Curiosità

pubblicato il 21 dicembre 2009

Motociclisti salvavita: i "Blood Runners" inglesi

Disponibili 365 giorni l'anno, rispondono alle 'emergenze sangue'

Motociclisti salvavita: i "Blood Runners" inglesi
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Il SERV (Service by Emergency Rider Volunteers) è un’organizzazione no-profit che provvede, tramite motociclisti volontari, al trasporto del sangue e delle sostanze derivate nella parte meridionale dell’Inghilterra; un servizio per ospedali e centri di primo soccorso non solo gratuito, ma addirittura a carico dei volontari per le spese della benzina.

I ‘blood runners’ rispondono a circa 2.000 chiamate l’anno permettendo al servizio sanitario nazionale di risparmiare circa 300.000 sterline, potendo fare a meno di costosi corrieri o di mezzi e autisti specializzati in questo delicato compito.

L’impegno minimo richiesto è di una notte ogni 14 giorni, durante la quale il motociclista resta in attesa, in zone prestabilite, dell’eventuale chiamata di emergenza, ricevuta la quale si reca presso il centro di raccolta e grazie a speciali supporti dedicati può trasportare e portare a destinazione le sacche di sangue. Le diverse regioni lavorano ovviamente in partnership per la raccolta e la distribuzione del sangue in modo da assicurare le consegne nel più breve tempo possibile.

Oltre 16.000 "corse" sono state eseguite dal 1981, quando l’associazione SERV ha cominciato l’attività, rispondendo alla domanda di un servizio rapido e meno oneroso per il trasporto del sangue, che non disperdesse preziose risorse, umane ed economiche, come ad esempio l’utilizzo improprio delle ambulanze e dei relativi autisti.

Ma che procedura segue il SERV per far coprire al sangue il percorso dalla ‘blood bank’ al centro di soccorso nel minor tempo possibile azzerando al contempo i rischi di ritardo o mancata consegna? Se l’ospedale che richiede il sangue si trova in una regione diversa da quella in cui è custodito, il ‘blood runner’ principale si reca alla banca del sangue e nel frattempo l’ufficio di coordinamento mette in movimento il motociclista della zona a cui l’ospedale di destinazione appartiene; quest’ultimo aspetta la "staffetta" in un punto prestabilito per portare a termine la consegna. Ovviamente i percorsi sono prestabiliti e non modificabili, in modo che se per qualsiasi problema uno dei ‘blood runner’ non può portare a termine la corsa viene prontamente sostituito.

La domanda di questo servizio cresce di anno in anno, sia per la sua efficienza sia per la crescente richiesta di sangue per emergenze e trasfusioni, e così si è creato il bisogno di ampliare la rete geografica di copertura. Purtroppo però, nonostante l’impegno in prima persona, anche economico, dei volontari, i fondi non sono sempre sufficienti.

"Mettendosi a disposizione dei servizi di emergenza i motocislisti hanno un ruolo importante nel salvare le vite - afferma Sheila Rainger, portavoce della MCIA (Motor Cycle Industry Association) –. I ‘blood runners’ forniscono un servizio gratuito che spesso, purtroppo, non riceve nemmeno il minimo riconoscimento. Aiutare il SERV economicamente – prosegue Sheila Rainger – contribuisce a farlo crescere, a salvare molte vite e a far risparmiare denaro pubblico agli ospedali, perché è un servizio veloce e affidabile di trasporto notturno del sangue."

E in Italia? Il coinvolgimento dei motociclisti, o quantomeno l’utilizzo dei veicolo a due ruote, pare del tutto improbabile, almeno fino a quando l’attuale normativa (Decreto 9 settembre 2008 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, "Regolamentazione degli autoveicoli destinati al trasporto di plasma ed organi") non sarà modificata innanzitutto nel soggetto, gli "autoveicoli", e poi nel punto in cui recita che questi ultimi "debbono essere dotati di almeno due posti a sedere, oltre quello del conducente; di almeno una porta su una fiancata, con esclusione di quelle d'accesso alla cabina, nonché una porta posizionata sulla parte posteriore del veicolo stesso. Non c’è alcun dubbio: la legge non parla di motociclette!

Autore: Costantino Paolacci

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