Test

pubblicato il 1 novembre 2005

Yamaha R6 2006 - TEST

Ecco le prime impressioni di guida...

Yamaha R6 2006 - TEST
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Tanto nuova sotto ogni aspetto, quanto raffinata e tecnologicamente avanzata nelle tecnologie impiegate, la nuova/ yamaha /R6 arriverà in concessionaria a braccetto di un così spinto up-grade tecnologico da lasciare inevitabilmente al palo tutti i diretti concorrenti ora costretti a rincorre velocemente la nuova nata in casa di Ywata.

I concetti chiave sono la centralizzazione delle masse sviluppata ai massimi livelli, unita alla riduzione del peso, ad una ciclistica innovativa per concezione e componenti usati ed un motore che sembra essere stato espiantato direttamente da un’auto di Formula 1!
Corsa corta e misure più compatte unite a valvole più grandi e condotti di aspirazione più corti ed un nuovo sistema di alimentazione portano la potenza a ben 133cv al motore con air  box in pressione che diventano 127 cv in condizioni statiche. Il limitatore interviene a 17.500 effettivi, circa 18.000 indicati dal contagiri, per un allungo infinito e tremendamente consistente, pensate che grazie a simili regimi di rotazione già in prima marcia si raggiungono circa 139km/h un record per una moto da 600cc!

Già pronto anche il kit racing per il propulsore realizzato dalla YEC  che garantisce un ulteriore e sensibile innalzamento sia della potenza che del numero di giri; pronti anche interessanti accessori di serie come tamponi telaio, il plexiglass cupolino rialzato e più protettivo, i parafanghi in carbonio e rivestimento parte anteriore del serbatoio in carbonio.
In sella colpisce per le dimensioni ridottissime tanto che i più alti troveranno giovamento dall’arretrare sulla sella verso il posteriore in modo da trovare la migliore posizione di guida.
Notiamo da subito il nuovo avantreno stabilissimo soprattutto nelle fasi di inserimento così come nelle staccata al limite. Proprio in staccata si apprezza un trasferimento contenuto dei pesi dal posteriore verso l’anteriore questo grazie alla nuova razionalizzazione delle masse e ad una distribuzione dei pesi quasi paritaria tra anteriore e posteriore.

L’assetto inoltre non entra mai in crisi grazie all’eccellente funzionamento della frizione antisaltellamento a funzionamento completamente meccanico e grazie anche alle sospensioni professionali e impeccabili nel loro funzionamento. Proprio sul piano delle sospensioni notiamo l’arrivo anche su moto di serie di regolazioni separate tra alte e basse velocità per il freno idraulico in estensione, regolazioni presenti sia all’avantreno che al retrotreno.

Una volta a centro curva la moto dimostra una mancanza di inerzia nel cambiare angolo di piega ed una duttilità nei movimenti che ricorda da molto vicino quella di una 250 da GP e come questa aggancia velocemente la corda permettendo velocità di percorrenza di curva elevatissime. In uscita si può spalancare il gas appieno sicuri dell’ottimo lavoro combinato svolto dal nuovo sistema YCC-T  che gestisce le farfalle di aspirazione in modo elettronico, dal nuovo monoammortizzatore posteriore e dagli splendidi pneumatici Dunlop Qualifier di primo equipaggiamento che mostrano in pista un comportamento in pista simile a quello di pneumatici espressamente racing.
Precisa come una lama scava la sua traittoria nell’asfalto in maniera perfetta e impeccabile vincendo le sfide contro il cronometro grazie alla grande maneggevolezza e alla capacità indiscussa di danzare velocemente da una curva all’altra.
La sensazione è proprio quella che il limite della moto sia sempre troppo lontano e che gli inserimenti siano stati troppo lenti e che si potesse spalancare un po’ in anticipo la manopola del gas. Una moto che sposta molto in avanti i limiti in pista e che difficilmente potrà essere condotta al massimo da piloti non professionisti, una moto inoltre nata espressamente per la pista e decisamente poco indicata per la circolazione su strade aperte al traffico dove i suoi pregi sarebbero decisamente fuori portata.

L’inclinazione del canotto di sterzo di soli 24° e l’interasse ridotto fino a 1380mm la rendono corta e compatta tanto che sugli avvallamenti in accelerazione bisogna controllare eventuali alleggerimenti dell’avantreno. Alle alte velocità in aiuto della stabilità direzionale arriva la nuova aerodinamica con un ottimo effetto deportante fornito dalla nuova carenatura dotata anche di piccoli flap laterali che migliorano il flusso d’aria intorno alla moto oltre che la stabilità dell’avantreno.

Impressionante infine il motore spinge in modo regolare e riprende bene nelle marce basse già dai 5.000 giri, molto meglio di quanto avremmo previsto dopo l’adozione di una corsa tanto corta. A 9.000 giri entrano in funzione anche i 4 iniettori supplementari installati fuori dai cornetti di aspirazione e la spinta subisce un buon rinvigorimento. Ma per ottenere il meglio è bene tenere il motore tra i 12.000 e i 17.000 giri cambiando marcia poco prima dell’intervento del limitatore, a testimonianza dei buoni margini di miglioramento che può avere questo motore in versione da pista.

Stupisce il freno motore quasi assente che aiuta a tenere la moto agli alti regimi per trovarsi alla corda della curva già intorno ai 10.000 giri e sfruttare tutta la potenza in accelerazione.
Tre i colori il più sportivo bianco e rosso Yamaha, il blu con bande laterali bianche ed un nero monocolore che rispetto alle prime due si distingue anche per i fregi rossi sui bordi dei cerchi e per i foderi forcella anodizzati neri invece che color oro come le altre.

La moto arriverà ai concessionari all’inizio di dicembre ad un prezzo che sarà di 11.190€ chiavi in mano con un prezzo quindi ben allineato alla concorrenza.

Autore: Redazione

Tag: Test , strada , quadricilindriche , 600


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