Sport

pubblicato il 22 novembre 2010

Moto3 2012: Si rischia il monomotore?

Il dubbio insorge leggendo con attenzione il regolamento FIM

Moto3 2012: Si rischia il monomotore?
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La stagione agonistica 2010 è appena ultimata, ma già c’è grande fermento attorno al Motomondiale. I Test della MotoGP hanno richiamato una grande attenzione di pubblico, per via dei due "cambi di sella" principali, di Rossi approdato in Ducati e Stoner rientrato in Honda. Se per la Moto2, invece, non ci sono novità in vista, la 125GP si avvia a vivere la sua ultima stagione di gare prima di andare in pensione, sostituita dalla Moto3.
La definitiva morte dei motori due tempi, infatti, si abbatte sul Motomondiale e la categoria di accesso ai GP cambia volto e nome.
Dal 2010, infatti, entrerà in vigore il nuovo regolamento della Moto3, che detto così sembrerebbe rappresentare un cambio enorme, anche se in realtà le moto che vi parteciperanno non saranno altro che delle 125 GP a cui è stato sostituito il motore con un 250 monocilindrico quattro tempi.
La prima di queste moto ad essere presentata sarà la Honda NRS 250 che vi abbiamo mostrato pochi giorni addietro.
Non vorremmo entrare in merito al fatto che la categoria verrà indubbiamente penalizzata sotto l’aspetto sportivo, perché i piloti si troveranno con moto che vanno molto meno delle attuali 125 GP, e non vogliamo neanche avvisare che così facendo non si fa altro che incrementare il salto di potenza cui i giovani piloti si troveranno davanti quando passeranno in Moto2. In questa sede, in realtà, vorremmo fare una lettura critica del regolamento, perché ci sembra che si stia correndo il rischio di ripetere quanto accaduto un anno e mezzo addietro con la Moto2.

MOTO3: VERA NOVITA’?
Ma queste Moto3, costituiscono davvero una novità tecnica? La risposta è un secco No! In molti campionati nazionali minori, infatti, le cosiddette "Moto3" sono già delle realtà consolidate… solo che non si chiamano così. Da anni esistono le Supermono agili monocilindriche nate negli anni ottanta trapiantando motori di grossa cubatura fuoristradistici in ciclistiche da 125 cc. La storia della categoria parla chiaro, e la sua evoluzione negli anni ha portato tantissimi piloti (specie in Inglilterra) a correre nella Sound of Singles e nella European Supermono con motori 450 da cross inseriti nei telai delle 125 GP.
In giappone, inoltre, da alcuni anni si corrono dei campionati (GP-Mono e J-GP3) nei quali sono impegnate delle 125 GP spinte da motori monocilindrici 250 4T.
La prima di esse a sbarcare in Europa è proprio una di esse, la Moriwaki MD250H, che anche in Italia è protagonista di un monomarca.

La Moto3, quindi, almeno concettualmente non porta con sé nessuna novità, e ci si domanda per quale motivo si sia deciso di ratificare il regolamento con una cilindrata così ridotta come la 250… Non sarebbe stato meglio adottare una cubatura superiore per dare alle future Moto 3 una potenza almeno paragonabile con gli oltre 50 CV di una moderna 125 GP? Se la 450 poteva essere ritenuta troppo vicina (come immagine) ai 600 cc della Moto2, perché allora non puntare sulla 350, che nel Cross sembra essere la panacea di tutti i mali, e che sta per sbarcare anche nell’Enduro?
Ma torniamo al regolamento della Moto3 e alle stranezze che contiene.

SARA’ MONOMOTORE?
La Case History della Moto2 potrebbe fare scuola in questo campo. Quando vennero diramate le bozze del regolamento Moto2, già si vociferava dell’interesse di Honda di proporsi come fornitore unico per i propulsori. In merito alla Moto3, a quanto pare, da nessuna parte si è parlato di monomotore, e quindi è plausibile che altri stiano pensando a entrare nel business.
C’è da dire, inoltre, che la prima bozza regolamentare che venne divulgata sulla Moto2 era talmente piena di assurdità tecniche che nessuno si sarebbe imbarcato nello sviluppo di un nuovo quadricilindrico. Lo dimostra il fatto che il regolamento vigente in Moto2 è lontano anni luce da quella famosa bozza (peraltro scomparsa dal sito della FIM) e sancisce, di fatto, l’utilizzo di un motore derivato di serie in una competizione tra prototipi.

Trascurando questo fatto, e analizzando il regolamento Moto3, si può notare che le norme imposte sono sufficientemente chiare per permettere a un’azienda di progettare il motore e di pianificarne anche sviluppo e costi, visto che i paletti imposti lo consentono. Non tutto però è chiaro, e se leggete fino in fondo capirete il perché si rischia di ripetere l’esperienza Moto2, che è innegabilmente un successo sportivo, ma certamente non favorisce lo sviluppo tecnologico e la competizione tra le aziende.

I dati vincolati, infatti, sono:
- Motore quattro tempi a pistoni
- Alesaggio massimo 81,0 mm
- Un solo cilindro
- Cilindrata massima 250 cc
- Regime massimo: 14.000 giri/min
- Accensione singola
- Massimo 4 valvole
- Distribuzione a catena
- Divieto di usare valvole pneumatiche o idrauliche, fasature e alzate variabili


L’impianto di alimentazione dovrà essere a iniezione indiretta con singolo corpo farfallato, con divieto di utilizzare il Ride by Wire. Si potrà regolare il minimo attraverso un bypass controllato dalla centralina, si potranno adottare due iniettori e la pressione massima dell’impianto dovrà essere di 5 bar. Detto questo, però, si scopre poi scorrendo il regolamento, che la ECU di controllo motore sarà fornita dalla FIM e quindi sarà uguale per tutti. Va da sé, quindi, che le regole anzidette sull’alimentazione sono una mera descrizione di come dovrà obbligatoriamente essere realizzato l’impianto, visto che di possibilità di scelta ne restano ben poche… anzi, nessuna.

Oltre a ciò, i motori dovranno avere un costo massimo di 12.000 euro ciascuno, e ogni produttore dovrà pubblicare in anticipo la lista dei ricambi disponibili (che dovrà essere approvata dalla FIM), dei loro prezzi e dei tempi di consegna. Ogni pilota avrà a disposizione un massimo di otto motori a stagione, fermo restando che un motore revisionato sarà contato come nuovo.

LE SOLITE STRANEZZE REGOLAMENTARI…
Il dato interessante, però, e che fa sorridere, è che ogni costruttore di motori, "...deve accettare di fornire un numero sufficiente di motori e di ricambi per coprire, se richiesto, un numero minimo di 15 piloti a stagione…" (e la Honda si è già impegnata in tal senso).
E’ proprio questa norma a mettere automaticamente fuori gioco tutte le piccole engineering che volessero cimentarsi nella partecipazione alla Moto3 con una propria ciclistica e un proprio motore, perché verrebbero automaticamente messe alla porta dicendo: "Potete fornire motori e ricambi ad altre 14 moto? No? Allora state pure a casa…".

Tutto il busillis è nascosto in quel "se richiesto"… che si presta a mille interpretazioni. Che significa? Che se stanotte scendo in cantina e metto il mio bel monocilindrico estirpato ad una qualsiasi moto da Cross sotto a una 125 GP posso andarci a correre nel Mondiale Moto3… ma se disgraziatamente arriva la FIM e "mi richiede" di fornire i motori ad altre 14 squadre sono obbligato a farlo?
Misteri della burocrazia delle competizioni moderne… che malcela l’interesse di mettere in piedi un altro monomarca, facendoci rimpiangere sempre più i tempi in cui i regolamenti erano fatti per favorire lo sviluppo tecnologico e la competizione tra le Case...

Autore: Lorenzo Gargiulo

Tag: Sport , motogp , anticipazioni , gare , moto2 , moto3


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