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pubblicato il 8 marzo 2006

MotoGP vs SBK

Come A e B o c'è dell'altro?

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Il primo scontro – indiretto – fra MotoGP e Superbike si è consumato domenica scorsa, con la diretta televisiva dei test IRTA di Barcellona (per rendere interessanti i quali ci vuole una bmw in palio in una sessione cronometrata, però…) e la prova australiana del mondiale delle derivate di serie. Togliamoci subito il sassolino dalla scarpa: chi ha deciso di piazzare una differita (peraltro mutilata della Supersport, evidentemente indegna di venire trasmessa in TV) della SBK allo stesso orario dei test IRTA? La giornata è composta di 24 ore – proprio in quella “finestra” la si doveva collocare? Mah, a questo punto non si capisce davvero perché La7 paghi i diritti…

La gara della SBK, dicevamo, ha confermato quanto visto in Qatar: un mondiale esaltante, imprevedibile, fatto di gare tesissime e che ha guadagnato nuovi protagonisti di primo piano. Una gara che ha divertito ma che ha fatto scatenare qualche polemica sul valore dei piloti e del campionato. Vediamo di capire perché.

Parlavamo di nuovi protagonisti, e non è difficile capire che stessimo parlando di Barros, Rolfo, Xaus e del rientrante Bayliss. Il terzo è un campione del mondo SBK, il quarto un ex protagonista di SS ed SBK, gli altri due piloti che hanno corso in vari campionati della MotoGP – tutta una carriera il primo, qualche anno il secondo – e che quest’anno hanno “ripiegato” sulla Superbike per trovare un mezzo competitivo.

Operazione brillantemente riuscita, a giudicare dai risultati: Barros si è permesso di “mordere il codone” di Corser e della sua onnipotente suzuki GSXR K6 in sella ad una honda non proprio all’ultima moda, Rolfo ha portato a casa un quinto e un settimo posto con una ducati F05 (con gestione elettronica pesantemente ridimensionata se non annullata) gestita da una squadra privata. Bilancio estremamente positivo: dopo due sole gare sono saliti alla ribalta assoluta – uno se l’è giocata fino alla fine con il campione del mondo – nonostante una dotazione tecnica non di primo piano.
Dei due “rientranti” già sapete: Bayliss è in testa al mondiale (non fosse stato per una scelta di gomme non ottimale a Phillip Island e per l’efficienza del launch control yamaha a Losail forse avrebbe ancora più vantaggio), Xaus è tornato a dimostrarsi pilota veloce e spettacolare.

Allora, quale polemica? Semplice: che risultati raccoglievano tutti questi piloti in MotoGP?

Passiamo dal pilota veloce ma ormai pensionabile (Bayliss, reduce da una stagione disastrosa sulla Honda e da una deludente sulla ducati dopo un esordio positivo) all’onesto mestierante del manubrio con sporadici sprazzi di brillantezza (Barros) distribuiti con il contagocce in una carriera durata 15 anni, di cui buona parte su moto ufficiali. Per non parlare del disintegratore di carenature battuto dal compagno di team rookie della categoria (Xaus) e del buon pilota dal valore specifico difficilmente decifrabile per questioni di dotazione tecnica (Rolfo). Tutti sono tornati in SBK ottenendo buoni risultati subito: non esattamente una testimonianza del valore intrinseco del mondiale SBK.

MotoGP e SBK, quindi, come serie A e serie B? Francamente, per quanto mi riguarda, no o quantomeno ni. In primis, perché l’esame pragmatico dei freddi numeri non racconta tutta la storia. In secundis, perché il fatto che una Superbike sia intrinsecamente più sfruttabile (e quindi permetta a più piloti di raggiungerne il limite sull’arco di gara con minore impegno) non significa che il pilota non conti nulla. Una SBK è più facile da guidare di una MotoGP, inutile girarci attorno, ma richiede altresì uno stile diverso, che tenga in considerazione il maggior peso e la minor rigidità del mezzo, e che quindi sia meno incentrato su velocità da capogiro a centro curva.
Non è automatico, per capirci, che chiunque scenda da una MotoGP vada fortissimo su una SBK, anzi: vengono in mente almeno un paio di piloti che faticherebbero non poco ad adattare il loro stile alla guida più “ruspante” di una SBK. Chi è – o era – un brocco in MotoGP si è dimostrato tale anche in SBK. Possiamo però dire che i primi cinque della MotoGP si confermerebbero i primi cinque anche in SBK, mentre un campione del mondo della SBK non è automatico sia un protagonista assoluto nell’altra serie: Edwards e Bayliss, per citare i più recenti, hanno brillato solo a sprazzi in MotoGP.

Assodato che la MotoGP, per caratteristiche intrinseche di rigidità, potenza e sofisticatezza, è quindi più impegnativa della SBK e “screma” di più i piloti, noi che facciamo parte del pubblico facciamoci una domanda. Una serie elegge il miglior pilota in assoluto, e richiede tale e tanto impegno a team e pilota da far sì che una minima distrazione, una imperfezione di messa a punto, un leggero calo fisico determinino distacchi di secondi al giro.

Risultato: gare in cui, in media, i protagonisti sono due, massimo tre, su una rosa di cinque. L’altra serie è fatta di moto più “comprensive”, che permettono al pilota – entro certi limiti – di rimediare a qualche errore, mettere una pezza a problemi d’assetto e non lo spremono come un limone in due giri se ha più di 30 anni. Risultato: i protagonisti papabili sono una decina, si sorpassano due volte al giro, e non è raro vedere gare con cinque o sei piloti in un paio di secondi all’arrivo.

Quale preferite vedere?

Autore: Edoardo Licciardello

Tag: Sport , motogp , superbike


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