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pubblicato il 12 novembre 2009

Ben Spies: il nuovo che avanza

Pilota del futuro o giovane promessa con tanto da imparare?

Ben Spies: il nuovo che avanza
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Sono sicuro che la domanda qui sopra se la sono fatta in tanti, negli ultimi tempi. La risposta, ovviamente, non è facile: Ben è in quel delicatissimo momento della carriera in cui "o la va o la spacca" – per quanto veloce, determinato ed esperto sia, deve fare un salto di qualità notevole per giocarsela ai massimi livelli della MotoGP. Perché, come disse una volta un pilota intervistato dal sottoscritto in merito alle differenze fra Superbike e MotoGP, "là è tutt’un altro passo". Il ragazzo, però, ha le spalle larghe e gli attributi per farcela.

VEDIAMO PERCHE'
Ben nasce 25 anni fa a Memphis, Tennessee (ma è texano d’adozione, e non provate a dire altrimenti in sua presenza…) e inizia, a differenza di buona parte dei piloti USA, con le moto da strada già a otto anni. A 12 anni sale su una 125GP, a 14 su una Supersport, e a 15 viene messo sotto contratto dalla Suzuki per il campionato AMA. Vince la Formula Xtreme, e dopo un bell’esordio in Superbike passa nel team ufficiale Yoshimura come compagno di squadra di Mat Mladin. Che viene bastonato già nella stagione d’esordio: un po’ come se Jorge Lorenzo, l’anno scorso, fosse entrato nel team FIAT Yamaha e avesse vinto al debutto, battendo Valentino Rossi. Sembrerà un paragone irriverente, ma Mladin, con 72 vittorie, 55 pole e sei titoli, è un buon corrispondente di Rossi. Ecco, Spies lo ha battuto tre volte di fila…

SUZUKI C'AVEVA VISTO GIUSTO MA...
Poi arriva in Superbike sulla Yamaha lasciata libera da Haga, e pur non avendo mai visto moto e piste… OK, lo sapete cosa ha fatto. Ma forse non tutti si sono accorti di cosa ha saputo fare nel 2008, quando ha corso tre gare in MotoGP. Suzuki, che già da tempo pianificava il passaggio al mondiale per il suo giovane pupillo, ha pensato bene di iscriverlo come wild card nei Gran Premi statunitensi. Ma qualche gara prima, De Angelis centra in pieno Capirossi spaccandogli una mano, e per Ben arriva l’occasione di debuttare a Donington, dove finisce quattordicesimo dopo un ottavo posto in qualifica. La Suzuki vorrebbe farlo correre anche ad Assen (in Germania non potrebbe per una concomitanza con il campionato AMA), ma mamma Mary, inflessibile manager del figlio, dopo una litigata selvaggia con Suzuki dà appuntamento a tutti a Laguna Seca.

ALLA MAMMA NON PIACEVA LA SUZUKI
Dove, è vero, Spies non stupisce, nel senso che termina solo ottavo mentre Vermeulen, con la stessa moto, finisce sul podio. Ma dove Spies corre la MotoGP praticamente subito dopo essere sceso dalla sua GSX-R1000 con cui ha vinto la seconda manche della gara di campionato AMA Superbike, e comunque si mette largamente dietro Capirossi. Poi si arriva ad Indianapolis, dove sotto il diluvio causato dall’uragano Ike – il bagnato è condizione in cui i piloti statunitensi corrono pochissimo, vista la pericolosità dei loro tracciati – si permette non solo di suonare come tamburi entrambi i compagni di squadra, ma anche di finire sesto. A fine stagione, a quanto pare a causa di problemi con la sua mamma/manager, Suzuki non concretizza l’offerta per una MotoGP. La concorrenza non sta a guardare – praticamente tutte le selle sono occupate, e quindi non arriva una proposta valida per la massima categoria, ma Yamaha offre una Superbike ufficiale per un passaggio morbido verso l’Europa, e, nemmeno troppo implicitamente (c’è chi sostiene che la promozione fosse esplicitamente prevista dal contratto in caso di vittoria) un ‘piano carriera’ che lo dovrebbe portare alla MotoGP in un paio d’anni.

IL RESTO? STORIA RECENTE
Ben vince il mondiale SBK, e, in un era di test precampionato contingentatissimi, per fargli fare più esperienza Yamaha pensa bene di schierarlo come Wild Card a Valencia. Ora, qualcuno potrà trovare le prestazioni del GP di domenica scorsa deludenti. Il sottoscritto no. E’ vero, i primi quattro – facciamo tre, visto che Stoner non è partito – gli hanno rifilato oltre un secondo al giro, e due di quei tre avevano la sua stessa moto. Però ha girato più o meno nei tempi di Edwards, che la GP la conosce da qualche secolo più di lui, e si è messo dietro Toseland. Scusate se è poco: il ragazzo conosceva la pista, ma la moto non l’aveva mai vista neanche in fotografia, per non parlare delle gomme, completamente diverse dalle Pirelli che usa in SBK. Prende, prova tre ore, poi scende in pista e rimonta fino al settimo posto, legnando Dovizioso in un duello all’ultima staccata. Scusate se è poco.

BRUTTO CLIENTE
Insomma, io credo che il ragazzo già l’anno prossimo farà qualche brutta sorpresa ai ragazzi che credono che i piloti della Superbike siano tutti di seconda scelta. Dirò di più: potrebbe smentire la regola che vuole i campioni delle derivate di serie destinati a carriere di secondo piano nella MotoGP. D’altra parte, prima dell’avvento del mondiale Superbike, i piloti della 500 di maggior successo venivano proprio tutti dai campionati nazionali riservati alle derivate di serie: Roberts, Spencer, Lawson, Rainey, Schwantz, Doohan. Non siete ancora convinti? Allora vi offro due spunti di riflessione. Primo, il ragazzo in gara stava ancora imparando a conoscere moto e gomme – ha ancora margine di miglioramento. Come facciamo a dirlo? Facile: ha ottenuto il miglior tempo all’ultimo giro. Situazione che può verificarsi quando un campione scafato si gioca il tutto per tutto contro un avversario in un duello all’ultima curva, non nel caso di un debuttante che fa una gara tutta in rimonta come quella di Spies – Ben, semplicemente, stava ancora imparando a sfruttare al meglio la moto, peraltro messa a punto senza esperienza nello specifico.

PASSO DEI PRIMI
Secondo spunto: avete visto lo stile di guida? I gomiti non erano più così larghi come in SBK, le traiettorie si sono strette e "spigolate" con il passare dei giri… ragazzi, scommettiamo che quello nel giro di un inverno prende il passo dei primi? Lo ha già fatto nei primi test in veste di pilota ufficiale Tech3, con tempi spaventosi nel secondo giorno. Il resto dipenderà da quanto rapidamente imparerà a mettere a punto la sua M1. Ma fossimo in Rossi e Lorenzo, faremmo in modo di tenerlo d’occhio il più attentamente possibile. Il ragazzo impara in fretta. Qualcuno lo imparerà a sue spese, date retta…

Autore: Edoardo Licciardello

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