Attualità e Mercato

pubblicato il 5 maggio 2010

Nuovo Codice della Strada: niente modifiche all'art. 171

Abbigliamento protettivo obbligatorio: nulla di fatto

Nuovo Codice della Strada: niente modifiche all'art. 171

Il nuovo Codice della Strada non prevederà l'obbligo di indossare abbigliamento tecnico protettivo oltre il già prescritto casco. L'emendamento all'art. 171 del C.d.S., al vaglio del Senato, è stato ritirato, e il puriferio sollevato da questa scellerata iniziativa politica si è risolto in un nulla di fatto. Con ogni probabilità non sarà reso obbligatorio nemmeno il paraschiena, "ultima spiaggia" di chi voleva a tutti i costi imporre un altro balzello indiretto ai motociclisti.

Forse nemmeno ai tempi dell'introduzione della legge sull'obbligatorietà del casco c'è stata una "sollevazione popolare" dei motociclisti come questa. L'ipotesi di abbigliamento tecnico protettivo obbligatorio, formulata con il disegno di legge n. 1720 sulla riforma del Codice della Strada, proprio non andava giù a nessuno: né agli utenti, che già si vedevano costretti ad andare in giro bardati come per un lungo viaggio anche per andare a prendere il pane, né paradossalmente alle aziende produttrici di capi tecnici e, soprattutto, non piaceva ai Costruttori. Il motivo è facile intuirlo: per i motociclisti sarebbe stata una fastidiosa imposizione e avrebbe significato un esborso monetario non indifferente, e produttori di abbigliamento e Costruttori di moto e scooter temevano un ulteriore tracollo del mercato.

In linea di principio si sarebbe anche potuti essere d'accordo con un'iniziativa legislativa in tal senso, ma a patto che la controparte, cioè lo Stato, si fosse reso per primo protagonista di un comportamento virtuoso. Come si poteva imporre ai cittadini-motociclisti di spendere cifre notevoli per coprirsi da capo a piedi (anzi, piedi no...) con capi protettivi, se prima non si sostituiscono i guard-rail pericolosi, non si cambia la vernice della segnaletica orizzontale, non si rifà l'asfalto devastato di molte strade, non si vietano gli autovelox-cassa, non si fanno parcheggi per le due ruote e, soprattutto, non si fa una vera politica per la sicurezza stradale incentrata sulla prevenzione e formazione? Semplice, non si poteva. E infatti, con una mossa degna della migliore tradizione politica italiana, tutto si conclude con un nulla di fatto.

Contenti? No, perché da tutta questa storia, leggendo i verbali della 179^ seduta del Senato in data 28 aprile 2010, nessuno dei nostri onorevoli senatori si è particolarmente soffermato su questi temi. Semplicemente hanno preso atto del "casino" che avevano creato e hanno lasciato perdere... Viva l'Italia.

Autore: Costantino Paolacci

Tag: Attualità e Mercato , sicurezza , codice della strada


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