Attualità e Mercato

pubblicato il 12 maggio 2011

Sosta vietata? Pericolo di omicidio colposo

Muore un motociclista: condannata la proprietaria di un'auto in sosta vietata

Sosta vietata? Pericolo di omicidio colposo

Vicenda complessa e delicata quella OmniMoto.it cercherà di illustrarvi nel modo più chiaro possibile. Milano, via Castelbarco, il 16 luglio 2009: una automobilista 22enne parcheggia l’auto (una Kia Picanto) in sosta vietata all’incrocio.
Un imprenditore giapponese su Toyota Avensis, a 25 km/h, non rispetta la precedenza e centra un centauro 29enne sulla sua Buell (procedeva a 91 km/h, contro il limite di 50), che muore sul colpo.
Si va in tribunale: adesso, il Giudice delle indagini preliminari, Luigi Varanelli, condanna la donna con rito abbreviato a sei mesi di reclusione con la condizionale per concorso in omicidio colposo (ovviamente, la giovane non andrà in galera).

Il motivo della condanna? La sua Picanto, in divieto di sosta all’incrocio, ha impedito la visuale al conducente dell’Avensis. E tutto questo anche se l’incidente è avvenuto di notte (con visibilità ridotta). A nulla è valso che il motociclista andasse in città a 91 km/h e che il giapponese non abbia rispettato la precedenza. Situazione complicata dal fatto che una seconda auto, una BMW X3, fosse in sosta vietata all’incrocio e ostruissse anch’essa la visuale: il proprietario dell’X3 ha voluto essere processato con il rito ordinario, ed è stato rinviato a giudizio omicidio colposo.

SENTENZA GIUSTISSIMA
È vero: la moto non rispettava il limite; e l’Avensis del giapponese (condannato anch’egli per omicidio colposo con rito abbreviato) non ha rispettato la precedenza. Però è ora di finirla con tutte le soste vietate che ostacolano la visuale agli incroci. Sono pericoli pubblici. A pagarne le conseguenze è soprattutto chi va in moto: è un utente debole della strada, giacché molto meno visibile dei vari bestioni circolanti in città, dalle vetture sempre più muscolose ai Suv, passando per i crossover. Allo stesso modo, proprio OmniMoto.it richiamò l’attenzione su un altro comportamento pericolosissimo degli automobilisti: aprire lo sportello senza sincerarsi dell’arrivo di una moto. È il caso trattato dalla sentenza numero 42498 del 1° dicembre 2010 (terza sezione penale) della Cassazione.

UN "OMICIDIO INDIRETTO"
Non siamo forcaioli, ma una pena evita la reiterazione del reato, favorendo l’incolumità degli altri e per rieducare il condannato. È una questione di educazione civica e sicurezza stradale dei motociclisti. La sosta vietata può configurare una specie di omicidio indiretto: non esiste solo l’omicidio diretto della vettura che impatta contro un altro veicolo.

Autore: Redazione

Tag: Attualità e Mercato , sicurezza , codice della strada , incidenti


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