Attualità e Mercato

pubblicato il 16 maggio 2011

Rispettare il limite di velocità? Non basta per evitare l'omicidio colposo

E' necessario dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare l'incidente

Rispettare il limite di velocità? Non basta per evitare l'omicidio colposo

Ricordate il recente articolo sul divieto di sosta trasformatosi in omicidio colposo? State bene a sentire quest’altra vicenda altrettanto terribile. In una notte del giugno 2002, sulla tangenziale Est di Milano, un ragazzo alla guida di un’auto con a bordo due passeggeri (una minorenne) ha un colpo di sonno devastante. Vettura in testacoda, ferma in terza corsia. Due su tre si salvano, ma la minorenne, proprio mentre fa per abbandonare il veicolo, viene investita da una macchina. E muore. L’investitrice procedeva sotto i 90 km/h, che è il limite di velocità in tangenziale. Ma la Polizia la multa per l’articolo 141 del Codice della Strada: "Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in
condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile". In due parole, l’investitrice guidava sotto il limite, ma comunque troppo veloce.

IN TRIBUNALE
In sede penale, viene condannato il ragazzo per omicidio colposo. In sede civile, viene stabilito che c’è stato concorso di colpa in omicidio colposo. In senso civilistico, ripetiamo. A lui il 65% della colpa, alla guidatrice il 35%. Il milione di euro circa di rimborso (da parte delle Assicurazioni del ragazzo e dell’investitrice) va ai genitori della vittima. Ma perché i giudici hanno sentenziato così? Fondamentalmente, perché nel verbale era scritto che l’investitrice correva troppo (pur sotto il limite). Ha poi inciso il fatto che, stando alla perizia, lei occupava la terza corsia mentre fosse obbligata a stare nella seconda (la prima era già piena).

DAL CODICE CIVILE
D’altronde, la legge parla chiaro. L’articolo 2.054 del Codice Civile dice "Il conducente di un veicolo è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno". Quindi, la condanna deriva dal fatto che l’investitrice non ha fatto tutto il possibile per evitare l’incidente: "dura lex, sed lex". Che questa vicenda sia di monito per tutti i motociclisti e automobilisti: stare nei limiti di velocità non basta; anche se può suonare retorico, massima prudenza, sempre. La velocità va commisurata (fra l’altro) alle condizioni del traffico.

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , sicurezza , codice della strada


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