Test

pubblicato il 16 aprile 2010

Suzuki B-King - TEST

Grande, grossa, potente e... maneggevole

Suzuki B-King - TEST
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E’ sul mercato già da un po’ – era il 2007 – ma dopo la recente presentazione della versione 2010 Hyaku, dallo stile "alleggerito" grazie ai nuovi scarichi sportivi, eravamo curiosi di conoscere la vera, originale B-King standard. Suzuki Italia ci ha fatto così la cortesia di mettercene a disposizione un esemplare, dal quale, a malincuore, ci siamo dovuti separare circa 3 settimane e 2.000 km dopo.

LA BELVA È FUORI
La B-King è rara da incontrare, non se ne vendono granché in giro e non è questione di prezzo (costa circa 14.000 Euro, come altre naked tutto sommato meno dotate), il motivo sta nel fatto che è esagerata: nell’aspetto, nei volumi, nelle prestazioni, nello stile. E’ esagerata in tutto tranne in quello che ti aspetti: il comportamento di guida. Se vi bendano e vi ci siedono sopra coprendo qualsiasi riferimento al marchio, guidandola potreste pensare che sì, è una maxinaked, ma non da 1.340 cc e 255 kg. Il raggio di sterzo è molto buono – ci si "divincola" dal traffico cittadino come su una media – l’agilità e la maneggevolezza sono di alto livello e la risposta del motore è mascolina ma anche fluidissima. La B-King però sviluppa 183,6 CV a 9.500 giri e una coppia che sposterebbe un rimorchio con una barca sopra: 146 Nm a 7.200 giri. La state ancora guidando senza che vi abbiano detto che moto è? Ok, preparatevi a entrare nell’iperspazio e aprite il gas… Tenete forte il manubrio però!

A PROVA DI NEOFITA
Sulla parte anteriore del serbatoio c’è una porzione della strumentazione di bordo – l’altra è dove dovrebbe essere, davanti al manubrio -, qui potete vedere alcuni tasti, uno di essi seleziona la "mappa B". Si tratta di un’impostazione della centralina che limita la potenza a poco meno di 140 CV e serve a rendere l’erogazione della B-King più facile da gestire. Tutto avviene più piano, il modo in cui sale di giri, la risposta all’apertura del gas, la rapidità con cui arriva al limitatore. Diciamo pure che in questa configurazione non sentirete nemmeno il bisogno di arrivarci al limitatore, anzi, a 7.000 giri è meglio cambiare perché il motore non invita proprio a insistere. La rapidità con cui vi muovete però sarà sempre altissima con la differenza che rispetto alla mappa A tutto risulta più semplice. L’abbiamo guidata a lungo così e siamo giunti alla conclusione che è la soluzione ideale per i giorni di piogga: accendete, impostate la mappa B (ad ogni riavvio si "carica" la A) e strisce pedonali, binari del tram e brecciolino non vi faranno maggior paura che su una media cilindrata.

IL DERAPATORE MASCHERATO
La B-King però sembra fatta apposta per esprimersi a livelli di "maleducazione" elevatissimi. E come si fa con quasi 15 kgm di coppia nel polso a resistere alla tentazione di lasciare a terra qualche grammo di gomma ovunque sia possibile? Il gommone 200/50-17" dura davvero poco su una moto così: all’inizio lo fai perché dà gusto, perché è anche facile dato che il collegamento tra comando del gas e spinta è praticamente 1:1 in tutte le marce, ma dopo un paio di giorni diventa automatico, non riesci a non farlo! Una semicurva, un semaforo, una rotonda… ogni scusa è buona per metterla di traverso sfruttando la sferzata di cavalli che il 4 cilindri eroga in modo così piatto. Per lo stesso motivo viene voglia di impennare, ma siccome è pericoloso e non si fa non vi diciamo certo di provare. Vi basti sapere che è facile oltre ogni aspettativa. Ma non l’abbiamo fatto noi eh… ce l’ha detto un amico!

LUNGA, LARGA E… COMPATTA
Da ferma la B-King mette un po’ soggezione. E’ lunga 2.220 mm (gli enormi scarichi sbucano dal codone come cannoni!), larga 800 mm (il serbatoio, per dimensioni, sembra debba contenere 50 litri) e anche a causa della muscolosità delle forme risulta imponente nei volumi. Però è compatta. Ci spieghiamo meglio: una volta in sella ci si ritrova seduti su una moto che per quanto riguarda le distanza tra sella, manubrio e pedane, non è affatto "strana". Per stringere il dritto manubrio non bisogna sdraiarsi in avanti, la sella è a 805 mm e quindi si tocca a terra senza patemi d’animo. Le pedane potrebbero essere più arretrate considerando le prestazioni di cui la moto è capace, ma l’angolo che impongono alle ginocchia non affatica nemmeno dopo diverse ore in sella.

QUOTE DI SICUREZZA
Per le geometrie della ciclistica il mix scelto dai progettisti Suzuki sta nel mezzo tra le contrapposte esigenze di stabilità e agilità. Per il primo obiettivo hanno scelto un interasse di 1.525 mm, per il secondo un’avantreno abbastanza svelto, con inclinazione del cannotto a 25°30’ che proietta un’avancorsa di 107 mm. C’è di che divertirsi sia sui passi di montagna che in autostrada. Tra le curve strette la B-King è disinvolta come le naked da 1.000 cc, sul veloce è più rassicurante anche di alcune gran turismo. Il limite nel muoversi a velocità di crociera superiori a quelle imposte dal Codice della Strada sta nella protezione aerodinamica che definire limitata è un eufemismo… semplicemente non c’è! Il piccolo cupolino in cui sono integrati il gruppo ottico e la strumentazione ha un profilo molto inclinato e per di più è a filo con la linea di cintura della moto, per cui sul petto e sul casco arriva il 100% della pressione aerodinamica.

MA VI PIACE?
Ci abbiamo girato intorno, lo sappiamo, ma troviamo che parlare dell’estetica delle moto sia un esercizio un po’ fine a sé stesso. Ci sono moto di successo che da un punto di vista personale risultano orrende e altre che invece amiamo sono universalmente considerate brutte. Magari abbiamo gusti strani o, come direbbe qualcuno, "diversamente normali", ma a noi la B-King piace! No, dai, non fischiate, non dite "buuu", guardatela bene. Sono solo gli scarichi a stonare un po’, ma non nella vista laterale (l’idea dei designer era proprio quella di creare due cannoni che escono dal codone), bensì nella vista posteriore. Bisogna ammettere che quel gruppo ottico basso e quel portatarga ad altezza paraspruzzi ci stanno proprio male. Non solo, nel complesso sono così ingombranti che mortificano anche la resa estetica della gomma posteriore, un "signor" 200/50 che nemmeno certe custom possono vantare. Peccato perché può certamente non piacervi, ma non si può certo dire che la B-King difetti di personalità. Anche davanti è grossa, è vero, però insomma, si chiama B-King, altrimenti la chiamavano… "B-Princess". Per gli incontentabili c’è comunque la Hyaku, con scarichi sportivi e portatarga minimalista che effettivamente la guardi e dici "ma perché non l’hanno fatta direttamente così?"

DERIVAZIONE HAYABUSA
Il 4 cilindri in linea che spinge questa super-naked è lo stesso 1.340 cc della Hayabusa. All’appello mancano una manciata di CV (sulla GSX-R 1300 sono 197) ma l’anima è quella. Tutto diverso invece il telaio: progettato ad hoc per la B-King è una struttura perimetrale in alluminio molto rigida che fa il paio con un forcellone dotato di capriata. Le sospensioni sono pluriregolabili e l’impianto frenante prevede dischi da 310 mm con pinze radiali. Curatissima nelle finiture come la sorella sport-touring comunica un’immagine di qualità da ogni punto di osservazione e forse solo gli specchi retrovisori cromati e dal design antico stonano un po’ nell’insieme.

PERCHE' COMPRARLA
Acquistare una moto come la B-King ha molto più senso di quanto possiate immaginare. Sostanzialmente perché è una moto nuda che fa tutto quello che potete fare con una normalissima naked di grossa cilindrata. Il fatto è che rientra nella categoria delle moto strane, esagerate, eccessive nelle prestazioni prima ancora che nel design. Avere a disposizione quasi 190 CV senza il benché minimo riparo aerodinamico serve solo a distruggere la gomma nelle prime tre marce, perché tutto il resto potete farlo anche lasciandola sempre con la mappa B impostata. Però se siete tra quelli che vogliono una moto con cui distinguersi dalla massa, se amate l'erogazione dei pastosi motori a 4 cilindri giapponesi, se vi piacciono gli oggetti di design e se 14.000 Euro vi sembrano la cifra giusta per entrare in possesso di una moto destinata a durare nel tempo, allora la B-King è la naked che fa per voi.

In questo test:
Casco Roof Boxer
Giacca Alpinestars Scout Drystar
Pants Alpinestars Scout Touring Drystar
Guanti Alpinestars Polar Gore-Tex
Scarponcini TCX Xcube
Paraschiena M-Tech

Autore: Costantino Paolacci

Tag: Test


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