Curiosità

pubblicato il 29 gennaio 2011

Luis Belaustegui: l'eroe della Dakar 2011

Partecipare a una Dakar con un 150 cc? Si può... quasi fare!

Luis Belaustegui: l'eroe della Dakar 2011
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Quanto conta la cilindrata in una gara come la Dakar? Ancora ricordiamo quando in Africa si correva con i mille di cilindrata, dove si raggiungevano velocità sui lunghi rettilinei di 200 Km/h, rischioso, ma essendo una gara, i piloti sapevano a cosa potevano andare incontro. Poi le cose sono cambiate, un po’ il buonsenso, e forse soprattutto perché c’erano interessi commerciali, e si è deciso di passare alle più "umane" 600 cc.
Da quest’anno poi, si è scelto di partecipare alla Dakar 2011 con le 450 cc, moto potenti, ma non certo mezzi che possono tenere medie alte come fino a pochi anni fa come le mille, ed inoltre, tutte le Case motociclistiche (o quasi) hanno dei 450 a catalogo. Questo ha infatti diminuito il monopolio KTM, e i risultati alle iscrizioni si sono visti: una varietà di marche, ufficiali, semi-ufficiali e non, che ha aggiunto un po’ di pepe alla gara. Ma i privati?

I PRIVATI
I privati alle Dakar sicuramente soffrono di più degli ufficiali, ma non perché percorrano strade diverse, bensì perché hanno delle qualità di tecnica di guida inferiori, e quindi faticano di più dei top rider, e inoltre non hanno l’assistenza e spesso e volentieri i quattrini dei team più importanti.
Ma tra i privati però, c’è anche chi decide di partecipare in maniera… "diversa". Con una 450, con un 600, o magari con un… 150!

KTM 150 XC IN PILLOLE
Giusto per darvi un’idea, la 150 XC (in Italia c’è la SX che è praticamente quasi uguale), è una monocilindrica a 2 tempi da 143,2 cc che pesa 88,8 Kg circa con il serbatoio maggiorato (da notare la XC in foto, in ¾ presa dal posteriore con la tanica in plastica trasparente). Una quarantina di cavalli, pressappoco, non moltissimi. Abbastanza per divertirsi nei campi cross, ma forse un po’ pochini per affrontare un Rally di questa portata.

BELAUSTEGUI: UN SOGNO DIVENTATO "QUASI" REALTA’!
Come anticipato sopra, la Dakar è una gara durissima, e per molti enduristi (e non solo), l’idea di partecipare, o anche solo di poter fare una tappa, è come un sogno. Qualcuno ci riesce, altri rimangono incollati alla TV, cercando di provare quelle emozioni, quel profumo che la mattina si può annusare con le narici, di quella sabbia umida che aspetta solo di esser "segnata" da un pneumatico tassellato.

Una di queste persone che è riuscita a far diventare il proprio sogno realtà, è il Professor Luis Belaustegui, un pilota poco più che amatore di origine argentina-americana, che ha pensato bene, in barba ai pilotoni ufficiali (o forse "in baffi", visto che Luis ha dei baffi particolarmente folti), di presentarsi al via con una piccolissima KTM 150 XC. Un tentativo che definire eroico è poco, tanto da farlo diventare uno dei più interessanti "casi", che entreranno a far parte del libro delle scritture storiche della Dakar.
Naturalmente ha attirato l’attenzione dei media (stessi noi di OmniMoto.it ne stiamo parlando, perché non si può farne a meno! N.d.R.), perché Luis si è mescolato tra i 186 piloti di moto, di cui la maggior parte tra i piloti più tecnici al mondo, con questa piccola motina, e arrivando addirittura fino alla sesta tappa. E la cosa bella, è che si è dovuto ritirare perché nella difficile fase tra Iquique e Arica (quasi al confine meridionale con il Perù), è arrivato con un ritardo di 12 minuti. Si perché, se fosse stato per lui, avrebbe continuato!
E aggiungiamo che il ritardo, l’ha poi accumulato perché si è fermato a soccorrere i vari piloti in difficoltà lungo il percorso. Un vero paladino della Dakar, perché va bene le gare, ma questa è una dimostrazione vera e propria di cosa significhi la parola sport.
Luis però, anche se fuori classifica, è tornato a Buenos Aires con la sua XC. "Ho deciso di rimanere in sella alla KTM 150 sul percorso di assistenza", ha detto. "Ho percorso tutta la strada da Arica a Buenos Aires e la moto è stata meravigliosa." Addirittura la TV spagnola, è rimasta così impressionata dalla vicenda e dal coraggio di Luis, che ha dotato il pilota di una telecamera da casco per registrare le ultime quattro ore del viaggio, fino al traguardo nella capitale argentina.
E' stato intervistato da Eurosport, dalla televisione tedesca, francese e spagnola. Quest’ultima poi, l’ha intervistato tutti i giorni. Luc Alphand, il padrone di Dakar TV non è stato da meno, l’ha intervistato e si è congratulato con lui per il suo impegno. Insomma, ha catalizzato le attenzioni su di lui, e addirittura è diventato l’idolo delle emittenti televisive locali e delle stazioni radio.
Oltre alle TV e alle radio, Luis è stato anche una star dei media online e della stampa. Per darvi un’idea della sua popolarità, il Clarin (uno dei principali quotidiani argentini), l’ha onorato di uno spazio sulla sua avventura, articolo che è risultato poi il più letto del giorno, con ben 45.000 lettori!

Luis Belaustegui: "In tutti queste interviste, non ho fatto altro che dire che la KTM non ha avuto problemi e nessun guasto. A tutti ho detto che la moto è in grado di gestire qualsiasi tipo di terreno. Dopo aver parlato con i piloti e, le altre persone competenti, ho capito il mio errore, e, anche se in un futuro mi fermerò ad aiutare i piloti, lo farò in un modo che non influirà sulla mia gara". Luis ha poi continuato: "Ho imparato molto sulle le regole della Dakar e su come aiutare gli altri, oltre a come utilizzare gli strumenti di sicurezza".

Autore: Fabio Caliendo

Tag: Curiosità , enduro , cross , dakar , piloti


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