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pubblicato il 20 ottobre 2009

Nicky Hayden: la fortuna è cieca...

...ma soprattutto per lui, la sfiga ci vede benissimo!

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La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. E se vi chiamate Nicky Hayden, è molto facile pensarlo…soprattutto dopo una stagione come questa, ammesso che il dubbio non vi fosse venuto già dopo la gara di Estoril del 2006. Certo, allora bastò che la fortuna saldasse il conto alla prova successiva, quando a Valencia Rossi volò via dopo pochi giri dopo aver fatto una delle partenze più brutte della storia, mentre quest’anno, il sospetto di avere un bersaglio disegnato sulla schiena verrebbe anche a piloti che la superstizione non sanno nemmeno cosa sia.

BERSAGLIO MOBILE
Proviamo a vedere l’andamento dell’anno: Nicky arriva e pronti-via, in Qatar si stende in prova, e fin lì possiamo dire che sia colpa sua. A Motegi, però, Takahashi arriva lunghissimo e lo stende alla prima curva. E una. Poi, gare incolori – fra botte che fanno male e fiducia nella Desmosedici da riconquistare – fino ad Assen, quando sembra ritrovarsi, lottando nel gruppetto degli immediati inseguitori del trio di testa. Ma così sarebbe troppo facile, per cui gli si allenta un semimanubrio, e nel finale resta in piedi solo per grazia ricevuta.

Giusto il tempo di fare bene la gara di casa, a Laguna Seca, che al Sachsenring Pedrosa in partenza lo sportella e lo costringe ad allargare, spedendolo nelle retrovie e costringendolo ad una gara in rimonta quando, tempi alla mano, avrebbe potuto tranquillamente replicare il quinto posto se non fare meglio, visto che i sorpassi che ha dovuto fare per recuperare lo hanno sicuramente penalizzato. E tre.

MISANO: E QUATTRO!
A Donington gioca il jolly delle gomme da pioggia, e com’è ovvio l’azzardo non paga – ma, diciamocelo, stavolta sarebbe stato molto difficile – mentre a Brno fa il suo sporco lavoro. Giusto il tempo di godersi il podio di Indianapolis, dove per una volta la sfiga si dimentica di lui, forse in ossequio al suo GP di casa, e a Misano eccoci di nuovo: primo giro, seconda curva nelle prime posizioni e ci pensa De Angelis a spedirlo nelle vie di fuga. Nicky viene immortalato per la seconda volta nelle vie di fuga mentre pronuncia parole inconfondibili all’indirizzo di chi gli ha risparmiato la faticaccia di concludere la gara.

MANCAVA SOLO LORENZO
Ed eccoci all’Estoril, dove Hayden fa una gara incolore, e non viene praticamente mai inquadrato dalle telecamere, ma niente paura: a Phillip Island lo rivediamo per almeno metà gara, visto che abbiamo potuto rivedere un buon numero di volte lo speronamento ad opera di Lorenzo. Certo, Jorge sostiene che Hayden ha anticipato la frenata, ma il buon Lorenzo, che il pilota lo fa da qualche annetto – ha iniziato a correre nel mondiale a 15 anni – dovrebbe immaginarsi che, se un rivale lo sorpassa con una spinta tale da far presumere un differenziale di velocità di almeno una ventina di km/h, probabilmente per fare la curva deve frenare un po’ prima di lui…

Com’è andata lo sapete tutti: Lorenzo l’ha centrato in pieno, mandandolo largo e facendolo ripartire dall’ultima posizione.

NON E’ UN FENOMENO MA…
Ora, non so voi, ma a me Hayden piace, e molto. Nicky non sarà un fenomeno assoluto come il suo compagno di squadra Stoner, ma resta un signor pilota, e in diverse occasioni si è dimostrato profondamente umano in un ambiente che l’umanità tende a cancellarla in brevissimo tempo nelle persone che lottano per la vittoria. Indimenticabile la conferenza stampa in lacrime dopo Estoril 2006, ma anche quella in cui ammetteva serenamente di non aver fatto i risultati che ci si aspettava da lui per una riconferma alla vigilia di Indianapolis.

E’ UN RAGAZZO CON LA TESTA
Sicuramente qualcuno dirà che certo, si è limitato ad essere onesto. Ma non credo di sbagliarmi molto nel dire che qualunque altro pilota in griglia, fosse stato "preso dentro" alla prima curva quattro volte in una stagione non avrebbe parlato delle sue mancanze, anzi. C’è gente che ha tirato in ballo la sfiga per molto meno. Figuratevi, ora stiamo cercando di capire come mai non viene riconfermato un pilota che ha avuto la crosta di dichiarare "certo, sono caduto cinque volte nel corso del primo giro (‘sono caduto’, non ‘mi hanno steso’, e c’è una bella differenza…) ma non mi merito di restare a piedi". Onore e gloria a chi indovina di chi parliamo.

IL LIBRONE PARLA PER LUI
Purtroppo, "il librone", come un campione del mondo del passato chiamava l’albo d’oro del motomondiale, riporta solo posizione in classifica e punti. Ma almeno noi, appassionati motociclisti, cerchiamo di andare oltre. Vediamo se riusciamo a ricordarci, assieme a chi ha fatto le imprese, anche chi ha avuto addosso una rogna da far impallidire una capra. E tifiamo un po’ anche per chi sta zitto e continua a dare gas, invece di lamentarsi del destino cinico e baro, di scarsa considerazione dei propri meriti dalla casa madre, di un trattamento tecnico non identico nell’accezione matematica del termine, o di problemi di stress e malattie più o meno immaginarie…

Autore: Edoardo Licciardello

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