Sport

pubblicato il 29 settembre 2010

Biaggi, quando la maturità paga e vale un campionato

Franco Nugnes commenta la vittoria del primo rider italiano iridato in Superbike

Biaggi, quando la maturità paga e vale un campionato
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L'Italia s'è desta! É giusto riprendere l'inno di Mameli per sublimare l'ultima domenica che è da catalogare fra quelle da non dimenticare: la Ferrari vince a Singapore e rilancia Fernando Alonso nella lotta per il mondiale di Formula 1. Lo spagnolo non ha mai smesso di crederci e ha spinto la squadra di Maranello a non abbassare mai la guardia: la sua determinazione può essere la chiave che può portare nuovamente la Rossa al titolo iridato piloti. Perché, se dopo l'incidente di Spa si era preso del "visionario", l'asturiano in attesa della difficile trasferta di Suzuka, sta rispettando la tabella che dovrebbe portarlo nuovamente in cima all'Olimpo del Circus.

Fernando e la Ferrari hanno meritatamente "rubato" i titoli a nove colonne all'Aprilia e a Max Biaggi. Il pilota romano però ha fatto un'impresa che resterà scolpita nella storia del mondiale Superbike. Gli è bastato un quinto posto a Imola per chiudere la partita su Leon Haslam, con un appuntamento di anticipo. Max ha centrato un'impresa: è il primo rider italiano a vincere il titolo in ventidue anni di SBK.

L'"antipatico" ha rialzato la testa. Dopo tredici anni dall'ultimo mondiale è tornato sul gradino più alto. Non è più il campione sbruffone che aveva diviso gli appassionati in due fazioni: chi lo amava e chi lo odiava. Accanto alla compagna ha trovato un nuovo equilibrio e la maturità gli ha smussato quegli spigoli vivi del carattere che talvolta lo avevano reso insopportabile. Biaggi ha sconfessato Enzo Ferrari: secondo il Commendatore un pilota che si faceva la famiglia era destinato ad una inevitabile parabola discendente. Max, invece, a 39 anni è ancora vincente, nonostante Eleonora Pedron e la figlia.

Anzi, pare proprio che nella famiglia abbia trovato l'ambiente ideale dove staccare la spina dalle tensioni della pista. E il nuovo Biaggi ha raggiunto un equilibrio invidiabile che ha mandato in tilt avversari molto giovani ed agguerriti, in un campionato dove non è certo la pulizia di guida l'elemento distintivo, ma i corpo a corpo, fatti di battaglie e sorpassi.
Max ha mostrato i muscoli, rivelandosi un atleta integro: un professionista molto serio che deve la sue longevità alla totale dedizione per il lavoro che ama. E l'essere rompiscatole certamente deve aver contribuito a far crescere più in fretta l'Aprilia RSV4.

Il piano di Dall'Igna, responsabile del programma Aprilia in Superbike, era di arrivare al mondiale in tre anni: il fatto che la Casa di Noale abbia anticipato i tempi è dovuto certamente alla competitività della RSV4, ma anche alla certosina cura con cui Biaggi segue lo sviluppo della moto, con una pignoleria senza eguali.

L'industria italiana centra un bersaglio importante che esprime l'eccellenza della nostra tecnologia: Biaggi dalla Superbike lancia una sfida a Valentino Rossi nella Moto Gp: l'anno prossimo toccherà al Dottore ripetere l'impresa con la Ducati nel Motomondiale.

E siamo proprio certi che Max, una volta centrato l'obiettivo con le derivate di serie, non voglia accompagnare l'Aprila nel ritorno alla Moto Gp? Il cammino sembra già incominciato...

Autore: Franco Nugnes, Direttore di OmniCorse.it

Tag: Sport , superbike , piloti , editoriale


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