Test

pubblicato il 15 febbraio 2011

Honda SW-T600 2011 - TEST

Viaggiare in prima classe con il nuovo maxiscooter Honda

Honda SW-T600 2011 - TEST
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La Honda ha nel proprio Dna il voler primeggiare in tutti i settori e, quando il mondo degli scooter si aprì alle grosse cilindrate, ormai dieci anni orsono, fissò subito il suo record. Il suo maxi di allora, che si chiamava Silver Wing 600 doveva essere lo scooter di maggior cilindrata sul mercato, il più potente e il più veloce. E così fu, almeno fino all’arrivo del mastodontico Suzuki Burgman 650. Il Silver Wing, si è poi evoluto nell’arco degli anni, con l’introduzione della cilindrata 400, ed è rimasto in listino, fino al 2009. In quell’anno, infatti, è stata introdotta la nuova generazione di maxiscooter Honda, che ha assunto la denominazione SW-T. Il primo ad entrare sul mercato è stato il fratello minore di 400 cc, mentre la versione di maggior cilindrata è arrivata nel 2010, riservata al mercato giapponese, e oggi viene introdotta anche in Italia.

SUPERLUSSUOSO
Il nuovo SW-T600 vuole ribadire il suo ruolo di leader nel segmento di mercato degli scooter di fascia alta e lo fa con un equipaggiamento e un look lussuosissimi. Il design è lo stesso del modello 400, fatto di forme morbide e flessuose e di linee che si rincorrono su più piani differenti per dare un’immagine opulenta del veicolo. Da più parti sono presenti evidenti richiami al mondo automobilistico, nel taglio dei fari, delle frecce e soprattutto nella strumentazione.
La carenatura del SW-T600 è stata disegnata per offrire la massima protezione a pilota e passeggero, quindi troviamo uno scudo molto ampio, sormontato da un parabrezza di serie e una pedana disegnata in modo da deviare i flussi d’aria lontano dal corpo. La sella è indubbiamente sontuosa, con due piani ben distinti e doppio schienalino sia per il pilota che per il passeggero. Vista la mole del veicolo è stato deciso di tenere molto basso il piano sella, che è a soli 755 mm da terra in modo da permettere a piloti di tutte le taglie di poggiare i piedi saldamente al suolo.
Per il passeggero è a disposizione una sella molto ampia, con robuste maniglie ai lati e una coppia di pedane retrattili.
Il design, come detto, è il medesimo del modello SW-T400, dal quale si differenzia solamente per pochi particolari: la colorazione è bicolore come sul 400, ma qui le parti dello scudo e della coda che sul 400 sono in plastica nera non rivestita, sono verniciate in nero lucido; i contrappesi al manubrio sono cromati anziché neri, e l’anodizzazione delle pinze freno è dorata anziché nera.
Tre sono le colorazioni proposte per il 2011 dalla Honda: Pearl Cosmic Black, Sword Silver Metallic, Titanium Metallic, a un prezzo di 8.800 euro f.c. comprensivo di ABS e baule posteriore.

TECNICA COLLAUDATA
Il telaio dell’Honda SW-T600 è il medesimo monotrave centrale in tubi d’acciaio del fratello minore, che realizza un interasse di 1.599 mm con un’inclinazione del cannotto di sterzo di 28,5°. Le sospensioni prevedono una robusta forcella tradizionale con steli da 41 mm all’anteriore e una coppia di ammortizzatori al posteriore, regolabili nel precarico su cinque posizioni.
Il motore è montato all’interno del telaio tramite supporti elastici per ridurre al minimo le vibrazioni e la trasmissione del moto avviene tramite un classico variatore automatico a cinghia dentata, alloggiato in un carter ausiliario che oscilla insieme alla ruota posteriore.
Il bicilindrico parallelo da 582 cc è accreditato di 51 CV a 7.500 giri/min e di una coppia massima di 55 Nm a 6.000 giri/min; è ovviamente alimentato ad iniezione elettronica e rispetta le normative Euro3 in materia di inquinanti, attraverso l’adozione di un catalizzatore.
Per l’impianto frenante la Honda ha deciso di puntare alla sicurezza senza compromessi, proponendo il SW-T600 in Italia solo con il C-ABS di serie, il noto sistema di frenata integrale che utilizza una pinza a tre pistoni all’anteriore e una pinza a due pistoni al posteriore, azionate in maniera sinergica dalle leve al manubrio.
Completa la dotazione l’ampissimo cruscotto in stile automobilistico, con quattro quadranti analogici più uno digitale, in grado di fornire al pilota una mole di informazioni davvero notevole.

GLI ACCESSORI
Come per tutti i veicoli marchiati Honda, anche per il SW-T600, è prevista una nutrita serie di optional. Primo tra tutti è il baule posteriore da 40 litri, in grado di contenere un casco integrale o due jet, il quale viene offerto di serie dalla Honda. Troviamo poi il kit di manopole riscaldabili, con temperatura regolabile su cinque livelli, il termo scudo copri gambe, lucchetti ad U, allarme elettronico e degli interessanti film plastici autoadesivi da posizionare sullo scudo per preservarne la vernice.

IN SELLA: VIAGGIO IN PRIMA CLASSE
Il nuovo SW-T600 si conferma un maxiscooter di gran comfort, destinato a chi fa delle due ruote un utilizzo quotidiano, anche su medi tragitti. Le sue dimensioni importanti, anche se sicuramente ridotte rispetto al Silver Wing di un tempo, non facilitano molto la marcia nel traffico cittadino. I percorsi ideali del SW-T600 sono sicuramente le tangenziali urbane e le veloci arterie suburbane, sulle quali è possibile contare sul comfort elevato e su prestazioni decisamente interessanti.
Il motore è più docile che in passato, e ciò non dispiace, visto che su un mezzo di questo genere non è necessario bruciare i semafori, ma piuttosto viaggiare velocemente in souplesse con il motore a basso regime.
La guida del SW-T600 è piacevole e, grazie al baricentro basso, non impegnativa. Le sospensioni sono tarate piuttosto sul soffice e quindi incassano bene le buche più grosse. Sulle strade extraurbane il SW-T600 si destreggia bene consentendo anche di togliersi qualche sfizio in curva, potendo contare sul buon appoggio della generosa gommatura.
In autostrada lo scooter dà il meglio di sé, mettendosi presto alle spalle il traffico automobilistico grazie alla notevole potenza a disposizione e consentendo medie velocistiche ben al di sopra del consentito dalla legge. Lo scooter è infatti in grado di sviluppare velocità massime importanti, alle quali mantiene comunque una buona stabilità, anche se affrontando curvoni autostradali a tutto gas è possibile avvertire degli ondeggiamenti che possono intimorire il pilota inesperto (parliamo di velocità ben oltre il codice). Nessun pericolo, lo scooter resta controllabile e non c’è alcun pericolo, l’importante è non cercare di arrestare le oscillazioni stringendo il manubrio (si otterrebbe l’effetto contrario), ma lasciare che la ciclistica si assesti riducendo gradualmente la velocità.

In questo test abbiamo utilizzato:
Casco - Nolan
Guanti - Dainese
Giacca - Dainese
Stivali - Alpinestars

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Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Test , scooter , test , turismo


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