita agli alti regimi, ma comunque sempre dolce e progressiva.

La posizione di guida è da fantini: De Angelis è piuttosto alto (180 cm) ma adotta comunque pedane molto rialzate ed arretrate. Il manubrio è basso ma correttamente angolato e non affatica nella guida e il cupolino è ben disegnato per offrire buona copertura aerodinamica. La leggerezza della ciclistica e la struttura scatolata purtroppo portano ad un tasso di vibrazioni superiore in confronto ad una Honda CBR RR di serie, concentrate soprattutto sulla pedana destra.
Il primo giro ci è necessario per prendere le misure alla moto e per parametrarsi sui suoi standard. Seguendo le traiettorie che pochi minuti prima tracciavamo con una moto stradale, infatti, ci si ritrova inesorabilmente a passare sul cordolo interno alla curva per via della gran velocità di inserimento.
Capito ciò, iniziamo a ritardare le staccate facendo affidamento sull’ottimo feeling che l’impianto Brembo ci propone e iniziamo a pennellare traiettorie meno rotonde rispetto a quelle di una CBR stradale, ma molto più efficaci.

Con la MotoBi Moto2 si tirano staccate mozzafiato, grazie anche al supporto stabile e sicuro degli slick Dunlop, e ci si butta in curva con i freni ancora tirati. La fase di percorrenza è quella in cui la moto dà le maggiori soddisfazioni e fa sentire che si è alla guida di una vera moto da corsa. La velocità di percorrenza è infatti elevatissima e la stabilità a centro curva è da riferimento. Al Mugello, però, in due punti avvisavamo un po’ di chattering, che si manifestava nelle curve veloci come la Casanova-Savelli e l’Arrabbiata 2 sotto forma di una fastidiosa vibrazione all’avantreno. A nostro avviso il fenomeno è imputabile al fatto che il telaio è molto rigido e leggero e richiede una messa a punto molto accurata sulle esigenze del pilota.
La trazione in uscita di curva è invece ottima, complice anche la coppia tutt’altro che mostruosa del quattro cilindri Honda, che dolcemente porta fuori dalle curve senza problemi. Nelle varianti veloci, come le Biondetti la moto mostra che uno dei suoi punti di forza è proprio la maneggevolezza alle velocità elevate. Alla famigerata esse velocissima del Mugello, infatti, è possibile entrare pelando appena il gas e poi riaprendolo subito puntando verso l’esterno della curva senza paura per racimolare qualche chilometro orario in più che si rivelerà importantissimo per la staccata della Bucine.

LA BANDIERA ARRIVA SEMPRE TROPPO PRESTO
Purtroppo, anche nelle storie più belle arriva un fattore esterno a condizionare negativamente il finale, che nel nostro caso ha la forma della bandiera a scacchi che pone inesorabilmente termine al nostro turno. Rientriamo mesti ai box con in testa il pensiero più classico: "Proprio ora che iniziavo a divertirmi!", ma contenti di aver avuto una opportunità unica e di aver reso la moto indenne al Team.

La MotoBi Moto2 ci ha stregato, come ogni vera moto da corsa sa fare, e ci ha fatto desiderare il possesso di un oggetto simile con il quale dedicarsi a splendide giornate in pista alla ricerca dell’assetto ideale e del miglior tempo sul giro, senza dimenticare il piacere di guida.
Un piacere che, ahinoi, costa caro, visto che il Team JiR ci fa sapere che sono disponibili delle moto replica di quella che abbiamo provato oggi, con un listino che, a seconda dell’allestimento, parte da 60.000 euro, per salire rapidamente fino a quota 120.000.
Un sentito ringraziamento va alla Dunlop che ci ha permesso di partecipare a questo test, con una moto esclusiva e divertentissima su una pista tra le più belle del mondo.

In questo test abbiamo utilizzato:
Casco X-Lite X802
Tuta, Stivali, Guanti Alpinestars

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Test , special , pista , test , anticipazioni , gomme , tecnica , gare , autodromi , moto2 , prove


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