Test

pubblicato il 28 luglio 2010

Kawasaki ZZR 1400 - TEST

193 CV e 154 Nm... Allacciate le cinture!

Kawasaki ZZR 1400 - TEST
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Quando abbiamo provato la Kawasaki 1400 GTR eravamo consapevoli che il suo motore a 4 cilindri da 1.352 cc era strettamente derivato da quello della ZZR 1400. La scheda tecnica della super-tourer di Akashi recitava "155 CV a 8.800 giri" e infatti su strada quel motorone esagerato ci ha regalato momenti di vero godimento motociclistico. Una curiosità ha però continuato a serpeggiare per i mesi successivi: se la ZZR 1400 ha lo stesso motore ma in configurazione di potenza piena, di cosa è capace la sport-touring da 193 CV? Abbiamo sciolto questo dubbio percorrendo con il missile Kawasaki quasi 3.000 km. Andare piano? Quasi impossibile.

EDUCATA SPORTIVITA'
La ZZR 1400 è esattamente come ti aspetti che sia una moto giapponese ad altissime prestazioni. Questo genere di sport-touring non ha un grosso seguito di pubblico; banalizzando, in molti le definiscono "missili da dritto" a cui sciogliere le briglie sulle autostrade tedesche senza limiti di velocità, come se la loro unica ragione d'essere fosse la sparata a tutta birra per unire nel minor tempo possibile il punto A al punto B. Beh, un pizzico di verità in questa affermazione c'è, nel senso che con una moto che fa i 300 km/h veri e che "tiene" i 250 km/h con la stessa scioltezza con cui una tourer va a 130 all'ora, la tendenza a ruotare la manopola del gas oltre la ragionevolezza è sempre in agguato. La bugia sta invece nelle qualità della guida che la ZZR sa regalare: se i rettilinei sono infatti un invito a far ruggire il motore, i percorsi guidati sono sorprendentemente piacevoli sotto tutti i punti di vista! La regolarità di erogazione, la prontezza di risposta anche ai bassi regimi, la fluidità della progressione, l'assetto tarato per conferire rigore direzionale e una rassicurante trazione, sono tutti elementi di un "pacchetto" di sensazioni che la sport-touring Kawasaki regala a piene mani. La posizione di guida è realmente sportiva, non esasperata, ma si impugnano veri semimanubri, il busto carica discretamente i polsi e le pedane sono arretrate anche se non altissime. Premi "start" e il 4 cilindri da 1.352 cc prende vita, silenzioso, regolare, cupo, civile in città e "animalesco" dai 6.000 giri in su. Si fa presto a innamorarsi della ZZR, perché anche se una moto del genere, nell'uso normale, la sfrutti sì e no al 20%, sapere di cosa è capace, e sapere che è capace di farlo in qualsiasi momento, crea uno stato di dipendenza da cui è difficile guarire!

LUNGA? NO, AGILE!
Altro luogo comune: le sport-touring da duecento cavalli sono degli autotreni che non girano nemmeno a pagarle. Errore, forse qualche concorrente della ZZR 1400 può risultare un po' impacciata nei tratti di curve più tormentati, ma non questa Kawasaki. E qui non parliamo solo di sensazioni di guida ma ci affidiamo anche ai freddi numeri della scheda tecnica. L'interasse è infatti di poco superiore a quello di una moderna superbike (1.460 mm) ma la geometria dell'avantreno è da vera sportiva: inclinazione del cannotto di sterzo a 23° e avancorsa di 94 mm. Tradotto nella pratica significa che la ZZR è tutt'altro che un transatlantico e che quando c'è da guidare sportivamente non si tira mai indietro. In inserimento di curva "accetta" vere staccate con ingressi a freni tirati, in percorrenza è sensibile alle richieste di correzione della traiettoria e nelle successioni di 'destra-sinistra' sbatterla di qua e di là non richiede uno sforzo eccessivo. L'unico fattore con cui bisogna fare i conti è il peso, dichiarato in 257 kg in ordine di marcia; fortunatamente è distribuito abbastanza bene, il progetto non è recentissimo - la concentrazione delle masse intorno al baricentro è un concetto di ultima generazione - ma gli scarichi laterali e bassi, il motore posizionato abbastanza avanti nel telaio (che è monoscocca in alluminio con funzione di serbatoio benzina) e una ciclistica dalle quote adeguate rendono la massa assolutamente gestibile, anche a bassa velocità (la sella è ad appena 800 mm da terra). A proposito di ciclistica, la forcella è pluriregolabile: 13 clic in compressione e 11 clic in estensione, con precarico molle registrabile in continuo. Il monoammortizzatore prevede le stesse possibilità ma senza clic, quindi bisogna contare i "giri" delle viti di registro. Il forcellone ha un aspetto molto gradevole ma i due bracci, pensando ai 193 CV del motore, possono sembrare sottodimensionati; in realtà non lo sono affatto, ma le superbike ci hanno abituato a scultoree strutture con enormi capriate e quindi un normale bi-braccio sembra poca cosa. Molto bene anche il reparto freni. I dischi sono tutti con profilo wave, quelli anteriori hanno diametro 310 mm e pinze radiali a 4 pistoncini, quello posteriore è da 250 mm con pinza a doppio pistoncino contrapposto. L'ABS è di serie e non interviene mai a sproposito, lasciando un bel feeling sportivo all'impianto con pompa radiale.

SGUARDO MALVAGIO
Esteticamente la ZZR 1400 non propone spunti particolarmente originali; la carenatura è di tipo integrale, sigillata (ma con sfoghi per l'aria calda) e avvolgente, con il cupolino che nella vista laterale si protende parecchio in avanti. E' stata infatti la ricerca della migliore penetrazione aerodinamica a guidare lo sviluppo del design. Gli indicatori di direzione sono integrati nella carena e nel codone, quest'ultimo dall'aspetto poco sportivo, con sella in pezzo unico e senza sbalzo tra pilota e passeggero (che infatti trova una sistemazione abbastanza confortevole, solo le sue pedane sono un po' alte ma c'è un bel maniglione posteriore). Il vero biglietto da visita della moto è il suo sguardo "malvagio": nella vista frontale il gruppo ottico a 4 elementi sovrastato dalla bocca dell'airbox incute un certo timore (soprattutto a chi lo vede negli specchietti...) e dona alla ZZR una specie di sorriso da squalo pronto ad addentare la preda! Per il resto troviamo un plexiglas molto profilato e bello ma poco protettivo ad alta velocità (oltre i 160 km/h bisogna accucciarsi), specchi retrovisori molto aerodinamici e due terminali di scarico cromati e molto curati quanto old-style nell'aspetto.

GRANDI PRESTAZIONI AL GIUSTO PREZZO
La ZZR 1400 è proposta da Kawasaki a 14.590 Euro escluse le spese di immatricolazione, una quotazione adeguata ai contenuti tecnologici e al livello delle super prestazioni che offre. Per il 2010 è prevista anche un'edizione speciale denominata "Performance Edition", con terminali di scarico Akrapovic e coprisellino monoposto al prezzo di 16.290 Euro f.c. Dimenticavamo l'autonomia: con i 22 litri del serbatoio-telaio non è difficile superare i 300 km tra un rifornimento e l'altro; certo, tutto dipende dallo stile di guida...

Autore: Costantino Paolacci

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